Cile capitolo 7 – San pedro de atacama

 

Ho lasciato la Patagonia due giorni fa e mi sembra che sia passato tantissimo tempo.
Sono al nord, al confine con la Bolivia, a San pedro de atacama.

Ho salutato il Bates motel (la madre del proprietario non mi ha accoltellata nella doccia, anche se avevo un po’ di remore nel farla) e sono partita da punta arenas che albeggiava. Tre ore di volo e sono arrivata a Santiago (dove faceva un caldo che solo a guardare il piumino e il pile che avevo addosso c’era da sentirsi male) e da qui altre due ore abbondanti di aereo per arrivare a Calama, l’aeroporto più vicino.

Scendo dall’aereo e…no, un momento, aspettate, ci deve essere un errore! Io la sapevo che quando la carta di imbarco mi è volata via non poteva che succedere qualcosa!
Mi sono sbagliata e non ho preso il velivolo giusto! Sono salita per errore sullo Space shuttle e sono finita sulla luna!
Che altro posto potrebbe avere infatti questo cielo color pastello e questa superficie polverosa e arida, e il nulla a perdita d’occhio?

Da Calama si arriva a San pedro de atacama percorrendo un centinaio di chilometri lungo una strada (impossibile sbagliare a meno di volerlo fare apposta) che scorre nel nulla, in mezzo a una piana deserta. Uniche tracce umane (o di qualunque altro essere viva qui) i tempietti di persone probabilmente morte in qualche incidente (in uno c’è una macchina intera) e pale eoliche a volontà (momento di orgoglio di patria: sono di Enel energia).

San pedro è una città tentacolare e caotica… 😉
È praticamente una strada sterrata (con qualche perpendicolare e un paio di parallele), caracoles, la via principale, popolata da negozi turistici, agenzie di viaggio e ristoranti e l’immancabile plaza de armas. Le case sono basse, a un piano, fatte di argilla rossa,  il che conferisce una luce meravigliosamente calda verso sera (qui fa sera verso le otto, sono finite le lunghe giornate patagoniche).

Profumo di polvere e arbusti, cani randagi tenuti bene e un’atmosfera rilassata e tranquilla.
Un meraviglioso non-luogo nel quale non c’è assolutamente nulla da fare.
Passeggio su e giù un paio di volte per tutto il paese e poi mi ritiro nel mio albergo, graziosissimo, per un paio di Pisco sour e per guardare le stelle di questo cielo rovesciato.
Un po’ di malinconia ci sta tutta, lo ammetto. ma sarà questo cielo capovolto, o il pisco sour

La mattina dopo, cioè oggi, sveglia presto. Si va al salar de atacama e alle lagune altopianiche.

Una sola breve sosta a toconao, un minuscolo villaggio conosciuto per il suo campanile del 1700 e la sua chiesa (coeva, anche se ricostruita varie volte fra incendi e terremoti) dai soffitti fatti con legno di cactus e canne.

Quando arrivo alla laguna di chaxa, la riserva naturale dei fenicotteri, in teoria so già che cosa aspettarmi. Sono proprio le immagini di questo posto, oltre alla letteratura della mia adolescenza, ad avermi fatto sognare questo viaggio da una vita.
E invece mi accorgo che non sono affatto preparata a vedere quello che trovo.
La laguna salmastra infatti è un luogo indescrivibile e magico, incredibilmente silenzioso, nonostante continuino ad arrivare turisti, nel quale una grandissima quantità di fenicotteri mangia tranquilla e allegra e con grande pazienza gamberetti quasi invisibili a occhio nudo.
Il paesaggio circostante è lunare, desolato. Solo questa laguna in mezzo al niente e questi fenicotteri.
Resto senza parole, senza pensieri e mi accorgo che non vorrei andare più via di qua.

Ma il viaggio deve proseguire verso i laghi altipianici, che si trovano a un’altra ora di strada, salendo fino a 4000 metri.
Il paesaggio, lasciandosi il salar alle spalle, si fa meno desolato. Appaiono anche terrazzamenti coltivati.
E così, quando credevo che per oggi avevo già visto il posto più bello del mondo (e ho viaggiato abbastanza per poterlo dire), arrivo in quest’altro posto che – se è possibile – lo è ancora di più.
Miscanti e miniques sono due lagune nascoste a oltre 4000 metri di altezza dalla cordigliera che qui conta numerosissimi vulcani, molti ancora attivi (qualcuno fuma lungo la via). Sono un luogo mistico, silenzioso.

Solo il rumore del vento, la luce forte di queste altezze, le pietre e le concrezioni saline, le vigogne che pascolano placide, guardando ogni tanto questi strani bipedi che si aggirano, e gli uccelli che si tuffano nelle acque delle due lagune.
La prima che si incontra già toglie il fiato. La seconda, la più piccola, lascia senza pensieri.

Non riesco a pensare a nient’altro se non che oggi ho visto il posto più bello del mondo
Senza alcuna retorica.

 

Cile prologo

Cile prologo bis – arrivo a Santiago

 Cile capitolo 1 – Santiago

 Cile capitolo 2 – viaggio sentimental-culinario nella capitale

Cile capitolo 3 – natale a puerto natales

Cile capitolo 4 – le torri del Paine

Cile capitolo 5 – nel fiordo tra i ghiacciai 

Cile capitolo 6 – punta arenas

 Cile capitolo 7 – San pedro de atacama

Cile capitolo 8 – il respiro dalla terra

Cile capitolo 9 – la valle della luna

Cile  interludio ozioso

Cile – capitolo 10 – valparaiso e vina el mar 

Cile capitolo 11 – adios chile!

 Cile epilogo – fuga A new york

 Cile conclusioni – che cosa ho imparato da questo viaggio