la metà di niente

non è un capolavoro, non è una delle vette più alte della letteratura, comunque è bello e si lascia leggere.

troppo ottimista forse, perché nella vita vera non è così facile trovare un lavoro interessante e creativo in un momento difficile, quando il marito è scappato lasciandosi dietro i debiti e una vita spezzata.

così come nella vita vera non esiste una giustizia divina così immediata da far si che le amanti abbandonino i mariti proprio durante la fuga d’amore.

né i mariti egoisti  e fedifraghi fanno una brutta fine una abbandonati a loro stessi.

né i figli adolescenti sono così comprensivi verso i genitori e sanno subito prendere le parti di quello che ha ragione.

insomma, nella vita vera le cose vanno diversamente, non è tutto così bianco o nero, non va tutto esattamente come vorremmo che andasse. dopotutto “le famiglie felici si somigliano tutte; le famiglie infelici sono infelici ciascuna a modo suo” tanto per dirla con anna karenina

ma forse ogni tanto serve anche quello, serve anche il lieto fine, il “e vissero tutti felici e contenti…ma solo quelli che se lo meritavano

è comunque realistica la descrizione del dramma del quotidiano, quello che non si vede come tale fino a che qualcosa non arriva con prepotenza ad aprire gli occhi.  è realistico nello scandire (forse troppo rapidamente) i tempi della ripresa di rose dal trauma dell’abbandono, il lento trascorrere dei giorni, ognuno con una piccola sconfitta, ognuno con una piccola vittoria.  ed è un dramma tutto femminile, fatto di piccole rinunce, via via sempre più grandi, di sorrisi forzati, via via sempre più facili da fare.

è il dramma della propria vita vissuta nei ritagli di tempo da tutto il resto, fino a quando il resto, (che è il marito, il lavoro del marito, la vita del marito, gli interessi del marito, le amicizie del marito e poi i figli, gli interessi dei figli, la vita dei figli) non diventa l’unica cosa da fare e il tempo per vivere scompare completamente. “ogni giorno ha la sua pena. quanto basta per arrivare a sera.” ripetuto come una specie di mantra, fino a quando il dolore non farà più così male.

al di là dell’happy end generale, la storia di rose è una storia drammatica. il suo dramma non è tanto nell’abbandono da parte del marito, quanto in una vita vissuta tutta per qualcosa che alla fine non esisteva. e di tutto questo c’erano stati indizi disseminati qua e là, piccoli segni ignorati, non colti, trascurati.

per una volta il titolo della traduzione italiana è decisamente più efficace, per quanto più amaro, e sicuramente più aderente alla storia. “la metà di niente” rende molto più l’idea del “in the beginning” originale, sebbene appunto il senso potrebbe essere che è dal principio che va guardata una storia, è dai primi segni che va letta e capita e di conseguenza gestita. invece molte volte ci si lancia con entusiasmo in qualcosa che già dal principio aveva dimostrato di non valere abbastanza.

da leggere e far leggere alle donne in qualunque momento della loro vita.

da leggere e far leggere agli uomini negli stessi momenti, sperando che capiscano qualcosa.

da leggere se si è chiusa una storia, per qualunque motivo. quanto meno per avere una ventata di ottimismo.