di uova e di galline

per sdramamtizare, questo post si legge dopo aver ascoltato “la gallina” di cochi e renato 😉

 

è di pochi giorni fa la notizia che facebook e apple offriranno (la prima già lo fa, la seconda lo farà tra poco) alle loro dipendenti, quale parte della polizza sanitaria, la possibilità di congelare i propri ovuli, in modo da rimandare al momento migliore la scelta di diventare madri.

niente più pressione “ora o mai più”, niente più scelta fra carriera e famiglia.

si congela l’uovo e poi ci si pensa quando è il caso.

ho sentito gente esultare e gridare alla vittoria della civiltà, ho sentito parlare di traguardo per le donne e di possibilità di scelta, finalmente.

io però non me la sento di esultare così a gran voce.

timeo danaos et dona ferentes e ho qualche dubbio circa il fatto che un’azienda offra qualcosa per il solo bene dell’impiegato (se è una donna poi…).

l’offerta deve essere win-win, reciproco vantaggio, possibilmente maggior vantaggio per il datore di lavoro, al massimo andiamo pari.

portando il discorso alle estreme conseguenze, lo stesso stipendio è un vantaggio per il datore di lavoro. ti pago perchè tu produca qualcosa che mi fa fare profitto.

ora, attenzione, non sto facendo un discorso bolscevico, non sono una nostalgica del comunismo reale (la mia passione per le borse mi tradisce) e  non sto parlando di lotta di classe, padrone sfruttatore contro lavoratore sfruttato.

per prima cosa non ne ho le competenze, ma sopratutto non la vedo così.

ogni sistema ha pro e contro e anche il capitalismo, che è il nostro sistema economico, piaccia o meno ha (avrebbe) i suo pro, se vissuto e applicato in una dimensione etica.

se vogliamo banalizzare all’estremo, tanto per rendere le cose facili anche per me (che sono una bionda naturale, ve lo ricordo) è giusto che chi ha i mezzi per permettermi di lavorare (investendo per creare un’azienda, investendo propri capitali e a proprio rischio) tragga profitto dal mio lavoro, come io dovrei trovare profitto dal mio lavoro.

nel nostro piccolo ognuno può essere e spesso è a sua volta un datore di lavoro (abbiamo quasi tutti persone che aiutano con le faccende domestiche, baby sitter, abbiamo chiamato operai per lavori e riparazioni…) e nessuno di noi quando si trova a pagare di sicuro vuole andarci a rimettere, ma tantomeno vuole sfruttare (lo spero, perchè siete miei venticinque – magari – lettori manzoniani e vi stimo molto) chi ci esegue una qualsivoglia prestazione.

quindi ben vengano tutte le iniziative a favore dei lavoratori, anche se vanno a vantaggio del datore di lavoro (per la beneficienza, rivolgersi altrove).

ad esempio una polizza sanitaria per tutti i lavoratori che preveda anche analisi rivolte alla prevenzione sarebbe un duplice vantaggio: al lavoratore consentirebbe di spendere meno in analisi e visite spesso costose.

per il datore di lavoro significherebbe avere meno rischi di trovarsi un giorno un lavoratore con una patologia, più o meno grave, che gli impedisce di lavorare o ne diminuisce fortemente la capacità.

win-win appunto.

un’azienda con molti dipendenti potrebbe poi negoziare polizze sanitarie molto vantaggiose a prezzi competitivi, i lavoratori avrebbero un beneficio tangibile…e anche le società assicuratrici ne trarrebbero dei vantaggi.

win-win-win addirittura e con un connotato sociale.

ma certo, il mio è un discorso estremamente semplificato, la realtà è diversa e io sono forse anche un po’ naif.

tuttavia è con semplificazione che si comprendono i meccanismi complicati e magari, cominciando a raffinare il pensiero semplice, si può arrivare a soluzioni articolate.

tutto questo lungo prologo però parte dal congelamento degli ovuli. quindi torniamo a noi.

