la cognizione del dolore Aug31

Tags

Related Posts

Share This

la cognizione del dolore

chi mi conosce sa bene che sono molto, molto, ma molto poco seria.

strutturalmente frivola, strutturalmente vanesia. per lo meno in apparenza.

non mi piace far sapere che cosa provo, che cosa penso. alla domanda “come stai?” risponderò sempre e immancabilmente “bene!” anche se tutto dovesse andare a rotoli. chi mi conosce lo sa che per farmi parlare di me ci vuole tanta fatica, che per farmi confidare ci vuole un gran lavoro. e anche in quei casi sdrammatizzo, sdrammatizzo inevitabilmente tutto.

tutto.

per questo mi sono inizialmente stupita, anche un po’ commossa, di fronte alla reazione a un mio recente status di fb: “è brutto se vado in bagno a piangere?”.

era il primo giorno di scuola, cioè in ufficio, quando la fine delle vacanze, dell’estate, mi si era parata davanti in tutto il suo orrore. era finita, niente più sveglia con comodo, niente più mare, niente più giornate di lettura, niente. solo traffico, raccordo, ufficio, raccordo, traffico.

abbastanza deprimente, ma il mio status su facebook voleva essere l’ennesimo modo per sdramamtizzare.

e infatti molti hanno capito e mi hanno commentato chiedendomi se ero tornata al lavoro. ma altri si sono invece prodigati nel consolarmi, nel farmi sentire il loro affetto e mi hanno detto che piangere andava bene, che il dolore andava esternato.

si, lo ammetto, mi sono commossa di questa partecipazione, ma mi sono anche stupita. mi sono meravigliata nel constatare che per moltissime persone è assolutamente normale esternare in questo modo il proprio dolore. ci sono persone che non avrebbero nessun problema a raccontare i propri fatti più intimi….su una bacheca virtuale.

mi astengo da ogni considerazione, perchè ognuno è fatto – giustamente – a modo suo, perchè ognuno ha il sacrosanto diritto di mettere sul proprio facebook qualunque cosa: citazioni, vignette spiritose, fotografie, insulti al fidanzato, e anche pianti disperati. e anzi, devo dire che apprezzo il ruolo consolatorio che può avere la propria piccola o grande comunità di “amici” virtuali di fronte ai solori piccoli, medi, grandi ed enormi della vita. alla fine è un luogo nel quale parlare dove qualcuno che ascolta c’è sempre e magari ce ne fossero anche nella vita reale.

però non posso fare a meno di meravigliarmi della normalità con la quale si riesca a farlo, soprattutto perchè io, ripeto, ho una grandissima difficoltà ad espormi emotivamente di fronte a chiunque. e ci sono persone a me vicine che dei miei momenti peggiori non hanno mai avuto il minimo sospetto, semplicemente perchè io ho sempre sorriso e risposto che tutto andava “bene”.

non c’è un modo giusto e un modo sbagliato di agire, ognuno si gestisce come meglio crede.

mi chiedo soltanto se con tutta questa esposizione emotiva non si finisca per fare un calderone di tutto, non si finisca per considerare tutto drammatico o tutto leggero, non si finisca per navigare sempre e soltanto sulla superficie delle cose.

tutto qui.

ringrazio comunque tutti coloro che mi hanno soccorsa con le loro parole nel mio primo giorno dopo le vacanze, senza ironia, sul serio. perchè magari sono persone che non commentano mai i miei stati su fb, ma che comunque mi leggono, e mi ascoltano.

questo è consolante, davvero

la foto di questo post è presa dalla rete. non ne trovavo fra le mie una che parlasse di dolore….magari in questi giorni ne scatto una