Cile – prologo bis – scali di un viaggio infinito

Ore 11 GMT
Londra, scalo brevissimo, solo il tempo di cambiare gate, innamorarmi mentre camminavo di una mulberry baywater oak, vista nonostante le lacrime (al negozio avranno pensato che ero commossa per la borsa?), cedere al cuscino da viaggio, ma prenderlo zebrato, a un paio di calze contenitive che promettono gambe riposate all’arrivo (se non è così, saranno delle calze nere) e fare scorta di yogurt e frutta fresca che non si sa mai che cosa salterà fuori dal cappello dello chef di british Airlines.
È giusto il tempo di piangere ancora un po’, fra un gate e l’altro, tanto negli aeroporti non ti guarda nessuno, soprattutto a Londra (apprezzo la discrezione britannica). Sono tutti felici qui. O tornano a casa o vanno in vacanza (cosa che faccio anche io a dirla tutta), non badano a una che lacrima come una madonna mentre sceglie tra mele e carote imbustate e si perde nei gusti incredibili degli yogurt inglesi (voglio anche in Italia quello allo sticky toffee pudding e alla mela e cannella).
Che vuoi che sia una che piange mentre esce con un cuscino zebrato? Allora mi dico che se pure in questo stato riesco a pensare a questi dettagli, ho qualche speranza. Che alla fine di questa caduta libera mi troverò da qualche parte. O che comunque resterò io.

E in tutto questo, mentre credo di poter dire ufficialmente che sarà il mio natale più surreale e sicuramente più triste, mi sono dimenticata di comprare i fazzoletti da boots.
Dovrò svaligiare anche i prossimi bagni
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New York credo 21 dicembre – ore 17 ora locale.

Volo, New York, bella, come sono fashion, fashion

Volo, New York, bella, come sono fashion, fashion

Chi ha detto che il 21 dicembre è il giorno più corto dell’anno? Il mio non finisce mai!
Sono in viaggio da qualcosa tipo 18 ore e ancora non si vede la fine. Fra tre ore l’ultimo volo verso Santiago dove arriverò la mattina. Sto sognando un letto vero, con cuscini e materasso e dove ci si possa stendere. E credo che dormire sarà quello che farò al mio arrivo
“ma non si fa!!!! Devi subito prendere l’ora locale!” …. guardate, ho già abbastanza problemi, se non dormo divento nervosa e mi manca solo quello (oltre al ciclo, che ovviamente ha pensato bene di arrivare ORA)
Volo Londra New York buono, con il comandante che ci informava di ogni dettaglio del volo, di un problema con il sistema di carico dei bagagli, con dettagli sul peso complessivo del volo, passando per divagazioni sul tempo, oh, so british!, per finire con una rampogna sul traffico a JFK che è veramente insopportabile anche se porti un 747!
Però da buon inglese era felice per il tempo a New York, quasi primaverile.
Io ho pianto anche in questo volo, mentre vedevo quattro film (tre, durante uno mi sono addormentata) e sto piangendo anche ora mentre mi sgranchisco le gambe, ma qui non è Londra e vedo gli americani molto empatici, così mi tocca smettere prima di trovarmi a parlare dei fatti miei con qualche sconosciuto. Questo fa proprio film americano. Potrebbe anche essere una commedia americana, se ci fosse un qualche lieto fine all’orizzonte. Mi sento un po’ meg ryan in “french kiss”, fatte ovviamente le dovute differenze, perché lei è molto carina anche quando piange. Io sono orribile!

Anche se sono solo dall’aeroporto, l’energia di New York arriva anche qui.
Ho sentimenti contrastanti su questa città che mi ha sempre spaventata e attirata al tempo stesso.
Oggi, se da un lato mi vorrei comprare ogni aggeggino geek che vedo in giro chiedendomi come potrò vivere senza ora che so che esiste e vorrei farmi un servizio nuovo di tazze di starbucks, però sono sopraffatta da una grande tristezza.
Ci sono posti con i quali non hai legami familiari, ma che senti tuoi e New York è sempre stata la “sua” città, come Parigi è la mia.
Così in questo aeroporto caldo come l’inferno, riaffiorano i ricordi del “ci torniamo?” delle “case con scalette” che mi piacevano tanto nelle quali andare a vivere in un immaginario periodo newyorkese, dello “zzzzzz” detector di starbucks. Così devo ricacciare indietro le lacrime (ma quante ne ha una persona media? Non possono essere infinite) prima che la mia vicina che parla da sola inizi a parlare con me.
E forse è il caso di cercare l’introvabile, ossia la frutta fresca, perché qui roba gassata e fritta quanta ne voglio, ma semplice frutta fresca sembra non ce ne sia.

Mi aspettano altre ore di viaggio, sono stanca, voglio un letto, voglio dormire e voglio la mia frutta!

 

Cile prologo

 Cile prologo bis – arrivo a Santiago

 Cile capitolo 1 – Santiago

 Cile capitolo 2 – viaggio sentimental-culinario nella capitale

Cile capitolo 3 – natale a puerto natales

Cile capitolo 4 – le torri del Paine

Cile capitolo 5 – nel fiordo tra i ghiacciai 

Cile capitolo 6 – punta arenas

Cile capitolo 7 – San pedro de atacama

Cile capitolo 8 – il respiro dalla terra

Cile capitolo 9 – la valle della luna

Cile  interludio ozioso

Cile – capitolo 10 – valparaiso e vina el mar 

Cile capitolo 11 – adios chile!

 Cile epilogo – fuga A new york

 Cile conclusioni – che cosa ho imparato da questo viaggio