Cile – capitolo 2 – viaggio cultural-culinario-sentimentale nella capitale

 

Giornata dedicata alla scoperta di Santiago, della quale mi sono appropriata letteralmente camminando.
Ho camminato qualcosa come cinque ore su e giù, respirando l’aria, riempiendomi gli occhi dei colori, le orecchie della voce e degli accenti della gente, ho assaggiato i suoi sapori e toccato le sue strade.
A proposito di gambe, lo sapete che cos’è un “café con piernas”?
Letteralmente è un caffè con le gambe, il che non significa un caffè che corre o che scappa.
Nei café con piernas, le bariste sono signorine con gonne molto corte (per alcune credere che abbiano una gonna è un atto di grande fede). Niente di osceno, per carità, solo bariste scosciate, alcune anche – grazie a Dio – giunonicamente armoniche. Un modo come un altro per attirare clienti (uomini, ma va?) nei bar, farli restare un po’ di più e magari consumare un caffè in più…politicamente scorretto, ma divertente.

Mattina di tour classico del centro di Santiago, Plaza de armas, il palazzo presidenziale, il cerro santa lucia e il suo splendido panorama sulla città.


Il tutto con piacevoli intermezzi culinari di interessante street food.
Per cominciare un mote de huesillos, un succo di frutta con grano dentro, che fatta così non suona gran che, ma vi assicuro che è buonissimo e che solo a raccontarlo mi torna voglia.

Come farsi mancare poi la miglior empanada del centro di Santiago e seconda migliore della città? (Devo scoprire qual è la prima…)
E allora eccomi da Zunino, per la classica empanada de pino, che se ne avessi un’altra ora ci starebbe benissimo.

 

Dopo questo breve classico tour, sono partita all’esplorazione della città in solitaria. Ufficialmente non avevo una meta, ma nella mia testa c’era una vocina che diceva “peluqueria francesa” che è un ristorante fra i migliori di Santiago che dalla descrizione che avevo letto mi attirava moltissimo.
Così ho cominciato a camminare, dopo aver preso un espresso di tutto rispetto al caffè Lucca, dove ho anche lasciato un “café pendiente”, l’equivalente del “sospeso” napoletano.

La peluqueria era una meta/non meta, perché nella mia testa era troppo lontana e in effetti lo era. Ma un passo dopo l’altro, dopo due ore di camminata nel barrio brasil, ci sono arrivata.
Appena sono entrata è stato un colpo di fulmine
La peluqueria francesa si chiama così perché nata a ridosso di un vero parrucchiere francese che da quasi 150 anni ha lì il suo negozio, ancora oggi vivo e attivo.

 


È un locale dell’atmosfera unica, aria retro, arredi vintage (molti sono in vendita), luce calda e musica francese.
Una specie di oasi nel barrio brasil, che invece ha un’aria più trascurata e decadente (durante la mia “lunga marcia” mi sono chiesta molte volte “ma dove diavolo sto andando?”).
Vista l’ora mi sono trovata con il locale tutto per me, il che ha reso la mia esperienza ancora più suggestiva, con quella sua aria fuori dal tempo. Ero quasi pentita del mio abbigliamento da donna invisibile in giro da sola, la camicia a quadri gialli, i pantaloni di cotone blu e le converse (parentesi: Dio benedica e abbia in gloria sempre chi ha inventato le converse e le suolette delle converse).
Avrei voluto avere una gonna al ginocchio, i capelli raccolti in uno chignon e non tirati sù con un ferma coda, una camicetta di seta leggera, delle perle al collo, scarpe con il tacco e una borsa elegante. Ma chiudendo gli occhi e lasciandomi trasportare dalla musica, facevo finta di essere vestita così.

 

il piano era di una breve sosta e di uno spuntino leggero, visto che si erano fatte le quattro del pomeriggio.
“un dolce o un panino e una cosa da bere”, ma appena sono entrata, mi sono seduta e ho visto il ceviche e il chupe de centolla i miei piani sono andati a carte e quarantotto.
Forse il solo ceviche sarebbe stato meglio e il chupe de centolla è stata solo gola, lo ammetto, ma se una si guadagna con due ore di cammino uno fra i migliori ristoranti di Santiago, se sa che la aspettano altre due ore di cammino può anche cedere un po’ alla gola, giusto?

 

Così la mia sosta è stata piacevolissima, tanto che al ritorno la strada mi è sembrata anche più breve e il quartiere meno abbattuto.

Ho ripercorso Providencia, che ormai conosco come le mie tasche, mi sono procurata della frutta per “cena” (avendo finito di pranzare alle cinque del pomeriggio dubito di avere fame stasera) e sono tornata in albergo, non senza fare una breve sosta da coppelia (che è proprio dietro al mio albergo) per un gelato, in memoria dei miei giorni cubani.
Adoro il mio quartiere santiaguino.

Domani sveglia all’alba (che il jet lag sia con me) perché si parte.
Lascio il caldo di Santiago per andare in Patagonia.

Buon viaggio a me e, se volete idealmente “seguirmi” nel mio viaggio Cileno, leggetevi “inès dell’anima mia”, di Isabel allende.

 

scusate la qualità delle foto e la pochezza delle gallerie, ma sono tutte foto fatte con l’iPhone e non editate. A quest’ora non ce la faccio e come sapete sono una unprofessional blogger

:)

Cile prologo

Cile prologo bis – arrivo a Santiago

 Cile capitolo 1 – Santiago

 Cile capitolo 2 – viaggio sentimental-culinario nella capitale

Cile capitolo 3 – natale a puerto natales

Cile capitolo 4 – le torri del Paine

Cile capitolo 5 – nel fiordo tra i ghiacciai 

Cile capitolo 6 – punta arenas

Cile capitolo 7 – San pedro de atacama

Cile capitolo 8 – il respiro dalla terra

Cile capitolo 9 – la valle della luna

Cile  interludio ozioso

Cile – capitolo 10 – valparaiso e vina el mar 

Cile capitolo 11 – adios chile!

 Cile epilogo – fuga A new york

 Cile conclusioni – che cosa ho imparato da questo viaggio