Cile – capitolo 3 – natale a puerto natales

Oggi è una giornata dura.
Per prima cosa è la vigilia di natale e, per quanto io lo voglia tenere sotto tono in questo racconto, tengo a ricordare che sono qui, in capo al mondo, da sola.

E non sto a ricordare il perché.
E poi perché è una giornata di viaggio.
Da Santiago devo arrivare a puerto natales, in Patagonia, al sud del sud del mondo.
Il che significa svegliarsi prestissimo in orari che il mio orologio non segna, tre ore di aereo e altre tre di pullman.
E le cinque ore di marcia di ieri si fanno sentire sulle gambe.

Durante il volo ascolto Frank Sinatra che canta allegro “let it snow”, ma non riesco a respirare l’atmosfera natalizia come vorrei, così come devo anche rinunciare alla colonna sonora di “into the wild” che a Roma, mentre la scaricavo da deezer, mi era sembrata così adatta a questa parte del mondo. Non vi sto a spiegare il perché ma nemmeno quella va bene.

Comunque sia dopo tre ore di sono a punta arenas in attesa del pullman per puerto natales.

Così, accolta da un vento gelido polaremi faccio un giro, un po’ per sgranchire le gambe e ingannare l’attesa, un po’ per capire dove sono capitata.

Punta arenas non ha particolare attrattiva. È una città di frontiera e di passaggio, pianta ortogonale e vie perpendicolari e parallele negozi per turisti e qualche bar. Piuttosto anonima, tratti ricorda ushuaia o El calafate in piccolo e in banale, pur avendo molto meno fascino delle città della Patagonia Argentina.

Salgo sull’autobus, insieme a un televisore, una bicicletta (regali di natale evidentemente) e a un quarto di bue macellato forse per il pranzo di natale.
Il viaggio si snoda noioso in mezzo al niente, chilometri e chilometri di distese di terra, “estancias” e qualche pecora qua e là è dopo tre ore di viaggio arrivo a puerto natales.
La città, circa 20.000 abitanti, ha di nuovo la struttura anonima della città di frontiera. Somiglia sia a punta arenas, sia a qualche paesino sperduto del Sudafrica, intorno al capo di buona speranza, ma anche a piccoli villaggi di pescatori che ho visto in scozia.
Pianta squadrata e negozi per turisti. Si affaccia sul mare, un tratto che si chiama “seno de ultima esperancia”. Mi sembra addirittura un messaggio positivo, per me che di speranze al momento non ne ho più e cerco solo di stare a galla.
Breve passeggiata sotto al vento gelido dell’Antartide. Un vento che mi aveva già colpito in argentina per il suo essere gelido non solo come temperatura. È un vento senza odore, che si sente arrivare da lande desolate e disabitate, un vento che è un presagio di antardtide, di ghiaccio, di gelo.
Non è come i venti ai quali siamo abituati. Lo stesso scirocco, che pure viene dal deserto, porta con se l’odore della vita.
Questo è un vento impersonale, quasi lunare. Un vento che soffia cattivo nel silenzio della notte. È la voce della natura che ricorda il suo potere sull’uomo. Che gli ricorda costantemente che la padrona di questo pianeta è lei e basta e che noi siamo solo ospiti.
In questa notte devo dire che sentirlo soffiare forte fa una certa impressione.

Nella mia desolazione, in queste sere che durano fin quasi alle undici di sera, decido di farmi un piccolo regalo di natale e, avendo mangiato solo frutta secca e barrette di ceraali ed essendo in piedi dalle cinque, scelgo il ristorante più carino di puerto natales, un locale afro-cileno che direbbe la sua anche a Milano, l’afragonia, dove mi faccio servire una cena a base di pesce e celebro questo che posso definire il natale più brutto della mia vita con un Pisco sour, che mentre scende fa affiorare e annega ricordi lontani.
Buon natale a tutti.

 

 

Cile prologo

Cile prologo bis – arrivo a Santiago

 Cile capitolo 1 – Santiago

 Cile capitolo 2 – viaggio sentimental-culinario nella capitale

 Cile capitolo 3 – natale a puerto natales

Cile capitolo 4 – le torri del Paine

Cile capitolo 5 – nel fiordo tra i ghiacciai 

Cile capitolo 6 – punta arenas

Cile capitolo 7 – San pedro de atacama

Cile capitolo 8 – il respiro dalla terra

Cile capitolo 9 – la valle della luna

Cile  interludio ozioso

Cile – capitolo 10 – valparaiso e vina el mar 

Cile capitolo 11 – adios chile!

 Cile epilogo – fuga A new york

 Cile conclusioni – che cosa ho imparato da questo viaggio