I have a dream

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Oggi è il 25 novembre
Ieri mattina presto il Capitano Samantha Cristoforetti è arrivata, prima donna italiana, sulla ISS.

 

Oggi è la giornata mondiale contro la violenza sulle donne.

Oggi tutti siamo chiamati a riflettere su questo tema, oggi tutti siamo dalla parte delle donne, delle spose bambine dei paesi più lontani, delle donne vittime di mariti, fidanzati, padri violenti e possessivi.

 

Oggi tutti guardiamo a quella parte dell’altra metà del cielo un po’ più scura, quella più nascosta allo sguardo. Quella che sorride dietro alle lacrime, quella che è caduta dalle scale, quella che se si fosse vestita diversamente non sarebbe successo.

 

Oggi gli uomini guardano alle donne con compassione (nel senso letterale del termine, cum pateor, “sento le stesse cose che senti tu”) ed empatia.

Oggi le donne si sentono meno in colpa a elencare le piccole e grandi violenze delle quali sono o possono essere vittime.

 

Ma non è oggi che dobbiamo riflettere sulla violenza verso le donne.

È domani. E dopodomani e il giorno dopo ancora.

E avremmo dovuto farlo anche ieri e l’altro ieri, ma non lo abbiamo fatto. Forse eravamo tutti presi da qualche altra cosa e non ce ne siamo accorti.

 

L’altra metà del cielo.

 

È una bella espressione, poetica. Ma non mi sta bene.

Non voglio fare la politicamente corretta e mi sta bene che le donne e gli uomini siano considerati diversi, ma vive la difference! Che ognuno porti le proprie specificità nel mondo.

“l’altra metà” significa già “la parte residuale”, diversa da quella principale.

Non sarebbe meglio “una delle metà del cielo”?

 

Perché la violenza più grave sono sicuramente le botte e gli abusi fisici a ogni livello.

Ma esiste anche una violenza più subdola e strisciante e – ahimè – perfettamente accettata e ritenuta normale anche dalle stesse vittime.

La violenza psicologica, quella che scava dentro, che ci fa credere di essere inferiori, di essere da meno, di meritarci in fondo il male che ci capita.

Quella che ci convince che se qualcosa va storto è perché la colpa è nostra.

Se al lavoro non abbiamo le soddisfazioni che meritiamo è perché gli abbiamo sottratto tempo per la famiglia

Se i figli fanno i capricci, la colpa è nostra perché gli abbiamo tolto tempo andando a lavorare

Se non abbiamo figli la colpa è nostra, perché abbiamo privilegiato la carriera

se abbiamo figli, è giusto che il collega ci passi avanti nella promozione (anche se a casa lui di figli ne ha tre che tanto se li ciuccia la madre…e che cosa direbbe se a sua moglie riservassero los tesso trattamento? o penserebbe che anche per lei è giusto così?)

Se il fidanzato o marito ci tradisce è uno stronzo (ops)…ma se fossimo state più gentili, comprensive, meno o più gelose, più magre o meno magre, più giovani (!) sarebbe rimasto. Perché in fondo dai, la sua collega sarà una zoccola (ops) ma cavolo, è bella, tutti i torti lui non è che li ha…. (sorvolo invece su quello che capita se è una donna a tradire, anzi non sorvolo un bel niente! ne parliamo dopo…)

 

Tutto questo è nulla in confronto a una matrimonio obbligato per una bambina, alla violenza fisica, alle botte fino alla morte.

Ma tutto questo è, al tempo stesso, l’humus, il fertilizzante di ogni altra forma di violenza. convincere le donne che il loro posto è sempre un passo indietro, un gradino sotto, nell’altra metà del cielo, appunto

 

Lo dico e lo ripeto fino alla noia. Avete mai visto la pubblicità di qualsiasi prodotto?

Che cosa vedete?

Donne che cucinano, puliscono, fanno la spesa e si prendono cura dei bambini.

Gli uomini che fanno?

