Cile – capitolo 8 – il respiro della terra

 

Logtemps, je me sui couchèe tôt
Ma non per qualche mia virtù, bensì perché è capitato troppo spesso che mi sia dovuta svegliare troppo presto.
Stamane mi sono dovuta alzare a un orario immorale e che dovrebbe essere dichiarato illegale e contrario alle convenzioni di Ginevra.
Ho cenato alle sette, niente alcol, cena leggera a base di quinoa (un cerale) e poi a letto che non erano nemmeno le dieci.
Però colpa mia che mi sono fatta trascinare dalla lettura (“la verità sul caso quebert” per chi mai fosse interessato) che mi aveva presa molto e mi sono ritrovata a forzarmi a chiudere il libro alle undici e mezza.
Dormito poco e male, sognando di non dormire (cioè dormivo e sognavo me stessa in quel letto che non dormiva. C’è uno psicologo in sala?) oppure di stare male (scusate, ripeto, uno psicologo o anche uno psichiatra, meglio. È urgente)
Fatto sta che la sveglia suona alle 4.10 (mi sono regalata quei dieci minuti), mi preparo ed esco che è ancora notte.
Stamattina si va al campo geotermico El tatio.

Il campo si trova a circa 4000 metri di altezza ed è a un centinaio di chilometri da San Pedro. Cento chilometri sotto a un cielo rivoltato e a un sorriso di luna nuova.
Si sale per strade abbastanza accidentate e si arriva che è quasi giorno.
Quassù fa freddo, un paio di gradi sopra lo zero, peggio che nell’estate patagona, della quale ho rispolverato l’abbigliamento.

Il luogo è veramente incredibile. In una piana circondata dagli immancabili vulcani, dal sottosuolo escono soffi di vapore alti fino a 50 metri e l’acqua (circa 80 gradi) gorgoglia ed esce (con getti non troppo potenti) in superficie.
Avvertono tutti che ci si può sentire male, un po’ per l’altitudine, un po’ per il freddo (un gruppo di australiani infatti soffre moltissimo) un po’ per i vapori.
I vapori per me profumano di…vaniglia, di dolce appena sfornato. Lo dico a una guida che mi guarda sgranando gli occhi. Nessuno gli ha mai detto una cosa del genere.
E allora mi chiedo se, in questa landa incredibile, circondata dai vulcani, dove lama, vigogne, volpi e cincillà si aggirano indisturbati, non senta anche io lo spirito della terra, della pachamama, con la quale gli sciamani venivano, proprio qui, a comunicare. Con lei, con gli antenati, con la natura.

Per sentire il respiro della terra.

Chi lo sa?

 

Cile prologo

Cile prologo bis – arrivo a Santiago

 Cile capitolo 1 – Santiago

 Cile capitolo 2 – viaggio sentimental-culinario nella capitale

Cile capitolo 3 – natale a puerto natales

Cile capitolo 4 – le torri del Paine

Cile capitolo 5 – nel fiordo tra i ghiacciai 

Cile capitolo 6 – punta arenas

Cile capitolo 7 – San pedro de atacama

 Cile capitolo 8 – il respiro dalla terra

Cile capitolo 9 – la valle della luna

Cile  interludio ozioso

Cile – capitolo 10 – valparaiso e vina el mar 

Cile capitolo 11 – adios chile!

 Cile epilogo – fuga A new york

 Cile conclusioni – che cosa ho imparato da questo viaggio