seguire le regole è un atto anarchico e rivoluzionario

io ero certa che il corso di scrittura era un’ottima idea. fra le migliori che ho avuto negli ultimi anni.

e non solo perchè, come vi ho detto, mi piace scrivere e perchè sto facendo una cosa per me stessa dopo non so nemmeno io quante ere geologiche.

ma anche perchè mi sembra che questo abbia dato l’innesco a una serie di eventi positivi, come se aver iniziato questo breve e ludico percorso per me stessa mi avesse riacceso il cervello.

per il solo fatto di dover scrivere un racconto a settimana, infatti, mi obbligo a prendere del tempo per me, che sia un’ora, che sia mezz’ora, per sedermi e scrivere. perchè devo farlo. e anche se ho il panico da pagina bianca, anche se mi dico ogni volta che non ce la farò, che se non mando nulla chi se ne accorge, alla fine riesco sempre a tirare fuori le mie 1800 battute, che non sono eccelse, delle quali spesso sono scontenta, ma che non sono scritte così male dopotutto.

eccole, le mie 1800 batture (spazi compresi).

l’insegnante ci chiede di rispettare questa lunghezza e stavolta ci ha ripresi, perchè solo quattro su quindici lo hanno fatto e ci ha invitati a fare maggior attenzione.

io, confesso, ero arrivata a 1822 battute e mi ero detta che ventidue in più era un peccato veniale.

e invece no, perchè 1822 è maggiore di 1800 quindi  è sbagliato.

così, quando ho riavuto il compito corretto ho provato a fare l’esercizio di restare nelle 1800 battute e ho scoperto che bastava togliere un aggettivo e cambiare un verbo, o girare diversamente una frase e – voilà! – magicamente le battute erano inferiori o uguali alle 1800, il racconto restava invariato e anzi, con lo sforzo di scegliere con cura le parole, come se davvero ognuna la pagassi 1000 euro, ne risultava anche migliorato.

ed ecco che il mio cervello che si è riacceso, complice anche la sempre stimolante conversazione con un amico, e che mi si è aperta davanti agli occhi una grande verità:

seguire le regole è un atto creativo.

viviamo in un mondo nel quale ci viene inculcato dalla morale comune dei benpensanti che il caos è segno di creatività, che l’anarchia è arte, che l’artista non deve seguire le regole e abbiamo dato così la stura a un popolo frustrato che pensa che quello che gli passa per la testa, o per la penna, per il pennello  o per qualunque altro strumento sia Arte.

abbiamo un popolo di “artisti” in ogni campo che in realtà sono impiegati frustrati. o gente che pensa di svoltare (come si dice a roma) grazie allo scopiazzamento di idee altrui. abbiamo un popolo che non si impegna nel proprio lavoro perchè troppo preso dal creare contenuti che interessano un pubblico prossimo allo zero, sia come quantità sia – soprattutto – come senso critico e stimolo intellettuale.

e badate, prima che qualche pierino si alzi e mi ricordi che sto scrivendo su un blog che non legge letteralmente nessuno, io non mi metto in maglia rosa a guidare la volata di questo popolo solo perchè non mi considero un’artista, bensì sono un’impiegata dell’ufficio legale di un’azienda, alla quale piace semplicemente scrivere, cucinare e fotografare.

non sono una scrittrice (al di là del mio post precedente, ma spero che ne abbiate colpo il senso.. 😉 ), non sono una chef, non sono una fotografa.

quelli sono lavori, le mie sono passioni e divertissement.

quindi, miei cari artisti che-non-fate-imbrigliare-nelle-maglie-delle-regole-la-vostra-arte, badate bene che i veri Artisti erano e sono rigorosi.

ci sono scrittori che si siedono ala scrivania dalle 8 alle 5  come un impiegato qualunque, ho amici pittori che studiano (si, si, studiano, fanno le scuole, i corsi….), conosco fotografi professionisti bravissimi di enorme umiltà (e dilettanti pieni di spocchia) che si documentano in continuazione su tecniche e aspetti artistici.

perchè possiamo avere tutto il talento che vogliamo (ma potremmo anche non averne nessuno e andrebbe bene ugualmente (non si va all’inferno perchè non si ha talento artistico, eh…), ma se non ci diamo delle regole non faremo altro che sbrodolarci addosso.

usain bolt, detentore del record mondiale sui 100 metri, ha di sicuro un enorme talento, oltre che una conformazione fisica adatta, ma pensiamo che se non si fosse allenato e se non continuasse a farlo avrebbe raggiunto quei risultati? pensiamo che si sia alzato una mattina, si sia buttato in pista e abbia corso 100 metri in 9″.58′?

il mondo che ci vuole consumatori e che ci vuole vendere le formule magiche e le scorciatoie, che non ci insegna più la fatica e l’impegno, ci ha convinti che possiamo, anzi, dobbiamo fare quello che ci pare e che qualsiasi cosa facciamo possa diventare arte. in questo modo non riusciamo più a distinguere la differenza fra noi e un artista vero, i nostri deliri ci sembrano equiparabili se non anche migliori dei capolavori della letteratura, le foto delle nostre vacanze degne di essere in copertina del national geographic e le nostre scimmiottature di cose già viste, lette, sentite e predigerite, degne di assurgere all’olimpo scortate dalle muse.

no, signori, non è così.

provate, proviamo tutti a seguire una regola, senza scorciatoie e senza indulgenze.

è noioso? lo è solo se noi siamo noiosi e annoiati.

se siamo davvero creativi, se siamo artisti, troveremo la nostra maniera di agire, ci creare, di dare contenuto e forma a quelle regole.

e impiegheremo ore, impegno, fatica. ma avremo dato vita, se saremo capaci di umiltà, a qualche cosa nella quale un minimo l’arte c’è.

e non serve dipingere la cappella sistina per mettere arte e creatività nella propria vita. non serve scrivere la ricerca del tempo perduto o la divina commedia. basta agire artisticamente, se siamo artisti.

se fossimo in grado di farlo in ogni settore, allora davvero capiremmo che seguire le regole è un fatto creativo, ma anche, se mi passare il paradosso, anarchico e sovversivo. in un mondo nel quale tutti si affannano a ripeterci di fare come ci pare, decidere che ci sono regole superiori che vanno seguite è la vera rivoluzione artistica.

per me che ho un passato da giurista è un tema decisamente affascinante.

provate a seguire una regola, anche la più stupida, anche la più banale, come non mangiare un certo cibo per un po’ di tempo. vedrete che è difficile e che la cosa metterà a dura prova non solo la vostra volontà, ma anche la vostra immaginazione. (lo vidi quando dovevo supportare una persona a dieta che doveva perdere 30 kg mangiando praticamente carne e verdure bollite. veniva a noia a me cucinarle, figuriamoci mangiarle…bene, in quei mesi sono stata capace di inventare ricette gustose e assolutamente ipocaloriche. è stata una fatica immane, una fettina ai ferri era più facile, ma alla fine risultava noiosa, ma sono stata veramente soddisfatta del risultato).

provate a decidere che non potete passare per quella solita strada: il vostro cervello dovrà inventarne una nuova e ne scoprirà didiverse.

mettete creatività nella vostra vita.

se non ci riuscite, non è la vita che è noiosa, siete voi che ve la rendete tale

:)