space oddity

questo post si legge ascoltando “starman” di david bowie.

 

avete mai pianto per il vostro lavoro?

non dico di dispiacere, di frustrazione, di rabbia. vi siete mai commossi per il vostro lavoro?

probabilmente capita se fate gli insegnanti, o i medici. ma voi “normali” che timbrate il cartellino vi siete mai commossi per il vostro lavoro?

io si.

per questo spesso (al di là della sede disagiata, delle ore nel traffico, della sfida quotidiana alla morte sulle strade di roma in motorino) mi sento una privilegiata il lavoro che faccio.

per chi non lo sapesse, lavoro in un’azienda italiana che costruisce satelliti (si, italiana. l’Italia fa i satelliti, lo sapevate?).

me lo dico da sola: e’ una figata

:)

ieri sera, domenica 26 aprile 2015, alle 22 circa, ora italiana, abbiamo lanciato, dalla base di kourou nella guyana francese, un satellite; per me non uno qualunque, ma quello sul quale ho lavorato personalmente negli ultimi sei anni.

il lancio era stato rimandato per ben due volte per problemi tecnici, così niente evento “pubblico” in azienda perchè il lancio è avvenuto domenica sera.

ma non potevo perdermelo, così mi sono organizzata la mia diretta personale a casa, dal sito del lanciatore (se volete rivederlo, lo trovate qui :) io è da lunedì che lo tengo come sottofondo in ufficio :) :) )

due schermi perchè il sito a volte si bloccava. insomma, mi ero creata una mia piccola postazione spaziale. ed ero in contatto con gli altri colleghi che stavano facendo la stessa cosa. non eravamo fisicamente nella stessa stanza, ma tutto il team era insieme.

spazio satellite lancio ipad macbook

la mia space consolle

voi forse non avete idea di quello che significhi vedere quei pochi istanti del lancio (per ovvi motivi si vede pocchissimo) avendo avuto una parte attiva in quello che succede, vedere i motori che si accendono, il fuoco sotto al lanciatore, i supporti laterali che cadono, vederlo sollevarsi lentamente da terra, seguire i primi istanti del suo viaggio in un mare di fuoco e con un rumore assordante.

sono pochissimi, emozionanti, istanti fino a quando il lanciatore diventa un puntino luminoso nel cielo.

non mi vergogno a dirlo, ma a me viene la pelle d’oca ogni volta e  mi commuovo sempre. come quando vedo la gente che corre anche se non corro io.

questa volta poi,  avendo un coinvolgimento personale, mentre vedevo quelle immagini,che sembrano quelle di un film di fantascienza ma che sono assolutamente reali, io piangevo come una fontana :)

quello che stava partendo è veramente il mio satellite. quello sulla rampa di lancio, quello per il quale si faceva il conto alla rovescia era mio.

insieme al satellite partivano anche gli ultimi sei anni della mia vita, il lavoro, i problemi, le soluzioni, gli inconvenienti, le incomprensioni, i rapporti instaurati, la quotidianità, le delusioni, le soddisfazioni, le notti in ufficio, le giornate che passavano in un batti baleno.

su quel razzo c’era pensiero divenuto materia, c’era il lavoro dei colleghi, il tempo sottratto a se stessi, alle famiglie, i problemi di casa lasciati in un cassetto. c’era il genio italiano, perchè noi siamo dei peracottari globalmente, ma sapremmo fare cose che gli altri se le sognano se solo ci mettessimo un po’ più di cura.

e oggi per me è anche un momento di grande orgoglio italiano.

provate a immaginare di aver partecipato a un progetto del genere. provate a immaginare che cosa possano essere quegli istanti, il cuore in gola, la paura che qualche cosa di imprevedibile possa ancora accadere (il count down si è fermato per 20 minuti e vi lascio immaginare come stavamo tutti), l’incognita dello spazio nelle ore e nei giorni successivi, perchè un oggetto spaziale lo lanci “sulla fiducia” che quello poi funzioni perchè se qualche cosa non va non puoi andarlo a riprendere per ripararlo.

immaginate quindi di dover essere sempre sicuri di quello che fate, perchè nello spazio “è buona la prima” per forza, perchè è l’unica.

immaginate, mentre sentite il rumore dei booster, che sia vostra la responsabilità di dire “si lancia”, perchè davvero il conto alla rovescia – da un certo punto in poi – non si può fermare.

provate a immaginare tutto questo e capirete perchè, vedere quel puntino luminoso che sale e poi scompare, to boldly go where no one has gone before, vi ferma il cuore e vi lascia gli occhi lucidi.

buon viaggio, sicral2.

 

io vi consiglio davvero di vedere il video del lancio, missione VA222, tutto intero, anche se dura un’ora e mezza, ma capisco sia lungo per molti di voi…

andate almeno al minuto 25 e guardate il lift off, il distacco del lanciatore da terra e i primi minuti di volo.

mi ringrazierete

:)