god is in the details

questo post si legge ascoltando “comptine d’une autre etè” dalla colonna sonora del film “amelie”

 

ci sono luoghi che ci appartengono.

non perchè sono “nostri” al catasto o per anagrafe.  e nemmeno perchè legati a momenti o ricordi piacevoli.

sono “nostri” perchè in linea con il nostro cuore, con il nostro essere, perchè noi apparteniamo a quei luoghi e quei luoghi appartengono a noi.

così è per me Parigi, città con la quale ho sempre sentito, fin da subito, un profondo e intenso legame spirituale. così è in parte il sud america, anche se lì non ho ancora trovato il “mio” luogo. spesso mi ci sono sentita vicina, ma non l’ho ancora scovato.

e così è la Puglia.

io sono nata al nord, la mia famiglia è lombarda e toscana e in puglia sono capitata davvero per caso. ma, sin dalla prima volta che ci sono stata, ho sentito che quella era casa mia. che quella terra rossa era la mia terra, che quella luce, quel bianco, quel cielo di azzurro intenso erano i miei. bianco come la mia pelle, azzurro come i miei occhi, il colore del sole come quello dei miei capelli. la puglia ero io.

non è “il sud”, perchè ho amato la campania (con le sue contraddizioni) e trovo incantevole la sicilia (che ogni volta che ci vado mi rammarico di non avere più tempo), ma quelle non sono “casa”.

mentre la puglia lo è. perchè mi manca quando non ci vado, perchè mi prende la nostaglia del lungomare di bari quando lo vedo in fotografia, perchè penso alle pietre bianche dei miei trulli, e a volte, quando chiudo gli occhi, mi sembra di sentire l’odore di umido delle pareti e del legno dei mobili, misto ai fiori di lavanda, perchè mi si sono attaccate ormai certe espressioni che sono parte del mio lessico. in ufficio ci sono colleghi convinti che io sia pugliese (ma non sentono il mio accento??? :) ) tanto ne parlo!

eppure io con quei luoghi non ho alcun legame anagrafico, nè ci andavo in vacanza da piccola. certo, sono stata sempre felice in puglia, ma credo che sia un cane che morde la coda: sono sempre stata felice perchè sin dalla prima volta ero tornata a casa.

per me l’estate è la puglia, la bella stagione è tornare là, a vedere quel cielo, quel colore, passare le colline di candela e vedere i colori che cambiano, sentire sul rettilineo del tavoliere il profumo di casa. è l’unico posto, per me apolide, senza una vera “patria”, un vero luogo di origine (ho passato l’infanzia a casa di mia nonna, ma non sono nata e cresciuta lì), per me che ho vissuto l’italia in lungo e in largo, che considero “casa”. più della mia (perchè comprata) casa di roma.

è come se, davvero, io mi sentissi una specie di emigrata clandestina.

emigrata, perchè perennemente lontana dal mio luogo di origine (che ormai è diventato roma, ma io sono romanizzata, non romana) e clandestina perchè, non avendo origini anagrafiche pugliesi, mi sono sempre sentita fuori posto, con il mio accento neutro e vagamente nordico, con i miei colori da svedese, a definirmi “a casa” in un posto con il quale non avevo vincoli legali, ma solo sentimentali.

e così adesso mi trovo qui, con la nostalgia di quel cielo blu intenso, la pietra bianca accecante, la terra rossa sotto alle scarpe, a far riaffiorare ogni più piccolo dettaglio che ho inciso nell’anima, con il cuore straziato come ogni volta che ho lasciato questo posto
e mi sento come specie di lucia che dà…l’addio ai coni…

mi perdonerà il manzoni per questa parafrasi, così, per alleggerire i toni….

addio coni, sorgenti dalla pietra ed elevati al cielo; cime inuguali, note a chi anche non è cresciuto tra voi, e impresse nella sua mente, non meno che lo sia l’aspetto de’ suoi più familiari; […] Alla fantasia di quello stesso che se ne parte volontariamente, […], si disabbelliscono in quel momento, i sogni della ricchezza; egli si maraviglia d’essersi potuto risolvere, e tornerebbe allora indietro, se non pensasse che, un giorno, tornerà dovizioso.

Quanto più si avanza nel piano, il suo occhio si ritira, disgustato e stanco, da quell’ampiezza uniforme; l’aria gli par gravosa e morta; s’inoltra mesto e disattento nelle città tumultuose; le case aggiunte a case, le strade che sboccano nelle strade, pare che gli levino il respiro; e davanti agli edifizi ammirati dallo straniero, pensa, con desiderio inquieto, al campicello del suo trullo, alla casuccia a cui ha già messo gli occhi addosso, da gran tempo, e che comprerà, tornando ricco a’ suoi coni.

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