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Giappone 3 – Kyoto

arriviamo a kyoto con lo shinkansen, il treno superveloce e superpuntuale. altra cosa, la puntualità dei giapponesi, che dovrebbe essere la normalità e che invece non finisce di stupire il viaggiatore europeo (non voglio dire italiano per non essere accusata di campanilismo alla rovescia). la facilità con la quale in giappone si fanno le cose normali è incredibile per noi abituati invece alla lotta per conquistare tutto, dall’uscita dal parcheggio la mattina, continuando per la strada e via via, il caffè al bar, il posto in metropolitana, la risposta dal collega….

qui invece le cose che fanno di contorno alla vita funzionano in maniera lineare e regolare. dopo un po’ si ha la netta impressione di scorrere su un tapis roulant senza un solo pensiero al mondo che non siano…i propri pensieri. e in tutto quest’ordine, ritengo, risieda la vera libertà, ma avremo modo di parlarne in seguito.

e ovviamenete il paradigma di tutto questo è proprio il treno.

da orario si parte alle 9.26? e 9.26 siano, sono e saranno, precise spaccate. e ogni scompartimento si fermerà e aprirà le porte esattamente dove indicato, non un centimetro più avanti, non uno più indietro.

vedo già nasi storcersi, sopracciglia inarcarsi e trovare così noiosa e senza fantasia tutta quest apercisione, ma ripeto, avremo modo di rifletterci.

lasciata tokyo con un vento sferzante e un cielo blu cobalto, a kyoto ci accoglie invece un cielo grigio. poco lontano, in campagna, ha nevicato e quel paesaggio invernale, ovattato e silenzioso ha un fascino speciale, mentre il treno lo attraversa veloce e silenzioso. 

kyoto già a prima vista si presenta diversissima da tokyo. è curioso che una sia l’anagramma dell’altro, anzi, le sillabe siano le stesse, ma invertite. mi viene subito da pensare che voglia dire qualche cosa. che siano lo ying e lo yang, le due facce della stessa medaglia, due aspetti differenti dello stesso fenomeno.

kyoto non ha i grattacielo e le strade enormi di tokyo, ma conserva ancora la sua struttura antica, le case basse di legno a due o tre piani. fu per altro l’unica città giapponese ad essere risparmiata durante la guerra e dà quindi l’idea di quello che dovevano essere le città giapponesi. essendo meno occidentale, ha certamente più personalità.

per un approccio ancora più tradizionale invece dell’albergo la scelta è caduta su un ryokan, le abitazioni tradizionali giapponesi.

il secondo segno evidente che kyoto è diversa, è che nemmeno il tassista sa come arrivarci  sebbene gli si mostri l’indirizzo e la piantina. legge e rilegge, gira e rigira la mappa, parla in giapponese (e dopo un po’, visto che la chiave inglese sembra non funizionare qui,  è meglio rispondergli in italiano, che per lo meno permette più mimica fcciale e l’uso più disinvolto del linguaggio del corpo). poi la macchina parte e arriva in effetti da quelle che si scoprirà pù tardi sono le parti del ryokan, girando e rigirando per stradine a senso unico senza venire a capo di niente. al’inizio ho pensato di aver avuto la sventura di capitare con un tassista arrivato per la prima volta a kyoto solo la mattina stessa, ma avrò modo di notare che un po’ tutti i tassisti (salvo rarissime eccezioni) sembrano stranieri nella loro città, il che non è molto rassicurante.

per farla breve, procedendo per tentativi e approssimazioni successive e dopo un paio di telefonate al ryokan stesso per far spiegare (con scarsi risultati) al guidatore che strada debba prendere, arriviamo a destinazione. credo sia inutile specificare che in tutto questo pergrinare il tassametro non ha galoppato all’impazzata segnando cifre da capogiro ogni nanosecondo.

i ryokan sono le abitazioni tradizionali, nelle quali si entra senza scarpe (mettendosi al massimo le immancabili ciabattine tipo nonno di similpelle blu), si cammina sui tatami, le stuoie unità di misura delle stanze. una stanza media sono quattro tatami, e si dorme sul futon.

le pareti sono scorrevoli e fatte di legno e carta di riso (per un momento l’idea di rifarle anche a casa a roma mi attraversa la mente, ma l’immagine immediatamente successiva sono due gatti attaccati alle pareti sottili e un rumore prolungato di strappo), l’arredamento essenziale.

in pratica è la casa di doraemon, quella dei cartoni animati.

ha un sapore diverso questo giappone rispetto alle luci e alla frenesia, pur controllata, di tokyo, ha già un’altra velocità, altre dimensioni, altri spezi e altri colori. ha una serenità diversità e forse un’anima più orientale, più giapponese.

a kyoto sperimenteremo una piccola emergenza, un incendio notturno nel nostro ryokan (come forse ricorderà chi seguiva il viaggio live from japan su facebook) e faremo la conoscenza di fabio (si consiglia caldamente un giro quotidiano sul suo blog), un ragazzo italiano ormai giapponesizzato, visto che vive lì da anni, insegna italiano e ha assunto la gestualità tipica dei giapponesi.

nel primo caso toccheremo con mano l’educazione e la cortesia dei giapponesi che, anche di fornte a un’emergenza, conservano comunque riguardi per noi impensabili verso il prossimo, dai pompieri che chiedono il permesso per entrare nel ryokan avvolto dal fumo con le scarpe, si lasciano fotografare e aggirarci in mezzo a loro senza scacciarci in malo modo, fino alla proprietaria del ryokan che per tutta la sera non ha fatto che scusarsi per l’accaduto con un’aria così contrita e mortificata che non potevo fare a meno di starle vicino e sorriderle, ripetendole che stavamo tutti bene, che none ra successo nulla, che avremmo avuto qualcosa di interessante da raccontare, e che la mattina dopo a colazione (ossia meno di sei ore dall’accaduto) ci fa trovare una lettera di scuse in giapponese e inglese e un piccolo regalo.

nel secondo caso, con fabio, vedremo, come in una sorta di sliiding door, che cosa significhi davvero cambiare del tutto vita, paese, e sarà lui a raccontarci dei suoi allievi che studiano italiano, innamorati (inspiegabilmente) del nostro paese, della sua confusione, dei suoi imbrogli, della sua maleducazione, facendoci sentire ancora più responsabili verso questi nostri ospiti speciali e tanto affezionati

piccoli flash, brevi episodi, istantanee….

[segue…]