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le radici del cielo

ROMAIN GARY
Neri Pozza
480 pagine
14 euro
 
ci sono libri che decidono di essere letti (forse la maggior parte nel mio caso) e questo è uno di quelli che ti chiama dagli scaffali della libreria e ti chiede di essere portato a casa.
complice la copertina, l’elefante, i colori contrastati di un cielo bianco e nero le radici del cielo è diventato uno dei libri dell’estate appena trascorsa.
pubblicato per la prima volta nel 1956, in un contesto sotrico che usciva dalla guerra, è un romanzo di un’incredibile modernità.
in un’africa coloniale, in un bar che ricorda le atmosfere e gli intrighi del rick’s cafè di casablanca, si incontrano cacciatori, missionari, avventurieri e donne dal torbido passato. sono tutti in cerca di qualcosa o in fuga da qualcosa, ognuno reca con se ferite del proprio pasasto e non tutti hanno speranze per il futuro.

sono caratteri diversi, isole nello stesso mare, accomunati dalla stessa solitudine.

un giorno, nella disarticolata routine e nell’equilibrio squilibrato del gruppo, irrompe morel, anarchico idealista difensore degli elefanti. cupo e scontroso, il francese lotta per la sopravvivenza di questi giganti, minacciati da ogni parte (e siamo solo nel 1956…), senza compromessi. per lui la difesa degli elefanti è la difesa stessa della vita e viene prima e sopra a qualsiasi altra cosa. non accetta compromessi, non vuole sentire parlare di vie di mezzo.

morel è assoluto nei suoi principi e li persegue avanzando proprio come fanno gli elefanti, travolgendo tutto ciò che ostacola il cammino. mai, nemmeno per un momento, morel pensa che la sua battaglia non sia altro che un’utopia. per lui è l’unica ragione di vita.
il suo ingresso sulla scena, come un sasso gettato in uno stagno dalla superficie tranquilla, turba i delicati e strani equilibri della piccola comunità cosmopolita e smuove tutto quello che dalla superficie non era visibile, disegnando immediatamente nuovi scenari.
chi si unisce alla sua lotta, chi la osteggia, chi ci vede qualcosa di passeggero e chi ne comprende – condividendola o meno – la portata devastante, chi infine ci vede la propria possibilità di riscatto, l’occasione per avere qualcosa dalla vita e per fare qualcosa.
così intorno alla battaglia di morel a difesa degli elefanti ognuno porta avanti la propria lotta, cerca la propria via di fuga o il proprio destino. ognuno si fa scudo con un principio per riscatare in realtà soltanto se stesso.
l’unico ad avere come unico senso la difesa di questi giganti sembra essere proprio lui, lo sfuggente,il solitario, il cupo, il rude ma affascinante morel.

una storia ecologista ante litteram, una storia coloniale, un riflesso di un’europa appena uscita da una guerra con un piede ben saldo in un passato doloroso e uno tremante in un futuro incerto.

quando un libro mi piace lo regalo volentieri. ne ho comprato una copia la settimana scorsa e la comemssa di feltrinelli, pur nel marasma delle compere natalizie, ha avuto il tempo e la voglia di consignliarmi, dello stesso autore, "cane bianco". penso proprio che sarà fra i miei prossimi acquisti

PER CHI

è alla ricerca di una causa lontana per la quale combattere e non riesce per non vedere le battaglie per ciò che gli sta vicino

CITAZIONI

"non valeva la pena di difendere separatamente gli uomini o i cani, bisognava arrivare al nocciolo del problema, la protezione della natura."

"L’Islam chiama questo “le radici del cielo”, per gli indiani del Messico è “l’albero della vita”, e così gli uni e gli altri sono spinti a inginocchiarsi e ad alzare gli occhi battendosi il petto angosciati. Un bisogno di protezione al quale gli ostinati come Morel cercano di sfuggire con petizioni, cercano insomma di arrangiarsi fra loro, di rispondere da soli a quel bisogno di giustizia, di libertà, di amore… a queste radici del cielo profondamente piantate nel loro cuore."

"è facile sopprimere una tradizione magica, ma è difficile colmare i curiosi vuoti che essa lascia "

"Quando li vediamo tutto il giorno seduti sulla porta delle loro capanne, diciamo che sono degli sfaticati e dei buoni a niente. Ma se si toglie alla gente il passato e non si fa niente per sostituirlo, per forza essi si volgono con rimpianto a quel passato. "