la musica delle cose

sono decisamente un curioso personaggio, me lo dico da sola. e a volte mi ritrovo a fare i pensieri più strani e fra questi…..dispiacermi per gli oggetti inutilizzati.

credo infatti (sarò animista, come certe popolazioni delle foreste?) che gli oggetti abbiano una loro “anima” in qualche modo, dei loro desideri, che abbiano dei loro influssi. io non credo nella sfortuna, ma ritengo che un oggetto regalato da una persona che ti vuole bene, con pensieri positivi e con affetto, possa avere un’influenza positiva, emani onde positive, ditela come volete. così come anche il contrario.

non sono impazzita, credetemi, so che – da razionale quale continuo a essere – siamo noi stessi che ci lasciamo influenzare dai nostri talismani, feticci, dalle nostre coperte di linus. tuttavia mi piace pensare ai desideri degli oggetti.

tempo fa trovai fra le cose tecnologiche del marito (che mi prende un po’ in giro dicendomi che io vivo in un mondo di teiere parlanti, tazze danzanti) il suo “vecchio” ipod touch.

vecchio perchè sostituito presto nel suo cuore dall’iphone  e nelle sue orecchie dal nuovo modello dal design rétro di ipod classic (fa strano parlare di design vintage per un oggetto che ha così pochi anni, ma la vita oggi va così veloce che il moderno diventa facilmente vintage)

il povero touch giaceva, batteria scarica, inutilizzato, triste così, dopo aver avvertito – “questo lo adotto io” – me lo sono preso. dentro c’era tantissima musica nuova per me, brani infiniti, tantissimi autori che conoscevo, altri che non conoscevo, altri che non ricordavo.

una vera e propria banca di musica  in 16 GB in confronto al “borsellino” da 4 GB del mio ipod nano del 2006

me ne sono andata in giro per un po’ con il touch, c’era persino una compilation con i miei brani preferiti di natale, tutti i classici americani degli ani ’50 e ’60, una playlist che avevo fatto io nel 2004, finita chissà come lì dentro.

poi, dopo un po’, quella musica ha smesso di piacermi. si c’erano bellissime canzoni, artisti interessanti, ma puntualmente prima di uscire di casa passavo un bel po’ a sfogliare quegli elenchi e finivo per mettere la ripetizione casuale. e arrivata in ufficio, se mi avessero chiesto che cosa avevo ascoltato, non avrei saputo rispondere.

solo generica musica

l’altro giorno ho ripreso il mio ipod nano, l’ho messo in carica e sono uscita con lui.

ho trovato subito che cosa ascoltare: la playlist con la scaletta del concerto degli U2 che mi ero fatta per arrivare preparata al concerto, le playlist estive degli ultimi tre anni, con le canzoni che mi piacevano di più, un album del quale mi sono innamorata due estati fa, vecchio più di me,  john barleycorn must die, e che ho sentito in continuazione per settimane.

e poi paolo conte, i negramaro, vasco, tutta quella musica sopravvissuta agli aggiornamenti, quella che non ho mai avuto il coraggio di togliere perchè non mi stanca mai e che ha finito per lasciare poco spazio alle novità.

mi sono sentita a casa, non ho avuto bisogno di mettere la funzione casuale per ascoltare qualcosa che semplicemente occupasse il tempo del tragitto da casa all’ufficio e viceversa. ho torvato la musica che mi somigliava, che mi parlava, che parlava di me, la stessa che mi dà delle risposte quando le sto cercando o anche quando non so di volerne.

questo significa quindi che non sono le dimensioni che contano,  😉  nè tantomeno il livello tecnologico, ma come sempre siamo noi a dare un contenuto a qualsiasi contenitore.

il che significa che adesso, avendo anche più spazio, farò un po’ più mio anche il povero ipod touch precocemente pensionato.

ma continuerò a essere affezionata al mio vecchio nano verde, che ho dal 2006, comprato in fretta e furia la vigilia di natale quando, correndo su e giù per la città per le ultime cose di lavoro da chiudere, persi il mio primo ipod nano rosa, con inciso il mio nome dietro.

stavo partendo per l’india, mi aspettava un viaggio lunghissimo e l’idea di farlo senza musica era spaventosa!

così, di corsa, è arrivato lui.

è stato con me in india, in egitto, in madagascar, in africa, in grecia. abbiamo fatto insieme tanti tragitti in motorino, abbiamo studiato la cumparsita per il saggio di tango, siamo stati al mare insieme, è finito nella marmitta della moto e si è deformato, è stato rimesso a posto dall’amico AB sul fornello di casa mia seguendo le istruzioni di un sito che solo lui poteva conoscere.

vorrò bene anche al touch abbandonato, che è sicuramente molto carino e molto spazioso, lo renderò più mio, ma come potrei mai abbandonare il vecchio nano?

ok, forse mi lego troppo alle cose e alla fine saranno loro a possedere me, ma questo l’ho sempre saputo