Vietnam – capitolo 0

 

Io devo confessarlo: odio viaggiare. Si, non mi piace, nemmeno un po’.
Non fraintendetemi, stare nei posti, vederli, viverli, mi piace, ma è proprio il viaggio che non mi piace, lo spostamento.
E meno di tutti, mi piace il viaggio in aereo.
O meglio, un’altra precisazione: il peggiore è il viaggio in barca, ma perché soffrendo qualunque genere di movimento, la barca per me è star male sicuro. E chissà perché in ogni viaggio si finisce sempre a navigare.
Ve l’ho detto che anche questa volta sarà così? Ve l’ho detto che mi toccherà dormirci? Già tremo…
A piedi andrei ovunque, ma quando si tratta di prendere un mezzo, soprattutto un mezzo non mio, nel quale ho libertà di spazi, tabelle di marcia e orari, e devo invece stare in balìa degli eventi mi sento in gabbia.
Ma torniamo a quanto non mi piace viaggiare…e cominciamo dalla valigia.
Questa volta ho fatto una cosa alla quale non credeva nessuno, io per prima, e confesso di aver lungamente tentennato anche a cose fatte: sono partita con lo zaino.
Si, solo bagaglio a mano per due settimane.
Ci credete?
No?
Fate male!
Lo zaino me lo sono fatto prestare da un amico escursionista e montanaro vero al quale mi ero rivolta addirittura per comprane uno…
Ha iniziato a farmi strane domande sui litri (“litri? Ma, forse non mi sono spiegata bene, ci devo mettere i vestiti dentro”), poi si è offerto di darmi ocnsulenza e accompagnarmi a cercarlo, perché quelli di decatlon che avevo adocchiato non andavano bene.
Quando ho visto che la cosa si complicava e che rischiavo di finire dallo zar degli zaini a compramene uno che costava quanto una Prada, gli ho chiesto se poteva prestarmene uno.
“si, dovrei averne alcuni che non uso”
“il piu leggero”
E così mi ha prestato questo invicta che avrà almeno 25 anni, leggero, spartano ed enorme. Quando ce l’ho sulle spalle sembro un paracadutista pronto al lancio.
L’operazione valigia ha richiesto molto tempo.
Per prima cosa l’ultima settimana al lavoro è stata tremenda, altro che fine del mondo e sono uscita sempre a orari immaginari. L’unica volta in cui sono uscita presto per andare dal dentista (yay!!!), per una serie di disavventure che potrei raccontarvi se non avessi un briciolo di amor proprio, ho finito per tornare a casa di nuovo tardi.
E il venerdì prima della partenza…lasciamo stare l’orario di uscita e il traffico che ho trovato….
Va bene, fatto sta che venerdì ero a casa alle dieci meno un quarto, con il marito affamato, la sveglia per le quattro della mattina successiva e…la valigia ancora da fare.
Nemmeno quella di carta avevo avuto il tempo di fare!
Una cosa alla volta: ceniamo, il marito va a dormire (beato lui), io sparecchio, sistemo i gatti e apro lo zaino.
Eravamo solo, io e lui, e lui si aspettava qualcosa da me….
In Vietnam fa caldo ( tranne Hanoi) quindi valigia teoricamente leggera, ma io non riesco mai a credere ai 30 gradi da qualche parte quando dove sto io ce ne sono 3 (e viceversa, ovviamente).
In più questo viaggio sarà piuttosto movimentato e poco stanziale, quindi abiti comodi.
La fate facile voi….anche perché se c’è un’altra cosa che non mi piace (sto diventando una vecchia brontolona) è essere costretta a comprarmi le cose una volta fuori.
So che fate fatica a crederci, ma per me comprare un capo di abbigliamento è frutto di una riflessione lunga e sofferta oppure di un colpo di fulmine. La necessita, il doversi accontentare di quello che si trova mi dà sui nervi e poi sono una tale ansiosa che devo essere pronta ad ogni evenienza.
E se piove? E se non piove? E se fa caldo? E se fa freddo? E se fa normale?
fatto sta che devo prevedere una serie di scenari probabili e adeguarmi.
Sono stata brava questa volta credo, anche se al ritorno saprò che la metà o per lo meno un terzo delle cose che ho portato non servivano.
Ho tre paia di scarpe (il marito ne ha un solo paio, ma questo per me è impossibile. E se si bagnano? E se si rompono? E se mi fanno male?): i desert boots aigle, comprati per l’Africa e da allora compagni di viaggio inseparabili, un paio di converse per le situazioni piu metropolitane (!) e un paio di ballerine nere per le grandi occasioni 😉 , ma soprattutto da mettere in aereo dove preferisco non tenere dieci ore scarpe con i lacci.
Ah, e poi le flip flop, ma credo di avere già detto molte volte che quelle non sono scarpe. Ho resistito alla tentazione delle birkestock, ma solo perché erano già in cantina.
Ho poi tre paia di pantaloni, un paio in tessuto tecnico, un paio camouflage con tasconi e un altro paio che avranno sette anni messi pochissimo, leggeri, che si possono arrotolare, un po’ piu femminili, nonostante il taglio sportivo.
Ah e poi i jeans, per quando voglio vestirmi elegante
😉
Che altro? Magliette e camicie, un tubino nero leggero di tessuto che non si stropiccia (dovessi andare a cena con una regina…), che è comunque un passe par tout e occupa in valigia spazio zero.
E basta.
Ho impiegato più di un’ora per questo risultato e lo zaino non scoppia, anche se più di una volta ho tentennato e ho avuto la tentazione di andare in cantina a prendere il borsone con le ruote.
Ma , data l’ora tarda, non avevo nessuna voglia, così la mia pigrizia per una volta è stata premiata e sono partita con lo zaino.
Mi è costato una notte quasi insonne e male alle spalle, ma per non avere l’ansia da nastro trasportatore ne è valsa la pena.
Staremo a vedere
– segue –

Tutto il viaggio

Vietnam – Prologo

Vietnam – capitolo 0 – la valigia

Vietnam capitolo 1 – Hanoi

Vietnam capitolo 2 – Sapa parte I

Vietnam capitolo 3 – Sapa parte II

Vietnam capitolo 4 – Ha long bay

Vietnam capitolo 5 – Hue

Vietnam capitolo 6 – Hoi An 

Vietnam capitolo 7 – Saigon