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festival della letteratura di viaggio

dal 25 al 28 settembre si terrà a roma, nella cornice di villa celimontana, il primo festival della letteratura di viaggio.
quattro giorni, tanti temi tutti intorno al viaggio, dal racconto, all’imamgine, passando per la musica e le immagini del cinema.
insomma, tutti i modi per vivere e raccontare un viaggio.
 
la giornata di sabato 27, coordinata da marina misiti, ideatrice e blooger di donneconlavaligia sarà dedicata al racconto al femminile, una dimensione quindi particolare di viaggio, una categoria a se stante all’interno delle altre categorie.
 
come è facile immaginare mi sono spesso interrogata sulla dimensione femminile del viaggio, chiedendomi se ci sia un approccio diverso fra un uomo e una donna nell’affrontare lo stesso viaggio, se ci siano motivazioni e spinte differenti a seconda se si sia uomini e donne.
 
la risposta politically correct sarebbe no, che il viaggio, come qualunque esperienza umana, è fatto da persone, a prescindere dal loro sesso.
agitando un ditino ammonitore contro chiunque osi afefrmare il contrario.
ma ho già detto molto volte di non essere politically correct, e ho altresì ribadito che ritengo che fra uomini e donne qualche differenza ci sia e, lasciatemelo ripetere, vive la difference!
 
e per questo penso che anche nel viaggio ci sia una prospettiva diversa a seconda del sesso.
 
gli uomini, a ben vedere, hanno sempre viaggiato, mentre le donne restavano a casa con i figli.
gli uomini hanno viaggiato per il mondo alla ricerca di nuovi mercati, per vendere o comprare merci, oppure hanno viaggiato per conquistare territori lontani.
le donne no.
quelle che viaggiavano "per conto proprio" erano quelle che venivano date in mogli a suggello di qualche alleanza politica.
 
il viaggio quindi, la scoperta fine a se stessa di un luogo, è quindi per le donne una conquista relativamente recente.
la molla del viaggio per le donne, e parlo delle pioniere, delle prime avventuriere con i calzoni a sbuffo, le viaggiatrici romantiche del millennio appena finito, era quindi la curiosità, il desiderio di vedere mondi lontani fino ad allora solo letti nei libri nei lunghi pomeriggi d’inverno.
non era ild esiderio di conquistare qualcosa, nè quello di imporsi.
era semplicemente il desiderio di vedere, conoscere, sapere.
lontano da una società che certo non favoriva la sete di conoscenza delle donne, che anzi cercava in qualche modo di soffocarla.
ma la curiosità, si sa, è femmina….e non avrebbero potuto fermarci ancora a lungo.
 
oggi viaggiare per tutte noiè più facile, ma al tempo stesso più difficile.
facile, perchè abbiamo indipendenza economica, perchè i prezzi per voli intercontinentali non sono più solo roba da ricchi, difficile perchè il mondo per una donna da sola è sempre più pericoloso e ostile, perchè ci sono spesso ostacoli culturali a una donna da sola, e perchè, senza ancora una volta volersi nascondere dietro a parole prive di senso pratico, una donna è sola è – sempre e comunque – un bersaglio fin troppo facile per chi sia armato delle peggiori intenzioni.
 
per questo ritengo che la dimensione del viaggio sia diversa dal punto di vista di una donna, per questo ritengo che lo stesso posto sia percepito diversamente a seconda che lo viva un uomo o una donna.
da donna e viaggiatrice ho notato spesso di essere io oggetto di maggiore attenzione da parte delle altre donne di paesi e culture lontane, molto di più di quanto non acacdesse fra uomini.
le donne, da che mondo è mondo e a qualsiasi latitudine, si guardano fra di loro, guardano i capelli, i vestiti, sono curiose di sapere i fatti le une delle altre, sentono comunque una solidarietà di fondo che invece nel nostro mondo occidentale si va perdendo.
le donne guardano alle altre donne, con curiosità, con sospetto, ma le osservano.
ci osserviamo per la strada, negli uffici, fra di noi più o meno simili. figuriamoci quando ce ne capita una così diversa da doverla decifrare del tutto!
 
poi c’è il piano del racconto, di quell’arte tutta femminile di leggere la realtà, di quel desiderio di raccontarla, di dare un corpo ai suoi ricordi tracciandolo su carta, di raccontare e ascoltare storie.
 
e allora, viaggiatori, ma soprattutti viaggiatrici, se passate per roma, venite a sentire che cosa abbiamo da raccontare…o – magari – a raccontare di voi!
 
(per l’occasione, con la valigia, ovviamente)