Cile – epilogo – 2014 fuga A new york

il viaggio è terminato. la lavatrice sta andando, le foto sono sul computer.

è ora di tirare le somme? non ancora, perchè questo viaggio ha riservato una piccola sorpresa.

il ritorno è stato lungo.

partenza da santiago alle undici di sera, volo ritardato di oltre un’ora, poi dieci ore di volo per arrivare a new york, un’ora sulla pista a cercare parcheggio e…sbarco otto ore prima del mio volo per l’europa.

mi sono interrogata più volte in questi giorni, mentre giravo per queste terre lontane, sui nostri bisnonni, quelli che partivano per l’america, del nord o del sud, viaggiavano per mare senza sapere neanche che cosa avrebber trovato al loro arrivo, che non parlavano nemmeno l’italiano ma qualche dialetto incompensibile anche nel paese vicino e arrivano dall’altra parte del mondo, in paesi sconosciuti, diversi, nei quali si parlava un’altra lingua, senza la possibilità di comunicare facilmente nemmeno con casa propria, un po’ per i tempi lunghi della posta, un po’ perchè magari non sapevano scrivere.

mi sono chiesta quanto coraggio e quanta disperazione ci fosse dietro tutto questo e quanta fatica per affrontare un viaggio del genere.

è faticoso oggi,lo è stato per me, in aereo e mezzi veloci, sapendo la lingua e riuscendo a comunicare. figuriamoci allora.

insomma, per tornare il mio rientro, due notti senza dormire in un letto coincidenze, valigie, fatica.

e quelle otto a new york.

che faccio?

otto ore a JFK sono da suicidio, da film dell’orrore. mi avrebbero trovata impiccata nei bagni, o affogata nel pumpkin spice latte di starbucks.

così penso bene di prendere un mezzo e arrivare in centro.

e poi mi viene in mente una cosa ancora più intelligente: perchè non contatto l’amica Y che vive a New York?

con Y. ci “conosciamo” da tempo, ma solo via internet. lei e la figlia M. mi sono sempre piaciute moltissimo e ho sempre pensato che mi sarebbe proprio piaciuto conoscerle di persona.

così scrivo a Y. prima di partire e ci mettiamo d’accordo, mi spiega come arrivare in centro, a penn station, dove mi raggiungeranno loro.

per me, che ho paura della mia ombra, si prospetta come un’impresa titanica in una terra sconosciuta. mi sento minuscola in mezzo a giganti carnivori.

io, da sola, a new york, con un aereo (anzi due) da prendere (e da non perdere), con le notizie che parlano di temoeste di neve, spostandosi con i mezzi pubblici che non conosco e senza un’idea teorica della città che mi permetta di orientarmi, senza internet e senza una cartina. ce ne sarebbe da farsi prendere dal panico e considerare otto ore dallo starbucks dell’aeroporto una soluzione non male

😉

ma non devo farmi vincere dalle mie paure, giusto? e poi mi piace new york, mi piace l’idea di tornarci, con la neve, il freddo, la sua atmosfera. e soprattutto ho una gran voglia di conoscere Y. e M.!

così l’aereo atterra, gira sulla pista, mi cade una bottiglia in testa procurandomi un bel bernoccolo (“ecco la commozione celebrale che mio cugino ha detto che dopo tre giorni muori…”), scendo, mi sposto da un terminal all’altro, non riesco a fare il check in della valigia grande, cerco un deposito bagagli (altro terminal!) e alla fine air train (so il percorso a memoria), jamaica station, LIRR e penn station.

il tempo di un gingerbread latte da starbucks mentre arrivano le ragazze ed eccole!

finalmente le fotografie di Y e M diventano a tre dimensioni, le parole scritte dventano suoni, accenti. facciamo ridere Y ed io: lei senza voce, io con le orecchie tappate dal mio raffreddore. una coppia perfetta, per fortuna c’è M. 😀

passiamo insieme un paio d’ore, il tempo di una passeggiata, di arrivare a time square, di affacciarsi al rockfeller centre per vedere l’albero e la gente che pattina. il tempo di una chicken soup (visto che stiam male tutte e due 😉 ) e di un cupcake da magnolia.

il tempo di capire che ho un’amica a new york e di farmi venire una grandissima voglia di tornarci, di conoscerla meglio, di godermi la sua atmosfera e la sua energia e di fare il serio proposito di farlo davvero.

anche perchè mi sono fatta una foto con M e non con Y!

poi ci salutiamo sotto una leggera pioggia mista a neve, riprendo i miei treni, i miei bagagli, le mie strade. mi guardo intorno e mi chiedo ancora che cosa mi aspetta, come farò da adesso.

ma poi mi dico che ce l’ho fatta, anche a fare questa cosa che mi faceva tanta paura.

riuscirò a farne altre

:)

 

Cile prologo

Cile prologo bis – arrivo a Santiago

 Cile capitolo 1 – Santiago

 Cile capitolo 2 – viaggio sentimental-culinario nella capitale

Cile capitolo 3 – natale a puerto natales

Cile capitolo 4 – le torri del Paine

Cile capitolo 5 – nel fiordo tra i ghiacciai 

Cile capitolo 6 – punta arenas

Cile capitolo 7 – San pedro de atacama

Cile capitolo 8 – il respiro dalla terra

Cile capitolo 9 – la valle della luna

Cile  interludio ozioso

Cile – capitolo 10 – valparaiso e vina el mar 

Cile capitolo 11 – adios chile!

 Cile epilogo – fuga A new york

 Cile conclusioni – che cosa ho imparato da questo viaggio