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Giappone – intermezzo #2 – percorsi di lettura

confesso, del giappone non so molto, e meno ancora ne sapevo prima di andarci.
era una di quelle destinazioni delle quali pensavo "prima o poi andrò", ma quel prima era sempre indefinito e sueprato da altre mete più urgenti, che sentivo più vicine a me, per le quali avevo sempre avuto maggiore curiosità.
 
anche l’andarci è stato un po’ un caso, complice un periodo di vacanza piuttosto lungo, un’offerta aerea decisamente vantaggiosa, qualche recente lettura e la passione di famiglia per le arti marziali.
 
credo di aver detto già molte volte come la lettura sia parte integrante della mia vita e che la scelta dei libri per me non è mai un caso, ma frutto di uno studio e di un abbinamento non secondo nemmeno all’abbinamento tra vestiti, scarpe e accessori.
insomma, un libro invernale non può essere letto in estate e viceversa, un libro orientale non può essere letto su una spiaggia tropicale e le storie familiari e sudamericane  della allende mal si conciliano con il paesaggio e con gli aromi orientali.
 
vorrei proporre qui un brevissimo viaggio di carta, un percorso giapponese attraverso i pochi libri in tema che ho letto, un modo per cominciare a entrare in contatto con quel mondo o rivivere quelle atmosfere.
 
comincerei subito con il classico dei classici delle letture giapponesi per tutti, anche se adesso un po’ demodè, banana yoshimoto.
qualche anno fa, appena scoperta, lessi moltissimi suoi romanzi (credo quasi tutti).
ha atmosfere delicate, leggere, anche quando tratta di temi più pesanti e dolorosi.
qualcuno trova i suoi romanzi inconsistenti, ma in realtà hanno quella lievità, quell’apparente superficialità molto giapponese, che in realrà cela un lungo e ragionato eprcorso interiore. sono storie costruite e cesellate con cura, personaggi leggeri e delicati come personaggi di un cartone animato.
in verità mentre li leggo, non riesco a immaginare i protagonisti come persone in carne e ossa, quanto piuttosto come disegni, con  gli occhi grandi, le stelline intorno alla testa quando si fanno male, gli occhi a crocetta e la bocca a D maiuscola capovolta quando sono stupiti.
sono letture brevi, che sembrano non lasciare nulla, ma che in realtà hanno moltissimo dello spirito di quel popolo.
per consigliarne uno fra tutti direi il mio preferito, kitchen.
 
una seconda lettura immancabile e terribilmente giapponese è io sono un gatto di natsume soseki, uno (ho scoperto solo dopo aver letto il libro) degli autori classici della letteratura giapponese del primo novecento.
la mia sintonia con questo paese dipende forse anche dal fatto che sembra adorare il mio animale totemico, il gatto appunto, tanto da trovarlo dappertutto sottoforma di maneki neko, il gatto portafortuna, grassottello e con la zampina sollevata ben augurante che vediamo anche nelle vetrine dei nostri negozi amici del giappone.
in questo lungo romanzo si narra il mondo visto attraverso gli occhi di un grosso gatto di casa, le piccole beghe e miserie umane scrutate e descritte con quel fare sornionamente felino, le ipocrisie degli uomini e le loro ambizioni. una storia che sembra non essere nemmeno una storia, perchè in fondo, a ben guardare, non succede quasi nulla, ma che si legge con la stessa curiosità con la quale si ascoltano le chiacchiere del vicino sul treno, fingendosi interesanti ad altre attività o si osserva lo scorrere della vita altrui dalle finestre, dimenticandosi lo scorrere della propria.
 
una mia recente scoperta (e me ne vergogno, perchè avrei davvero voluto arrivarci prima) è invece il mondo onirico e sospeso di haruki murakami.
ancora una volta atmosfere (invernali, se volessi collocarle in una stagione) ovattate e leggere, sebbene alcune pagine facciano letteralmente drizzare i capelli in testa, personaggi difficili da interpretare, che sembrano anzi voler respingere il lettore piuttosto che attirarlo, permettendogli di restare solo sulla superficie, sebbene se ne intuisca un mondo tumultuoso da qualche parte, intima e profonda.
sono libri non semplici da leggere, estremamente minuziosi e descrittivi, ancora una volta molto giapponesi, per la precisione con la quale, in pochi tratti, riescono ad evocare immagini e sensazioni e persino profumi, sapori e suoni.
il primo che ho letto è kafka sulla spiaggia, una sorta di racconto di iniziazione alla vita adulta, una storia irreale, intrecciata fra presente, passato e futuro, nella quale i molteplici piani narrativi contribuiscono a delineare una trama che si presta a diverse interpretazioni, proprio come accade in un sogno.
meno onirico e più legato alla realtà è invece norwegian wood, forse il suo romanzo più famoso e apprezzato. ù
ancora una volta una storia di ragazzi, una storia d’amore, di disagio, di dolore. ancora una volta atmosfere invernali, brumose, descrizioni di paesaggi e ambienti che riflettono le emozioni e gli stati d’animo dei protagonisti. di nuovo, a una lettura superficiale, l’impressione di una scrittura leggera, di una trama semplice. in realtà la lettura porta a uno stato di introspezione personale considerevole, a una profonda e continua riflessione su di se’.
insomma, letture non semplici in entrambi i casi, ma coinvolgenti, seppure in maneira diversa fra loro.
 
di ambientazione contemporanea, a metà fra il noir e il grottesco, le quattro casalinghe di tokio, di nasuo kirino.
una storia di donne, di solidarietà, di affetti e di piccole e grandi violenze. una trama tragicomica, cruda e grottesca al tempo stesso.
 
a ponte fra oriente e occidente invece amelie nothomb, una delle mie scrittrici preferite.
belga, figlia di diplomatici, nata e cresciuta per i primissimi anni della sua vita in giappone, amelie è un’europea che ha però avuto e conserva una forte connotazione giapponese, lingua che ha cominciato a parlare fin da piccolissima e che ha studiato in seguito.
per un suo sguardo sul giappone, dalla sua posizione privilegiata di europea in grado di capire (fino a uncerto punto) la mentalità giapponese, impredibile è stupori e tremori, racconto autobiografico della sua (drammaticamente comica) esperienza lavorativa in un’azienda giapponese e dello scontro di civiltà che ne deriva, nonostatte tutti i suoi sforzi di integrazione.
magistrale la pagina sulla condizione della donna giapponese.
sullo stesso filone di incontro/scontro di culture, ma questa volta con una deriva romantica, è nè di eva nè di adamo, cronaca della storia d’amore dell’autrice con un adorabile ragazzo giapponese, un coetaneo quindi, per molti aspetti simile a qualunque fidanzato di qualsiasi latitudine. questa volta il confronto è meno cruento del precedente in campo lavorativo, ovviamente, e poi c’è di mezzo l’amore. ma ugualmente si evidenziano tutte le differenze fra culture così profondamente diverse.
ancora una volta però nelle pagine del breve romanzo si percepisce che il vero grande amore della nothomb è uno e uno solo.
il giappone.
 
termina qui il mio breve e incompleto viaggio nel giappone di carta stampata.
ora possiamo proseguire con i racconti e le immagini.
 
 
[segue]