questa pratica se vogliamo è un vantaggio per la donna (lavoratrice). è una procedura costosa, poche lo fanno, a meno di non avere gravi patologie. consentire di rimandare una scelta è di fatto un’opportunità in più.

molte donne rimandano la maternità. per necessità, per scelta più o meno libera, per paura, per problemi economici. mille motivi.

sarebbe bello sapere di poter rimandare quel momento senza il peso del “ma quando mi sentirò pronta o quando mi sarà possibile, ci riuscirò?”

ma non stiamo parlando di una borsa che mi piace la forma, ma i colori di questa collezione non mi convincono, la prendo l’anno prossimo che esce in blu.

parliamo di qualcosa, la maternità, che anche quando si decide mica dipende solo da noi.

già devi trovare uno che sia d’accordo (volente o nolente), e non è che se lo trovi, buona la prima e compro i corredini.

e qui faccio a voi la domanda che mi sono fatta appena ho letto della notizia di apple e facebook che raccoglieva consensi entusiasti.

quando è il momento giusto per avere un figlio?

lo chiedo a chi ce l’ha. quando è arrivato era il momento giusto? o con il senno del poi prima o dopo sarebbe stato meglio (o peggio)?

lo chiedo a chi non ce l’ha. pensate di voler ancora rimandare? o vi pentite un po’ di non aver fatto prima quella scelta, che ora magari potevate essere ancora giovani e avere un figlio già grande?

Insomma la domanda sul tavolo è la seguente: esiste un momento giusto per avere un figlio o il momento giusto è quello nel quale il figlio arriva, indipendentemente da tutto il resto?

e se ci mettiamo in mezzo il lavoro, chi ha avuto dei figli pensa che avrebbe avuto una carriera migliore se avesse aspettato?

chi non li ha, ritiene che sia stato un vantaggio sul lavoro?

Insomma la domanda sul tavolo è: esiste il “momento giusto” per una cosa del genere?

io, per i motivi più disparati, di figli non ne ho e non so se è un bene o un male. so che ne avrei voluti, ma la vita (per l’appunto) ha deciso  diversamente e amen.

mi domando solo se sapere di poter rimandare quella scelta non sia un modo come un altro per tenere in scacco una lavoratrice. le si toglie cioè l’assillo dell’ “adesso o mai più“, perchè il concetto di “adesso” si dilata nel tempo grazie alla tecnologia. ma così non si rischia di farle rimandare quella scelta all’infinito, sperando magari che trovi soddisfazione nel suo lavoro e si levi dalla testa di fare figli (=sparire per alcuni mesi e diventare inaffidabile per chissà quanto tempo). o che la stanchezza e la paura abbiano il sopravvento e questa scelta non si faccia mai.

non si rischia così di passare da “adesso o mai più” a “chi me lo fa fare?” vedendo l’impegno, la fatica, lo stress che la maternità comporta?

non si rischia così di farle costruire una vita così piena di impegni, responsabilità e carichi tali da pensare che per un bambino proprio non ci sarebbe tempo, spazio e soprattutto energie?

se la natura ci vorrebbe veder riprodotti da adolescenti e la cultura ci ha portato a riprodurci da “anziani” c’è qualcosa che non torna.

insomma, ben venga il congelamento degli ovuli, ben venga tutto ciò che aiuta una donna che decide di diventare madre.

ma al di là di questo, cambiamo prima la mentalità di tutti (donne comprese) e facciamo si che la maternità non sia vista come un problema, ma come una possibilità, come un momento di crescita di un paese e della sua società e facciamo in modo che chiunque diventi genitore abbia come uniche “preoccupazioni” in più quelle che riguardano la salute e la crescita dei figli, se mangiano, se studiano, se stanno bene o se frequentano cattive compagnie.

continuare a considerare la maternità un “dispetto” che una lavoratrice fa, o, dall’altra parte, la possibilità di “scomparire” per anni e anni mantenendo il proprio posto di lavoro, fa del male a tutti.

ma soprattutto a tutte.

allora non chiediamoci se è meglio l’uovo oggi o la gallina domani.

prendiamoci cura del nostro pollaio, ora e sempre