Guidano le macchine (anche le donne lo fanno…basta che per partire in salita ci sia un pulsante…), bevono alle feste piene di bella gente, vanno in case dove li attendono delle fotomodelle vestite da sera con un bicchiere di champagne in mano.

Le donne intanto tornano dal lavoro come da una sfilata (io vi farei vedere come vado in giro io e in che stato torno dal lavoro che si svolge non in miniera ma in un ufficio…) e preparano in quattro e quattr’otto una cena appetitosa per tutta la famiglia. allegre, felici e sorridenti e guai se protestano (occhio che c’è sempre la collega carina e gentile in agguato, quella non protesta mai!)

Persino la carne in scatola la “prepara” la mamma. Il papà non sa nemmeno aprire una scatoletta e girarla nel piatto (“oh, Mamma!” dicono i figli adoranti di fronte a questo gran gesto e io la scatoletta la darei al gatto…ammesso che se la mangi)

nessuna meraviglia se della prima donna italiana nello spazio si dice che porterà con se’ una macchina del caffè (cosa che per altro ha una certa valenza scientifica interessante, e non è solo un fatto di colore) e si parla del suo rossetto, tralasciando che è un capitano dell’aeronautica e che, da scienziato qual è, condurrà vari esperimenti biologici e fisici con il team attualmente sulla ISS.

persino la pubblicità gay friendly e politicamente corretta dove uno si fa bello con la madre per aver riscaldato un piatto precotto porta con se’ un sottile e strisciante messaggio sgradevole: il ragazzo vuole far colpo con la sua cucina…sulla mamma.

È lei che, in fondo, deve “accettare” che il suo figliolo viva con un altro ragazzo. e in fondo lo accetta, dai….

E il padre? Gli ha tolto il saluto? Gliene frega niente se il figlio si nutre bene o male, visto che è gay ed è già tanto che non gli mena? che fa il padre? non ci va a casa del figlio e del suo coinquilino, pardon, compagno?

Non era meglio se papà e mamma fossero andati INSIEME a cena a mangiare il precotto al microonde? (fidanzato del ragazzo…trovatene uno che sappia cucinare :) )

per tacere dei messaggi subliminali a sfondo sessuale che strisciano ovunque, con donne che dovrebbero essere eternamente giovani belle, seducenti, magre, interessanti, colte, sensuali e disponibili. e tutto questo devono esserlo per uomini vecchi, brutti, che non ci sanno fare (e che gliene importa? sono i loro “diritti” a essere importanti, mica quelli delle loro compagne), con la pancia sblusata sui calzoni, pieni di se’, volgari ed egoisti.

e si vedono donne eccezionali succubi di personaggi così, che cercano di farle volare il più basso possibile per non esserne offuscati e le esibiscono come trofeo finchè l’anagrafe regge. poi le buttano nella pattumiera e prendono un modello più recente e quelle magari ci si disperano pure!

“non troverò più nessun altro!” perchè intanto erano riuscite a farsi convincere di aver vinto la lotteria con uno così.

e se la televisione a ogni livello ci presenta questi modelli irreali, anche la più intelligente di noi, la più sicura di se’, avrà prima o poi un momento nel quale la sua sicurezza vacillerà “cavolo, ma io non sono mica così!” e si chiederà dove ha sbagliato e come può fare per rimediare.

 

“Tutte queste cose non sono gravi” mi sento ripetere quando protesto perché l’ennesima donna armata di strofinaccio parte per la conquista del cesso più disinfettato del pianeta (in un ipotetico mondo di soli uomini, mi domando, avremmo tutti la peste? Non si pulirebbe il bagno?)

lo so che un pugno  ben assestato in faccia è peggio.

Ma proporre questi modelli non come aspirazionali, bensì (peggio) come “accettati”, ossia “normali” a parer mio è gravissimo e apre spiragli, anzi brecce enormi a una cultura del non rispetto verso le donne.

 

Perché così, signore mie (mi rivolgo a voi, perché non pretendo che siano gli uomini a capire per primi che cosa dico) non se ne esce.

Così ci sentiremo sempre in colpa se i figli mangiano poco o troppo, se al lavoro non facciamo carriera, se il marito ci tradisce o se ci mette addosso mani non richieste.

