l’arte di correre

vi avevo raccontato che ho iniziato a correre accarezzando un progetto ambizioso e di sicuro lontanissimo dalla mia portata.

il progetto va avanti, sto facendo anche qualche progresso, ieri ho corso per 5 km, comincio anche ad avere quei dolorini fisici dovuti alla sollecitazione di parti del corpo che dormivano o quasi da 40 anni e che fanno tanto sportivo e ieri ho persino acquistato i primi indumenti tecnici…insomma, mi sento molto motivata.

in questo panorama, mi è capitato sotto agli occhi questo libro di murakami haruki, uno dei miei scrittori preferiti, che ho scoperto anche essere un ottimo maratoneta e un discreto atleta di triathlon.

amo murakami, mi piace la sua scrittura asciutta, pulita, mi piacciono le atmosfere rarefatte dei suoi romanzi, quella nebbia che copre i pensieri e i sentimenti dei personaggi e che va spazzata via per coglierne le sfumature.
in questo libro per una volta parla di se’, del suo essere un discreto maratoneta oltre che un valido scrittore e racconta, con lo stesso stile e grande umiltà, il suo rapporto con la corsa.
non è un romanzo, nè un saggio sulla corsa, nè un’autobiografia, bensì una raccolta di pensieri, di esperienze, sul suo modo personale di vivere la corsa. con la pulizia del linguaggio che lo caratterizza e l’umiltà giapponese, murakami ci racconta delle sue vittorie e delle sue sconfitte, delle imprese fuori dai circuiti delle gare ufficiali,  come il coprire il percorso originario della maratona, da atene a maratona appunto, per il gusto di farlo.

la corsa, scrive murakami, gli riesce facile, gli è congeniale, quindi percorrere i 42 km di una maratona, o i 100 di un’altra gara, non è per lui nessuna impresa eroica, bensì un piacere, qualcosa che appartiene alla sua natura, come lo è scrivere.

“[…] non è che io mi sia messo a correre perchè qualcuno mi abbia detto “ehi, perchè non diventi un maratoneta?” così come non mi sono messo a scrivere perchè qualcuno mi abbia chiesto di diventare uno scrittore. un giorno, così, mi è preso il desiderio di scrivere un libro. e un altro giorno, così, mi è preso il desiderio di correre.”

e tuttavia, dietro questa naturalezza,  si percepiscono dedizione, costanza, metodo, nel correre come nello scrivere, per quanto siano entrambe attività a lui congeniali.

è un libro che piace se piace murakami, ma sopratutto se piace correre e se si riesce a condividere con lui il piacere del sentire le parti del corpo che vengono chiamate  a raccolta per lo sforzo, se piace sfidare se stessi in solitudine, se si è naturalmente inclini a riflettere su se stessi.

è un libro per chi non ha paura di stare da solo, per chi preferisce porsi degli obiettivi personali piuttosto che mietere successi riconosciuti, per chi cerca l’approvazione da se stesso, prima che dagli altri.

leggetelo  comunque se vi capita…

“la regola vuole che un vero gentiluomo non parli delle sue ex fidanzate, nè delle tasse che paga. no, tutto falso. scusatemi, me lo sono inventato in questo momento. ma se questa regola esistesse, forse imporrebbe anche di “non parlare di ciò che si fa per mantenersi in buona salute”. perchè un vero gentiluomo difficilmente in una conversazione si dilungherebbe su un argomento del genere”

“quando ricevo una critica immotivata (a mio parere, s’intende) o quando vengo biasimato da qualcuno di cui davo per scontata l’approvazione, correndo copro sempre una distanza un po’ più lunga del solito. così faccio consumare al mio corpo una parte di delusione. è un modo per riconoscere, nel limite delle mie capacità, la mia debolezza di essere umano. di riconoscerla al livello più basso, quello fisico. e a quel livello i chilometri persorsi in più mi rinforzano, seppure in minima misura.”

“[…] una volta usciti dalla prima giovinezza, nella vita è necessario stabilire delle priorità. una sorta di graduatoria che permetta di distribuire al meglio tempo ed energia. se entro una certa età non si definisce in maniera chiara quaesta scala dei valori, l’esistenza finsice con il perdere il suo punto focale, e di conseguenza anche le sfumature.”

“per questo motivo io non ho mai, neppure una volta, spronato le persone intorno a me a fare jogging. […] se a qaulcuno paice coprire lunghe distanze a passo di corsa, prima o poi, senza bisogno di esortazioni, si metterà a correre di sua spontanea volotà, e se invece non gli interessa, possiamo incitarlo con tutto il nostro ardore, sarà inutile.”

“[…] io non sono uno che rifiuta di perdere. in una certa misura penso che la sconfitta non si possa evitare. […] ma ripetere lo stesso sbaglio, no.”

“i muscoli sono onesti. se li trattiamo equamente non protestano.”

“se mi chiedessero qual è la qualità più importante per uno scrittore dopo il talento, direi senza esitare la capacità di concentrazione. la facoltà di riversare tutto il talento di cui siamo dotati, intensificandolo,  su un unico obiettivo.”

“[…] la maggior parte della gente, giudicando solo dall’apparenza, pensa che il lavoro dello srittore sia un’attività tranquilla, puramente intellettuale. basta che uno abbia la forza di sollevare una tazzina da caffè, e prima o poi scriverà qualcosa. quando si prova a farlo sul serio, però, ci si rende conto che  scrivere un romanzo è tutt’altro che riposante.”

“[…] ormai per quanto mi sforzi, non riesco più a correre come una volta. lo ammetto volentieri. non è piacevole dirlo, ma invecchiare significa proprio questo. come io svolgo il mio ruolo, così il tempo svolge il suo. e lui lo fa in modo molto più onesto, molto più preciso di me. perchè dal momento in cui si è generato – chissà quando –  ha continuato ad avanzare senza fermarsi un attimo.”

“l’importante per me non è competere contro il tempo, ma sapere con quanta facilità riuscirò a percorrere i quarantadue chilometri della maratona, quanto piacere proverò, queste sono le cose che vanno acquistando sempre maggior significato.”

“[…] la maratona ha un senso in quanto la corre con piacere. se così non fosse, perchè vi parteciperebbero migliaia di persone?”