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Giappone – intermezzo – un altro mondo e' possibile

"yes, we can!" disse qualche mese fa un tale e diventò presidente degli stati uniti d’america.

"si può fare!" provò a tradurre un altro tale nostrano (che poi per me "si-può-fa-a-re!" resta legato a frankenstein jr…..) per una posta in gioco ben più bassa, ma non gli andò altrettanto bene.

e questo slogan "si può fare, è possibile", mi è risuonato in testa tantissime volte durante il viaggio in giappone.

in tedesco (quanto sono precisi i tedeschi) ci sono due verbi diversi per dire "potere", konnen e durfen.

il primo indica la possibilità "fisica" di fare qualcosa ("ich kann schwimmen"…so nuotare, posso nuotare), il secondo la possibilità "giuridica" mi viene da dire, o "morale" se non temessi di abusare del temine. "ich darf schwimmen" "posso nuotare, è lecito, è consentito.

insomma, nello stesso mare se ich kann schwimmen (sono in grado di nuotare) non è detto che ich darf schwimmen (mi sia consentito)

in italiano è difficile far capire questo concetto, mentre credo che in giappone non ci siano problemi.

infatti tutto sembra ordinato, tutto scorre nel suo verso. persino la folla che passeggia sui marciapiedi di ginza cammina seguendo un senso di marcia. due correnti parallele che scorrono nei sensi inversi senza scontrarsi (è però difficile attraversare uno di quei iumi per cambiare direzione). c’è un grandissimo rispetto per gli spazi altrui. le mascherine che ci fanno tanto ridere e che ci fanno additare i giapponesi come degli ingenui spaventati delle malattie in realtà servono esattamente al contrario di quello per le quali le useremmo noi. non servono a evitarsi le malattie, ma a evitarele agli altri. le portano quelli che hanno il raffreddore nei posti affollati per non contagiare tutti.

la gente è cortese anche all’eccesso dal nostro punto di vista.

quando si entra in un negozio o in un ristorante giapponese e’ tutto un risuonare di "いらっしゃいませ" (*) che significa "benvenuti".
in piu’ di un ristorante addirittura tutto il personale in coro dava il benvenuto a ogni nuovo avventore.
"いらっしゃいませ!" diceva chi accoglieva alla porta.
"いらっしゃいませ!!!!" rispondevao cuochi e camerieri

in un negozio a kyoto la commessa lo ripeteva incessantemente, come un mantra, come una litania "いらっしゃいませ…. いらっしゃいませ….. いらっしゃいませ…."  irassyaimase, irassyaimase, irassyaimase….., non capivo bene se ad ogni persona che entrava, se a ogni persona che vedeva o se lo facesse ormai in automatico.

dispone comunque bene qualcuno che ti da’ il benvenuto in un negozio o in un ristorante, nel quale magari spenderai anche dei soldi.
sempre meglio che essere guardati come l’ennesimo scocciatore ed essere guardati dall’alto in basso dall’ultima delle commesse di qualche negozio pretenzioso o essere spenanti come polli in qualche ristorante romano pretenzioso che risponde poi con spocchia che "comunque hai mangiato volentieri" (e volevo vedere che con certi conti salti il cibo facesse pure schifo).

le strade sono pulitissime, tutto viene riciclato e la raccolta differenziata differenzia davvero carta, cartone, vetro a seconda dei colori e plastica (schiacciata). i rifiuti non sono messi alla rinfusa, ma disposti in modo da occupare il minimo spazio possibile. il cartone viene sistemato e impilato come nemmeno una legnaia dell’alto adige, le bottiglie di plastica sono schiacciate per occupare meno spazio, i contenitori di tetrapak vengono aperti e LAVATI prima di essere buttati (qui ho capito che da noi una cosa simile e’ impensabile. scoppierebbe la rivoluzione)

sembra davvero un altro pianeta e più volte mi sono ritrovata a guardare quei personaggi, fisicamente diversi noi, ma pur sempre appartenenti alla stessa specie umana, chiedendomi se per caso non fossero marziani venuti da un altro pianeta. e spesso mi sembrava di contemplare una realtà parallela, un episodio di "ai confini della realtà" nel quale si apre la solita porta della solita casa e ci si ritrova in un altra dimensione, in un’altra ipotesi di laboratorio dell’evoluzione.

sliding doors, insomma. si sceglie una direzione, un minimo scostamento e, a distanza di tempo, ci si ritrova agli antipodi.

so bene che non sono solo rose e fiori, che la società giapponese ha delle forti contraddizioni (visibili ad esempio nei contrasti fra la pace dei templi giapponesi, sospesi fuori dal tempo e dallo spazio e il chiasso, il fumo, i rumori delle sale del pachinko), so bene che probabilmente a essere giapponesi la vita non è così semplice, e che il loro esasperato senso del dovere non li fa vivere sereni. ma visto dall’esterno è un mondo che funziona. magari con qualche aggiustamento che renda la vita più rilassata, ma fra il loro mondo ordinato e rispettoso e il nostro arrabbiato, sporco e volgare so già quale scelgo.

 

 (*) pron. approssimativa irassyaimase