Così non penseremo mai di avere dei diritti, ma nella nostra testa saranno tutti favori e concessioni. E il nostro atteggiamento sarà sempre quello della vittima.

#scusateseesisto

così cresceremo, senza rendercene davvero conto, le nostre figlie e i nostri figli in una maniera non corretta. Piccole geishe disponibili per piccoli principi dispotici. ragazze preoccupate solo di non disturbare e grate per qualunque briciola e inetti presuntuosi e potenzialmente violenti. non solo al livello fisico, ma anche a quello più strisciante. quello psicologico. quello che non è reato, che non lascia lividi e non porta alla tomba. ma che uccide – dentro – tante cose.

 

Vox clamantis in deserto.

O quasi

 

Perché io non voglio la “parità”, io la mia diversità la rivendico e la voglio veder riconosciuta come valore. Cavolo, sono una Donna e non voglio essere trattata da meno,

non voglio una parità finta e fatta di parole o di quote rosa.

Non ho una malattia per la quale la società civile deve colmare un divario.

Io voglio fare più carriera di un uomo meno bravo di me, ma non voglio vedere in un posto di comando una donna incompetente solo perché donna.

Se ho dei figli, voglio che questi siano gestiti da me e dal padre allo stesso modo. Ma siccome per natura li faccio io, voglio essere supportata quando li metto al mondo e non essere vista come una che sta facendo una scortesia alla società (e qui care signore, mettiamoci anche una mano sulla coscienza, perché quelle che scompaiono dal momento del concepimento fino al terzo anno di vita del figlio con artifici vari fanno un dispetto a quelle che lavorano finché possono e non hanno nonne che possono fare le baby sitter o mariti danarosi che le possano campare senza stipendio per mesi e mesi)

 

Io non la voglio questa finta parità politicamente corretta (quanto odio questa espressione! Si è capito?) che gioca con le parole e fa i dibattiti se si debba dire ministro o ministrA, architetto o archietettA.

Chiamatemi dottore invece di dottoressa, ma datemi le opportunità che date al collega uomo. e se il collega uomo è sempre “dottore”o “ingegnere” (anche se se ha la terza media…) io non sono la “signorina”.

oggi è il 25 novembre ed è la giornata contro la violenza sulle donne e io ho un sogno.

Io sogno che cambi la cultura di genere, sogno di non sentirmi in colpa se faccio le dieci in ufficio e il marito non trova la cena pronta.

sogno un marito tradito che si interroghi ininiterrottamente sul “dove ha sbagliato”

sogno che la cena la preparino il marito o la moglie, a seconda di chi ha più tempo.e non l’uomo chef e la donna “angelo del focolare”.

sogno che le faccende domestiche non siano viste come una mia competenza e quando le fa lui diventino una gentile concessione (“oh, io ho svuotato la lavastoglie….ho passato l’aspirapolvere! guarda come sono bravo!”…e quando lo faccio io, cioè sempre, che cosa sono? bravissima o faccio semplicemente il mio dovere?)

sogno che il frigorifero vuoto sia una preoccupazione di entrambi e la spesa stia sulla “to do list” mia e sua e la sosta al supermercato tornando dal lavoro una tappa per entrambi.

sogno di aprire il frigorifero e trovarlo pieno e non essere grata per il favore che mi ha fatto, ma trovarlo normale.

 

ho parlato tanto, ho parlato troppo. chissà chi ha avuto il tempo e la voglia di arrivare fin quaggiù, ma l’argomento mi sta molto a cuore come forse non vi sarà sfuggito.

 

Lo avrete capito però, io non voglio grandi cose, non voglio la pace nel mondo. quello che vorrei è una cosa piccola e in fondo facile.

Ma ho idea che sia ancora maledettamente difficile da ottenere….

intanto cerchiamo di fare in modo che nessuno ci dica che cosa possiamo e non possiamo essere.

the Sky in NOT the limit, ci ha insegnato ieri la nostra prima astronauta 😉