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una mattina del tutto (a)normale

 
di solito si scrive per lamentarsi di qualche cosa, di solito si raccontano episodi nei quali qualcuno ha fatto qualcosa che non doveva.
invece, se le cose vanno bene…sembra che l’argomento sia meno interessante.
 
questa mattina sono andata in uno dei vari palazzi dell’amminsitrazione pubblica che frequento per lavoro.
uno di quelli enormi, che prende un isolato intero di uan via al centro di roma, una specie di labirinto…
avete presente il film "asterix e le 12 fatiche?", la fatica nella quale deve procurarsi un alsciapassare nel palazzo che rende folli?
 
ecco, architettonicamente il palazzo in questione è così, roba che se non mi avessero accompagnata la prima volta mi sarei persa (e a tutt’oggi ho qualche dubbio quando premo il pulsante dell’ascensore per salire o quando si aprono le porte…e sbaglio sempre piano quando scendo)
roba che devi fare la fila per prenderel’ascensore, roba che l’ascensore a volte lo aspetti anche 10 minuti….
 
stamattina allora, sfidando il freddo arrivato tutto d’un tratto, infilato il primo vestito più pesante che mi è capitato sotto mano (comprato quest’anno, perchè ho ancora in giro roba leggera…), arrivo nel mio bel palazzo e vado da una dottoressa che conosco lì dentro e alla quale ogni tanto vado a rompere le scatole con le mie solite richieste da…."ditta fornitrice" (la richiesta suona più o meno "quando ci pagate?").
la signora in questione è deliziosa, la gentilzza fatta persona, sempre cortese, sempre disponible.
cosa che già, nell’immaginario collettivo dell’ufficio pubblico, potrebbe stupire non poco.
 
oggi per me aveva solo una risposta parziale.
io quindi già mi aspettavo di uscire senza risultato, cercare altre vie, altre fonti chissà dove per ottenere sapere quello che mi serviva, cercando di memorizzare il nome dell’ufficio (uno di quei nomi che solo a dirlo evoca pratiche inevase, perdute e polverose) detentore di questo sapere che lei mi stava dicendo, scansionando le mie conoscenze per vedere chi aveva meno gradi di separazione con quell’ufficio o con qualche cosa che gli si avvicinasse, studiando il modo per avvicinarmi, temendo però che ci volesse come minimo un ministro della republica per essere introdotti e considerati nelle sacre stanze.
 
invece, la gentile signora, si alza dal suo posto e….mi accompagna! di persona personalmente fino all’altro ufficio.
la mia interlocutrice è al telefono e allora lei mi lascia sulla porta. "la aspetto nella mia stanza quando ha finito!" si congeda.
"ecco" mi dico "figurarsi! di prima mattina io, una sconosciuta, vengo qui da questa che nemmeno mi conosce, con una scocciatura…bene che mi va mi manda a spigolare.."
sfodero una delle mie espressioni più gentili e cordiali, sorrido e resto sulla porta quand’ecco che arriva la collega di stanza
"desidera?"
mi presento, le spiego quale azienda rappresento e perchè sono lì, le dico che sono alla ricerca di una certa pratica, che vorrei sapere i tempi per certe cose…aspettandomi ovviamente un "non lo so, chissà, chi vivrà vedrà!"
e invece la signora comincia a scartabellare fra i fascicoli e i faldoni, non trova la mia pratica e, invece di arrendersi e mandarmi a pascere, la ricerca di nuovo, guarda e riguarda e alla fine…la trova!!!
 
 
le notizie che mi dà non sono buone come speravo (ma me lo aspettavo), ma si dimostra ancora una volta disponibile, gentile, mi dà il suo numero di telefono, dice che posso chiamare o passare tranquillamente quando ho bisogno.
 
insomma, esco di ottimo umore dal palazzo che evidentemente non rende folli, ma gentili e collaborativi.
 
e un po’ mi vergogno di me stessa perchè me ne stupisco.
 
questa, mi dico, è la normalità.
e su questa normalità dovremmo riflettere un po’ di più, invece di meravigliarcene