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liscio come l'olio

piove.
piove su tutta italia e doveva piovere anche sulla puglia lo scorso weekend.
eppure, incuranti del maltempo e sprezzanti del pericolo di surgelarci in un trullo senza riscaldamento, armati di piumone multistrato preso in offerta all’ikea, pigiamoni di flanella a quadrettoni bianchi e rossi (uguali…no comment) e stufetta elettrica, siamo partiti per un fine settimana in campagna.
 
ma evidentemente quel trullo ha qualcosa di magico, chi lo sa. già lo si capiva dal modo in cui si è fatto trovare, comprare, da tante piccole cose, che ci hanno fatto credere da subito che con quel luogo ci fosse una sorta di empatia, di incantesimo positivo, una simpatia reciproca insomma.
e infatti arriviamo in una notte umida e bagnata, ma sotto un cielo stellato.
l’aria è fredda fuori, ma all’interno si sta meglio che a casa a roma…
 
e il giorno dopo, a detta di tutti, abbiamo portato il sole dopo una settimana di pioggia!
è una splendida giornata, il cielo è di quel blu acceso come sa fare il cielo di puglia, il sole si riflette sulle pareti bianche, sono fiorite tre gerbere e tutte le nostre rose, la temperatura è piacevolissima e l’aia popolata dai nostri amici gatti che vengono a fare colazione, avendo capito sin dal primo giorno che basta un "miao" della giusta tonalità, una testina piegata da un lato, una strusciatina contro le pareti, per sciogliere una gatta a caso e farla correre alla ricerca di cibo da elargire.
 
saluti ai vicini, il piccolo M. ci chiama dalla sua veranda "ciao!!!! sto giocando con il vostro pallone!" ci dice.
 
abbiamo anche avvertito vincenzo, il contadino che l’estate abita di fronte a noi e che l’inverno torna in paese, ma che ogni giorno torna a curare la sua campagna. e lui, puntuale,a lel dieci di mattina, si presenta.
armato di reti, tini ("tine" dice lui), rastrellini e un trattorino.
"c’è il sole! non pensavo! possiamo raccogliere le olive!" ci dice
 
a dire il vero lui si rivolge ad antonio più che a me, fedele all’idea che gli uomini lavorano nei campi mentre le donne fanno altro. e io infatti comincio a fare "quell’altro" che, volente o nolente, mi compete, come il bucato, o riordinare qualcosa.
ma in una casa da fine settimana e volutamente essenziale, i lavori finiscono (non a caso!) presto e mi affaccio sul terreno sul quale comincia a spuntare il foraggio che O. ha seminato ordinatamente e li scorgo laggiù, gli uomini al lavoro….
 
ammetto di sembrare uscita più da "Sex and the city", che da "A come agricoltura", compresa la mia copia di vanity fair che mi guarda scettica dal tavolo….
ed è vero che con la protagonista di sex and the city divido l’insana passione per le scarpe e un naso decisamente importante, ma è anche vero che vengo da una famiglia di coltivatori diretti, come diceva mia nonna e che la campagna su di me esercita un fascino che non vorrei dire pari a quello delle scarpe, ma comunque molto forte.
 
e così, mentre la moderna lavatrice fa il bucato per me, infilo i jeans sporchi di vernice con i quali l’estate scorsa ho ridipinto tavoli e credenze, una felpa del MIT, stivaloni di gomma comprati appositamente (e fatti comprare a un recalcitrante antonio che non riusciva a intuirne l’utilità e che ora non potrebbe farne a meno) e raggiungo i lavoratori.
 
vincenzo, un po’ scettico per sua stessa ammissione, ha portato un rastrellino anche per me "per la signora..se ti vuoi divertire"….(mi dà un misto di tu e lei, ma mi chiama sempre "signora") e invece in breve tempo si deve piacevolmente ricredere.
il lavoro non è troppo stancante, dato che si tratta dopotutto di una decina di piante non troppo alte, la giornata è bella, l’aria calda e il sole piacevolissimo.
 
stendiamo le reti sotto all’ulivo, poi cominciamo a pettinare i rami per far cadere le olive a terra. quando l’albero è ben ripulito e tutte le olive sono a terra, si raccoglie la rete e si versa il contenuto, dopo averlo ripulito, anche con l’aiuto del piccolo marco, da rametti e zolle di terra, nella tina.
si passa poi all’albero successivo e così via, per tutta la mattina.
pausa a mezzogiorno e mezzo per andare a pranzo e si riprende nel pomeriggio fino a che cala il sole.
 
vincenzo, che mentre lavoriamo ci racconta un po’ della sua vita, è davvero piacevolmente sorpreso. non si aspettava non solo che avremmo aderito con questo entusiasmo all’idea della raccolta delle olive, ma anche che lo avremmo fatto con tanto impegno.
ma per noi, dopotutto, è un diversivo, è un lavoro diverso da quello ceh facciamo di solito, è qualcosa da raccontare (antonio infatti, ogni spesso sparisce e si mette a fare fotografie da pubblicare, mentre noi lo prendiamo in giro "è così che lavori, eh?")
 
alla fine della giornata il raccolto ha superato le aspettative.
dal quintale scarso che ci aspettavamo abbiamo raccolto…un quintale e 75 chili!
quasi due quintali di olive che abbiamo passato la sera a guardare con compiacimento, olive che saltavano fuori dappertutto e rotolavano libere per casa e aia
olive portate al frantoio la mattina dopo, integrate con altre per arrivare ai tre quintali minimi e dalle quali sono venuti fuori trenta litri di olio.
 
della qualità non so dirvi ancora nulla, perchè dobbiamo andarlo a ritirare, ma…non vedo l’ora di farmi una bruschetta!