Cile – capitolo 10 – valparaiso e vina del mar

image

Sono tornata nella “mia” Santiago, nel “mio” quartiere di Providencia.
Mi sembrano passati secoli da quando sono arrivata qui quindici giorni fa, in una calda e desolata domenica prima di un triste natale.
Mi sembra sia passato così tanto tempo dalle mie lunghe cambiate, le corse nel parco, la camminata fino al barrio brasil.
Torno in un luogo familiare che in qualche modo mi rassicura, so che cosa aspettarmi, e così inizio lentamente a tornare verso “casa”. Qualsiasi cosa sia adesso casa mia.
Ormai “conosco” la città, così in questi ultimi giorni vedrò valparaiso e vina del mar.

Lungo la strada mi fermo da emiliana, una casa di produzione vinicola biologica. Una specie di oasi, fattoria in mezzo alle vigne, alle montagne e al verde.
Breve sosta, degustazione ed esco così con una bottiglia di vino che non ho ben chiaro come farò entrare in valigia.
Da lì proseguo verso valparaiso. Ho un raffreddore che non vi dico, forse anche la febbre e fa un caldo asfissiante.

Valparaiso è una specie di Napoli senza le montagne alle spalle. Costruita senza piano regolatore e senza ordine alcuno, si inerpica lungo stradine strette e incredibilmente ripide per una città dal panorama così pianeggiante.
È disordinata, colorata, tuttavia armonica con le sue casette basse di mille colori e tappezzate di murales variopinti.
Qui Pablo Neruda aveva una delle sue case, con una spettacolare vista sulla città.

Da valparaiso mi sposto poi verso vina del mar, che dista pochissimi chilometri (praticamente senza soluzione di continuità fra una e l’altra), ma in realtà un altro pianeta.
Vina del mar sembra Cannes, o Montecarlo, ancora una volta senza montagna alle spalle. Un lungomare che sembra Rio, case di lusso affacciate sull’oceano pacifico dove vivono calciatori (zamorrano mi hanno detto) e personaggi famosi.
Il traffico è terribile, peggio delle peggiori domeniche a ostia (le distanze sono più lunghe), così mi ci vuole un bel po’ per arrivare a Los 7 Mares, un ristorante sull’oceano gestito da vecchietti deliziosi. Il premio è una reineta, un pesce senza spine molto diffuso qui, e alcuni ostiones (capesante). Tutto come sempre servito con salse perché il pesce oceanico non è saporito come quello mediterraneo.
Così come non è salato l’oceano che scendo per toccare. È freddo e dolce.

Ci vuole un bel po’ per tornare a Santiago. Nel frattempo è divampato un incendio lungo la strada principale e per tornare tocca arrampicarsi sulla cordigliera e scendere giù attraversando posti assolutamente desolati.

Per la mia ultima cena cilena scelgo uno dei migliori ristoranti di Santiago, astrid y Gaston. A dire il vero la scelta si fa da sola, perché ero andata al quartiere bellavista, dove – nella calle constitucion – si trovavano tantissimi locali, una specie di trastevere santiguena (e infatti è al di là del fiume mapocho anche questo quartiere, un tempo zona popolare). Ma tutti i locali sono chiusi perché senza acqua.
Riapriranno forse alle otto, forse alle nove, chissà…
Così decido di tornare nel mio quartiere e regalarmi questa cena in un locale elegante.

Nella mia valigia men repeller fatta di pantaloni, jeans, camicie a quadri, tshirt a righe e ballerine, non c’era posto fisico nè filosofico per abiti eleganti, ma a san pedro ne avevo trovato uno rosso, bellissimo, che inaugurò subito.
Mi trucco anche ed esco con i capelli sciolti.
Una volta tanto ci vuole. Anche se si è da sola

 

Cile prologo

Cile prologo bis – arrivo a Santiago

 Cile capitolo 1 – Santiago

 Cile capitolo 2 – viaggio sentimental-culinario nella capitale

Cile capitolo 3 – natale a puerto natales

Cile capitolo 4 – le torri del Paine

Cile capitolo 5 – nel fiordo tra i ghiacciai 

Cile capitolo 6 – punta arenas

Cile capitolo 7 – San pedro de atacama

Cile capitolo 8 – il respiro dalla terra

Cile capitolo 9 – la valle della luna

Cile  interludio ozioso

 Cile – capitolo 10 – valparaiso e vina el mar 

Cile capitolo 11 – adios chile!

 Cile epilogo – fuga A new york

 Cile conclusioni – che cosa ho imparato da questo viaggio