Cile – capitolo 5 – nel fiordo tra i ghiacciai

Ma veramente sono qui da soli cinque giorni? Mi sembra una vita e sto cominciando anche a pensare in spagnolo (sono sei giorni che non parlo italiano, lo uso solo per scrivere e mi sembra di farlo con quella leggera cadenza spagnola)

Bene, arriva in ogni viaggio questo momento. Così come arriva quello in cui tentano di farti salire su qualche enorme e scomodo animale, giunge il momento in cui c’è qualcosa che per vederlo devi per forza arrivarci via mare o fiume, insomma, navigando sopra qualche cosa.
Vi ho già detto che odio navigare?
Su questo blog ricordo almeno due episodi.

Però se sei quaggiù (e vi prego di prendere un planisfero e guardare dove si trova puerto natales), che fai, non ci vai a vedere i ghiacciai? Non te le fai quelle sei-sette ore di navigazione nel fiordo?
Che ci sei venuta a fare allora?
E andiamo allora!

Con mia enorme gioia, con un chilo di travelgum in tasca e un chilo e mezzo di pane rubato dal buffet della colazione, salgo su una barca che già dalle dimensioni mi piace poco.
Prendo i posti più cari, che però sono più larghi e comodi (il che non mi salverà dalle chiacchiere incessanti di un catalano attualmente residente in Cile con la moglie e il figlio, un bellissimo bambino di tre anni).
Mentre il catalano mi racconta la storia della sua vita e della sua famiglia, la navigazione scorre abbastanza tranquilla.
Il tempo, che questa mattina sembrava promettere bene, peggiora improvvisamente (è vero che qui puoi avere quattro stagioni in un giorno solo) e ricomincia quella bella pioggia gelata a vento che è proprio quello che ci vuole quando sbarchiamo per vedere il ghiacciaio Balmaceda (nota per viaggiatori interessati al mio equipaggiamento ossia, nessuno: God bless gli anfibi timberland!). Una breve passeggiata e mi trovo davanti questo ghiacciaio.
Certo, dopo aver visto il perito Moreno, credo che solo qualche parete ghiacciata antartica potrebbe darmi la stessa emozione e stupore, tuttavia anche questo “piccolo” ghiacciaio, quasi nascosto in una baia, al quale si arriva dopo una camminata silenziosa in un bosco verde e rigoglioso, popolato di muschi e licheni, ha un grande fascino.

E mentre cammino sotto la pioggia,nel mio quasi ultimo giorno nella Patagonia cilena, rifletto su questo posto, su quello che mi aspettavo, avendo già visto la Patagonia Argentina.
Non pensavo fossero posti così diversi. E non è solo la suggestione e la convezione del confine politico, la diversa storia dei due paesi a rendere le due facce della Patagonia così diverse.
La cordigliera che le separa ha veramente separato due mondi simili, certo, ma diversi nell’anima. Complice, certo, anche la diversa concezione e concentrazione di turismo, più di massa quello argentino, più di nicchia questo (non ho incontrato italiani, se non rari esemplari), spesso qui ho avuto davvero la sensazione, che in argentina non avevo avuto, di trovarmi sola.
E non per la mia situazione attuale e lo spirito con il quale affronto questo viaggio.
Qui ho avuto più di una volta, anche camminando per puerto natales, anche visitando le mete più turistiche, la netta sensazione di trovarmi sola, la percezione esatta di dove mi trovavo: in fondo al mondo, in un territorio di frontiera.
Come se, per un momento, si fosse aperto un varco spazio-temporale e mi fossi ritrovata unico essere umano in questa terra battuta dal vento, in mezzo ai licheni, con i condor che volteggiano nel cielo, sfidando le correnti.
È uno strano posto, con una strana magia questo.

 

Cile prologo

Cile prologo bis – arrivo a Santiago

 Cile capitolo 1 – Santiago

 Cile capitolo 2 – viaggio sentimental-culinario nella capitale

Cile capitolo 3 – natale a puerto natales

Cile capitolo 4 – le torri del Paine

 Cile capitolo 5 – nel fiordo tra i ghiacciai 

Cile capitolo 6 – punta arenas

Cile capitolo 7 – San pedro de atacama

Cile capitolo 8 – il respiro dalla terra

Cile capitolo 9 – la valle della luna

Cile  interludio ozioso

Cile – capitolo 10 – valparaiso e vina el mar 

Cile capitolo 11 – adios chile!

 Cile epilogo – fuga A new york

 Cile conclusioni – che cosa ho imparato da questo viaggio