Un bel post sul natale

E adesso…un bel post sul natale!
Si, adesso che natale è passato, che i regali li abbiamo fatti, li abbiamo ricevuti, che abbiamo fatto cenoni e pranzoni, visto parenti e amici dei quali ci interessa relativamente (poco), scambiato auguri, fatto cene e brindisi con i colleghi, augurato buon natale e buon anno ai vicini, ai passanti.
Ora che abbiamo anche festeggiato capodanno, che abbiamo brindato a un anno anche sarà meraviglioso, eccezionale e meno male che l’anno passato è finito, ecco, adesso parliamo un po’ del natale.

Ieri ho disfatto l’albero, ho “denatalizzato” la casa, tolto tutti i miei presepini.
Non credo che per me ci sia un giorno dell’anno più triste di quello in cui si tolgono gli addobbi natalizi, tanto che in ufficio li avevo tolti il 30 dicembre, perché tornare in ufficio dopo capodanno e trovare l’albero mi avrebbe intristita troppo.
Io amo il natale, l’avrò detto fino alla (vostra) noia, ma mi piace proprio, con i regali e tutto il resto.
E adoro addobbare la casa.

Il mio albero di natale quest’anno era più carino del solito.
In teoria me ne sarebbe piaciuto uno tutto bianco e dorato, elegante, semplice. Per un momento ho anche pensato “l’anno prossimo lo faccio così!”.
Poi, ieri sera, mettendo a posto tutte le decorazioni, ho capito che l’albero del prossimo anno sarà esattamente come quello di quest’anno, perché non posso rinunciare alle mie decorazioni.
Perché conosco ognuna di loro e non potrei immaginare un natale senza.
C’è una mezzaluna di legno che mi regalò la mia amica F., detta C., un anno in cui si trovava in un brutto momento economico “non posso fare regali quest’anno, ma non potevo farvi un pensiero…”
Con C. non ci sentiamo da tantissimo, ma ogni volta che appendo quella mezzaluna penso a lei.
Ci sono i pupazzetti di legno dell’albero di Antonio il primo anno a Napoli. “mia madre mi ha comprato questi…”
È il primo albero di natale che abbiamo fatto insieme. O meglio, che ho fatto io mentre lui guardava e anche questa è rimasta una tradizione natalizia.
C’è una fila di elefanti comprata in India quell’anno in cui “saltammo” il natale e tenemmo albero e presepe un po’ più del normale.
C’è un angioletto di perline comprato in africa, la zucca con dentro la natività presa in Messico in viaggio di nozze, una geisha presa in Giappone, il pupazzetto che mi mandò mia cugina J. dalla Scozia, le palline comprate in Finlandia, quelle che ogni anno ci regalava un’amica, i babbi natale ciccioni che ho comprato quasi uguali per due anni di seguito (si vede che mi piacevano).

Ogni anno, quando faccio l’albero di natale, è un piccolo viaggio nei ricordi, ogni anno quando metto tutto a posto è come disfare una valigia dopo un viaggio e tornare alla vita di prima.