e adesso pubblicità!

questo post è ispirato da post analogo dell’amica siro, al quale ho anche rubato la foto

 

da qualche tempo sto conducendo una mia battaglia silenziosa, ma che forse dovrebbe smettere di rimanere silenziosa.

sto combattendo contro l’immagine della donna nella pubblicità.

ci avete mai fatto caso? no? male, sopratutto se siete una donna.

peggio, se siete un uomo, perchè ormai il danno è fatto.

guardate con attenzione e vedrete che nel mondo della pubblicità le donne lavano, stirano, puliscono, fanno la spesa, si curano dei bambini. e sono felici, allegre e sorridenti. escono con le amiche solo dopo aver fatto brillare  la casa, preparato la colazione, il pranzo, la cena. anche con una simmenthal che fa esclamare “oh, mamma!” a figli di ogni età.

come se un papà non fosse in grado di aprire nemmeno una scatoletta di carne in scatola

il detersivo lo sceglie la moglie per il marito pasticcione che si è sporcato di nuovo, poi infila i panni nella lavatrice e lava con il programma giusto. deve anche far attenzione all’ambiente e scegliere la temperatura. quindi prima deve laurearsi in fisica e in ingegneria, per rendere il più efficiente possibile e il meno inquinante uno strumento creato di sicuro da un uomo.

già, perchè gli uomini delle pubblicità che fanno? creano, inventano, esplorano, si arrampicano, se cucinano sono chef ,  salvano uomini e animali e alzano i piedi quando la moglie passa lo straccio.

noi al massimo ci buttiamo con il paracadute “in quei giorni”.

adesso si fanno anche la ceretta (gli uomini) e questo lo vedo un primo, debole segno di parità 😉

stiamo qui a baccagliare (ogni tanto) per le donne scosciate nella pubblicità, ma quello, se mi permettete, lo trovo meno grave. voglio dire il messaggio è chiaro: la donna nuda vende. la donna viene considerata come merce, vetrina, oggetto. niente di nuovo sotto il sole (toh!), ma ripeto, non ci sono messaggi subliminali.

invece questa donna allegra e felice che compie i suoi doveri di massaia in gioia e letizia io la trovo (oltre che falsa) inaccettabile e scandalosa.

inaccettabile perchè propone un modello certo non ispirazionale (alzi la mano chi di voi, ragazze, ha come aspirazione la pulizia della casa, il bucato e le faccende.

a me piace pulire, per carità, ma il motivo è che mi piace stare nel pulito.

ma perchè deve essere un compito mio? perchè per avere aiuto lo devo chiedere? perchè a un uomo non viene automatico mettere in ordine, lavare il pavimento, passare uno straccio in bagno, buttare la stramaledetta spazzatura (che io esco di casa sui tacchi, con la borsa, la cartella del lavoro, il casco in testa e il sacchetto dell’immondizia che sembro un’acrobata del cirque du soleil, altro che il daily outfit e le borse griffate e le scarpe tacco 12. sembro una scappata di casa, per caricare poi tutto sul motorino)

però questi sono compiti miei. se voglio che vengano fatti da altri devo chiederlo, perchè non succede in automatico.

e si che sono una privilegiata, lo riconosco e lo amemtto, perchè ho una persona (santa subito) che viene ad aiutarmi una volta alla settimana, ma la sua gestione è demandata comunque a me.

il marito non sa che cosa fa, non saprebbe che farle fare…una volta che non ero a casa mi ha chiesto “e che cosa devo dire di fare a E.????

lei sa che cosa fare meglio di noi…” ho risposto

insomma, anche se delegati, i lavori di casa, l’economia domestica, restano tutti appannaggio femminile.

ora, se io vivessi da sola sarebbe la stessa, identica cosa. magari più leggera, perchè sarei io da sola a mettere in disordine e sporcare. la mia domanda senza risposta è perchè quando si vive con un uomo, salvo rarissimi casi, non cambia niente?

