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la bastarda di istanbul

 

ELIF SHAFAK
LA BASTARDA DI ISTAMBUL
editore BUR
pagine 385
euro 9,50

per leggere al meglio questo libro dovreste munirvi di:

  • libro (ovviamente)
  • cannella
  • ceci
  • zucchero
  • nocciole tostate
  • vaniglia
  • pistacchi
  • grano
  • pinoli
  • scorze d’arancia
  • mandorle
  • albicocche secche
  • semi di melagrana
  • fichi scchi
  • acqua
  • uva passa
  • acqua di rose
  • riso
  • cianuro di potassio

e poi dovreste procurarvi la discografia completa di johnny cash da ascoltare in sottofondo durante la lettura.
a questo punto potreste avventurarvi, nelle migliori condizioni sensoriali, nella lettura di questo romanzo al femminile in un mondo a ponte fra turchia e stati uniti, fra turchi e armeni, fra oriente e occidente e, soprattuo, fra passato e presente.

è una storia tutta al femminile quella della famiglia di asya, la figlia "bastarda" che dà il titolo al libro, una famiglia di donne, di nonne e soprattutto di zie, donne diverse tra di loro, ma ognuna che rappresenta un tipo, uno stereoptipo femminile. la devota, la ribella, la moglie tradita, quella abbandonata, la madre infelice.
una famiglia senza uomini, condannati da qualche oscuro destino o maledizione a non nascere o, quando nati, a sparire presto di scena.
ma la bastarda di istambul non è solo un rimanzo di donne o sulle donne. sullo sfondo delle storie aleggia la tragedia antica e mai superata degli armeni, dello scontro fra armeni e turchi e della difficile convivenza in un paese dove tutti gli altri sembrano invece riuscire a tollerarsi benmissimo.

la storia gira intorno a due ragazze, asya, di discendenza turca, figlia della ribelle zia zeliha, nata fuori dal amtrimonio e senza padre, quindi senza passato, e di armanoush – detta amy – armeno americana alla ricerca della propria storia nella terra di suo padre o forse semplicemente di una storia e di un’identità. attraverso di loro conosciamo il mondo che le circonda, la storia delle loro famiglie

il romanzo non è un capolavoro, ma è globalmente bello, una lettura piacevole veloce e decisamente da consigliare.

forse pecca di eccessivi esecizi di stile letterario nel descrivere i movimenti dei protagonisti, le loro azioni in modo spesso superfluo e inutile sia ai fini della narrazione, sia per delinearne il carattere o lo stato d’animo. si dilunga spesso in descrizioni dell’abbigliamento, perdendosi dettagli esterni e poco interessanti, mentre rimane piuttosto superficiale nell’approfondire i caratteri, i sentimenti, gli umori dei personaggi, ai quali ognuno può dare una diversa interpretazione.

persino il colpo di scena delle ultime pagine appare chiaro fin dall’inizio e quella che avrebbe potuto essere un’occasione per approfondire l’interiorità dei protagonisti resta un’occasione perduta.

così come resta un’occasione perduta sullo sfondo della narrazione la vicenda dolorosa del genocidio deglia armeni e il contrasto ancora vivo con i turchi.

brevi accenni quasi didascalici e un paio di flashback sicuramente toccanti, una posizione della’utrice che le ha valso anche un processo per vilipendio dell’dentità turca, ma il tutto resta sempre molto superficiale, soprattutto per chi di quelle vicende sa poco e niente. peccato.

piuttosto fastidioso è poi il manierissmo sudamericano, il continuo richaimarsi alle atmosfere dei grandi romanzi familiari sudamericani, citati anzi a un certo punto quando una delle protagoniste si sente come catapultata in una storia di gabriel garcia marquez. e questa ansia di creare donne artificiosamente forti e indimenticabilie famiglie straordinariamente numerose e varimente bizzarre, nelle quali nessuno è davvero normale e tutti sono dversamente eccentrici, di creare personaggi dalle storie intrecciate, come una matassa che si dipana a mano a mano che procede il racconto, toglio prabibilmente un po’ di valore all’opera.
insomma, se l’avessi letto prima di qualunque marquez o di qualche allende del primo periodo lo avrei trovato geniale e indimenticabile. invece così resta una lettura affascinante, piacevole e sicuramente da consigliare.
ma forse niente di più

mi è venuta però la curiosità di leggere altri libri di questa autrice, il che è sicuramente un segnale positivo…..

PER CHI
lettura sicuramente da donne e per chi ha amato marquez e la prima allende
 
CITAZIONIi
"per recuperare forza rispetto all’antagonista devi accettarlo, accoglierlo e poi trasformarlo"

"i libri erano pericolosi in generale, ma i romanzi lo erano ancor di più. il sentiero della narrazione ti poteva facilmente condurre a un universo in cui tutto era fluido, imprevedibile e ignoro, come una notte senza luna nel deserto"

"se solo potessi non avere un passato, essere nessuno, una che comincia da zeroe resta sempre al punto di partenza. leggera come una piuma"

"era il bello della lettura dei fondi di caffè: contrariamente al destino scritto da Allah, quello scritto dal caffè lo si poteva sempre lavar via"

" quelle persone si comportavano e parlavano come se ciò che dicevano, o il modo in cui lo dicevano, non avesse alcuna importanza, tanto non era possibile esprimere fino in fondo ciò che provavano, e il linguaggio altro non era che la carcassa puzzolente di parole vuote, da tempo marcite all’interno"

"in qualche modo abbiamo la tendenza ad associare i tatuaggi all’originalità, all’inventiva e persino alla modernità. in realtà un tatuaggio attorno all’ombelico è una delle usanze più anctiche della storia"