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Il corpo

LAB di Giulio Perrone editore
144  pagine
12.50 euro
 
mi viene difficile recensire il libro scritto da una persona che conosco.
per prima cosa è strano visto che non è che io conosca molti scrittori (uno è un mio amico di vecchai data, l’altro un mio contatto di blog che conosco solo in via virtuale) e poi perchè è complicato parlare di qualcosa scritto da una persona conosciuta, riuscendo a scindere l’amico dallo scrittore.
 
con pierfrancesco (matarazzo) ci conosciamo da più di dieci anni e insieme abbiamo precorso molto i tempi.
siamo stati precari prima che essere precario diventasse argomento di conversazione politica e da salotto (prima che inventassero la parola addirittura!), siamo stati colleghi, siamo stati giovani licenziati/disoccupati prima che si parlasse di giovani senza lavoro. abbiamo inseguito treni il venerdì sera e organizzato serate in discoteca e ballato al mio e al suo matrimonio.
 
ora ognuno ha preso una strada lavorativa diversa, ma diversa in senso proprio. sia perchè non lavoriamo più iinsieme, sia perchè facciamo un lavoro diverso da noi.
 
qualche anno fa, già non lavoravamo più insieme, mi ha chiamato.
"vai in piscina stasera? allora ti vengo a salutare un po’ prima" mi ha detto ed è arrivato mentre io aspettavo di entrare in acqua con il suo inseparabile zaino dal quale ha titrato fuori un libriccino, con il suo nome scritto sopra al titolo, "tempus fugit".
"mi hanno pubblicato un libro"
"ti hanno che??????"
e lì ho scoperto (ma la cosa non mi ha stupito affatto) che aveva vinto numerosi concorsi per giovani scrittori e che, accanto alla sua attività di marketing qualchecosaininglese, era anche uno scrittore, panni nei quali lo vedevo e lo continuo a vedere meglio.
 
"tempus fugit" era un viaggio semiserio nel mondo della prima occupazione, nel mondo dei giovani laureati pieni di belle speranze che si affacciano nel magico mondo dell’azienda, laddove tutti sorridono, sembrano divertirsi come matti dalla mattina alla sera ed essere tutti amici per la pelle…alemno fino a quando non diventi uno di loro e tutti gettano la maaschera, mostrando corna, zampe caprine e coda e tirano fuori il forcone da sotto alla scrivania…..
il libro per me poi era doppiamente interessante, visto che molte di quelle esperienza le avevo vissute con lui. se voi lo leggete ritroverete sicuramente personaggi che avete incontrato, mentre io so esattamente chi sono, nomi e cognomi e facce ben definite…e magari in due  o tre frasi…ci sono anche io…
 
poi è venuto "dinosauri di plastica rosa", un viaggio onirico in una roma trasteverina e notturna con finale a sorpresa, e "Un mare troppo calmo per essere il mio", una raccolta di poesie bellissime. credo anzi che la poesia sia il linguaggio nel quale pier si esprime al meglio. tutti libri che vi consiglio di cercare e leggere.
 
e infine l’ultimo libro, "Il Corpo", appunto, uscito pochissimi giorni fa.
è una raccolta di racconti che girano intorno, appunto, al tema del corpo, declinato nelle sue parti più visibili e comuni, le mani, le gambe, le orecchie….basta scorrere l’indice per capire subito di che cosa si tratta.
ma in realtà è un pretesto per indagare la parte più intima di noi, la più nascosta, la più misteriosa e segreta, che si nasconde dietro a quella più fisica e visibile.
e allora le mani di una donna bellissima diventano l’ossessione che le impedisce di godere della propria bellezza, una serie di manie e gesti scaramantici distraggono un uomo dal male che si fa strada in una gamba, un insegnante sente la musica del mondo….
sono tutti pretesti sensoriali che permettono di superare la dimensione fisica per approdare alla realtà più profonda. sono piccole manifestazioni fisiche che però invitano all’indagine interiore.
infatti noi possiamo sia farci travolgere dalla sensorialità, sia indagarla, scomporla, usarla, invece di venirne usati, per penetrare la realtà del mondo e quella di noi stessi.
ma a volte sembra che invece la dimensione fisica ci travolga e ci annebbi il pensiero, come nel racconto "le mani", nel quale appunto la fisicità di mani tozze, sgraziate (sia esso vero o sia solo un’ossessione della bellissima protagonista), impediscono una vita che altrimenti potrebbe essere favolosa, ma sono in realtà semplicemente un corpo che una bellissima donna dà alla propria insicurezza caratteriale, sono un nemico visibile al quale attribuire la colpa dei nostri fallimenti.
l’impressione generale in tutti questi racconti (tutti diversi fra di loro) è proprio questa.
esiste un mondo visibile nel quale pensiamo di introdurci con i nostri sensi.
e poi ne esiste uno invisibile e impapabile, al quale cerchiamo di arriavre con i nostri pensieri.
ma per cogliere appieno l’essenza delle cose occorrerebbe utilizzare sensi e percezioni in armonia fra di loro, altrimenti si rischia di rimanere sempre e solo sulla superficie.
 
non voglio raccontarvi di più, voglio invitarvi a leggerlo.
vedrete, a prima vista sembra un libruiccino che si legge in poche ore.
in realtà sono sicura che ci passarete più tempo di quanto immaginiate. magari a riflettere sul vostro corpo, sul vostro modo di stare al mondo, di percepire ed essere percepiti….
a me, almeno è capitato così…
 
se poi vorrete partecipare attivamente al mondo di pier, potete farlo sul suo blog Imago 2.0
 
 
 
PER CHI
porta in giro il proprio corpo senza pensarci troppo o per chi ne è è ossessionato e per chi vorrebbe arrivare alla realtà delle cose e non ha ancora capito che la strada è lì, a portata di…mani, piedi, occhi, orecchie, braccia e gambe
 
 
CITAZIONI
"Allora non esistevano gli attici, esistevano le terrazze condominiali, dove si stendevano i panni e si condividevano i segreti. Allora c’era il desiderio di una normalità irrealizzabile e non il terrore di una normalità alla portata di tutti"
 
"[…] tanta fiducia nei PC, nella loro capacità di ridurre i tempi di lavoro, nella velocità, mi è sempre sembrata mal riposta. Perchè affrettarsi a concludere un lavoro che non ci piace soltanto per avere il tempo di fare un lavoro che ci piace ancora meno?"
 
"avevamo appena condiviso un segreto di famiglia, ma questo ci aveva fatto solo sentire più distanti"
 
"ogni sapere, conoscenza, verità che ti viene offerta è per sua natura relativa e quindi fallibile, potenzialmente incompleta e inesatta, quindi considerarla come unico riferimento per costruirci sopra un pezzo di vita è quanto mai insensato. Per questo conveniva considerare ogni concetto che ci veniva trasmesso come una "sfumatura" di sapere, una possibile versione, magari quella che va per la maggiore, ma non per questo esatta tout court."