per questo mi avveleno contro la pubblicità sessista che introduce questo messaggio subliminale che, ripeto, non è aspirazionale, ma che diventa socialmente accettato. quindi anche la più dura e pura di noi alla fin fine, se vede una macchia sul pavimento, dopo giorni che resta lì, si alzerà e prenderà lo straccio per pulirla. magari borbottando, magari protestando (diventando quindi lamoglierompicoglioni) e magari anche sentendosi in colpa nel profondo del suo cuore, perchè nonostante il lavoro, la spesa, i bambini, le lavatrice, la mamma, la zia, la nonna, i letti da rifare, le calze e le mutande da comprare, ha lasciato lì quella macchia per qualche giorno. sperando in un miracolo.

e i mariti/fidanzati/amanti/figli si aspetteranno perchè normale (quello si, anzi, aspirazionale) una donna bella, curata con i tacchi che esce legegra per andare al lavoro, non torna arrabbiata perchè il capo è un infame, ma felice, truccata, taccata e sorridente, felice si passare il cencio, preparare la cena, stendere i panni al sole.

è questo che mi manda al manicomio, perchè non sento sollevazioni popolari (ultimamente qualcuno sta cominciando a dire qualcosa, ma si finisce sempre a parlare di donne nude – che palle! scusate… – e non dell’immagine distorta della dona che viene fuori dalla pubblicità).

le pari oppurtunità sono se dire ministro o ministrA, le quote rosa e simili frivolezze.

e continuo a vedere pubblicità agghiaccianti con questi modelli femmiili assurdi, ma che mi rendo conto sono tanto comodi. e lì capisco che la comunicazione è in mano agli uomini, perchè se IO fossi l’amminsitratore delegato di un’azienda e mi facessero vedere certe pubblicità per il mio prodotto credo che rovescerei il tavolo delle riunioni pur con la poca forza che ho nelle braccia!

le cose di casa, signori miei, costano fatica. e lo dico io che – lo ripeto – sono privilegiata perchè non ho figli e mi posso permettere una persona che mi aiuta (credo che rinuncerei a mangiare per tenerla…).

tuttavia, la gestione della casa mi pesa.

c’è la spesa da fare, altrimenti il frigo è vuoto, i detersivi da comprare (mi avverte E.), la lavatrice da fare, da stendere e poi da ritirare perchè se lasci i panni sul balcone tre giorni si rinsecchiscono e si sporcano di nuovo, ci sono le piante da annaffiare, le foglie da spazzare, i gatti da pulire (e da pulire bene, altrimenti quelli – giustamente – se ne vanno nei vasi). e poi c’è la verdura che sta andando a male, quindi va cucinata, ma stasera siamo a cena fuori e allora va cucinata e surgelata, ma poi bisogna ricordarsi di mangiarla o si riempie il freezer di roba che poi ce la dimentichiamo, e si devono portare le cose in tintoria, quindi organizzarsi per tempo.

magari qualche volta dovrei anche andare a correre, nei ritagli di tempo e sentire che lì, mentre fatico e sudo, dopo tutto mi sto riposando.

 

comunque  qualcosa si muove!
 guardate qui

leggete poi un estratto dal manifesto deontologico dell’ADCI (Art Directors Club Italiano) che riassume in poche parole il mio sproloqui qui sopra “Una certa dose di stereotipi è necessaria in pubblicità come in ogni forma di comunicazione di massa. Ma l’abuso di stereotipi e cliché relativi a etnie, religioni, classi sociali, ruoli e generi favorisce il consolidamento di pregiudizi e ingessa lo sviluppo sociale, ancorandolo a schemi culturalmente arretrati e quindi dannosi. Dunque occorre usare gli stereotipi con attenzione e consapevolezza, sempre chiedendosi se una soluzione alternativa non sia possibile e migliore.”

ecco, una soluzione alternativa è possibile. ci vuole maggior sforzo, maggiore creatività, più fatica. ma spesso la soluzione alternativa è anche quella migliore.

meditate, gente, meditate!

 

Hilary