Cile – prologo – la fine del mondo

“Che cosa sto facendo?”
A dire la verità c’è anche una parolaccia nella frase che da ore mi risuona in testa come un mantra.
Me lo ero detto nel momento in cui ho deciso che lo avrei fatto, mentre studiavo l’itinerario, mentre dicevo che lo avrei fatto.
Poi, nella frenesia degli ultimi giorni di lavoro, nei quali mi sembrava di essere in un frullatore e nei quali non sono uscita mai prima delle dieci di sera, non avevo avuto tempo di mettere a fuoco il tutto, lasciandomi trascinare da quai “che bello!”, “beata te!” di chi sentiva che cosa avrei fatto nelle vacanze di natale.
“Vado in Cile” che detta così è una cosa bella.
Già. Vado
“Che cosa sto facendo??” Mi è suonato di nuovo in testa nel parossismo della preparazione della valigia, ma sapete che è una cosa che detesto, quindi non ero concentrata su altro che sulla scelta dei vestiti.
Ma solo quando si è chiuso il portellone dell’aereo che mi avrebbe portata prima a Londra e poi a New York, per approdare infine a Santiago del Cile, ho capito il senso di quel “che cazzo sto facendo?” Ecco, la parolaccia era quella.
Sto andando in Cile
Per natale e capodanno
Da sola.

“Ti porterò in capo al mondo per dirti che ti amo!” Erano le parole che, il 27 maggio scorso, accompagnavano il biglietto aereo e la guida del Cile.
Tre mesi dopo tornavo a casa e non ci trovavo più nessun bipede. Solo due gatti costernati, un cuore in polvere, un amore in fumo e una vita da ricostruire.
Sono vintage, ed è meglio prendersi qualcosa di carino da zara.

Ho pensato a lungo che cosa fare con questo biglietto, mentre prendevo a calci la guida del Cile per tutta la casa in una delle varie e inevitabili crisi di pianto (è un po’ masticata, poverina)
Ho anche pensato di non usarlo, forse ho anche sperato in un regalo di natale, ma queste cose accadono nei film, non nella vita. Di certo non nella mia.
Alla fine e all’ultimo momento ho deciso che sarei partita, quando ho capito che il primo natale da sola non lo potevo affrontare. Troppo pesante per me che amo così tanto il natale, i suoi preparativi, la casa da addobbare, il christmas party, il pranzo a volte a casa nostra con il tacchino gigante e comunque con tutta la famiglia.
No, troppi ricordi, troppi fantasmi dei natali passati e nessuno di quelli futuri.
E poi il capodanno, la festa che più odio al mondo! Il giorno nel quale la cosa più bella era stare noi due, da qualche parte, lontano da tutti. Come in Vietnam l’anno scorso, quando siamo finiti dopo cena e una specie di rave della chiesa vietnamita.

Così, per evitare tutto questo strazio, sono partita.
Non che lo strazio sia stato minore, visto che ho iniziato a piangere alla fila per i controlli di sicurezza e ho continuato per tutto il viaggio verso Londra (per fortuna vicino a me c’era un giovane prete, grazie a Dio molto preso dal suo libro di preghiera e poco interessato alle cose del mondo)

Mi aspetta un viaggio lunghissimo che ancora non ho capito quanto dura (comunque tanto) per arrivare (di nuovo) alla fine del mondo.
Forse è emblematico finire la mia vita come la conoscevo alla fine del mondo, chissà. Forse è solo una coincidenza,

Ho una valigia prestata, uno zaino e una delle mie “confort bag”. Ho totoro, un iPod pieno di musica e un iPad pieno di ebook, ho un taccuino, un mini panettone e un mini pandoro per sentirmi a casa il strano mio natale e il surreale mio capodanno.

Ho i portafortuna delle mie amiche, tante parole di incoraggiamento e un supporter speciale.
Insomma, parto sola, ma a casa ho una grande squadra che fa il tifo per me.
Ecco. Avrei dovuto portare i fazzoletti perché non li ho e sto saccheggiando quelli del bagno dell’aereo.
Ma nella borsa ho infilato un rimmel e profumo di caramella perché all’aeroporto mi sono spruzzata per errore in faccia il profumo “candy” di Prada.

Ecco, sono io e sono partita.

 

Valigia work in progress

Valigia work in progress

 

Cile prologo

Cile prologo bis – arrivo a Santiago

 Cile capitolo 1 – Santiago

 Cile capitolo 2 – viaggio sentimental-culinario nella capitale

Cile capitolo 3 – natale a puerto natales

Cile capitolo 4 – le torri del Paine

Cile capitolo 5 – nel fiordo tra i ghiacciai 

Cile capitolo 6 – punta arenas

Cile capitolo 7 – San pedro de atacama

Cile capitolo 8 – il respiro dalla terra

Cile capitolo 9 – la valle della luna

Cile  interludio ozioso

Cile – capitolo 10 – valparaiso e vina el mar 

Cile capitolo 11 – adios chile!

 Cile epilogo – fuga A new york

 Cile conclusioni – che cosa ho imparato da questo viaggio