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bentornata ingrid

è già un po’ che volevo scrivere qualche parola sulla liberazione di ingrid betancourt, su questa donna che è stata prigioniera nella giungla per oltre sei anni, senza alcuna speranza di essere mai liberata, insieme a nemici.
dal primo momento in cui  (ero in macchina) ho sentito che era stata liberata e mi è letteralmente venuta la pelle d’oca.
 
mi aveva colpito la sua ultima immagina da prigioniera.
l’aria triste, stanca, dimessa, la testa china, i capelli lunghissimi, le gambe incrociate, lo sguardo basso che non incrociava mai l’occhio della telecamera, che non guardava verso i suoi sequestratori e verso quel pubblico che avrebbe visto quei trenta secondi per mesi e mesi. non guardava verso la sua famiglia, che la avrebbe rivista lì per la prima volta dopo tanto tempo.
come se non volesse farsi vedere.
mi ero chiesta spesso come dovesse sopravvivere, come potesse sopravvivere una persona cui vengono tolte libertà e dignità in qeusto modo, come riuscisse ad andare avanti, quali speranze potesse avere, quali pensieri, come trascorresse le sue giornate.
 
mi aspettavo di vederla spaventata, spaesata alla sua liberazione, felice certo, ma con negli occhi ancora la paura di quei sei anni di prigionia, mi aspettavo di vedere una donna spaventata, incattivita, indurita.
e invece alla sua liberazione era sorridente, era ancora combattiva e indomita e ha detto di essere sopravvissuta per rivedere i figli, che probabilmente per lei saranno stati uno dei pochi motivi per non cedere, per tenere duro. aspettare per rivederli l’ha tenuta viva e l’ha aiutata a non impazzire per sei anni e mezzo di prigionia, sei anni e mezzo nascosti nella foresta, sei anni e mezzo senza libertà, pronta a passarne almeno altri quattro così, come ha detto di aver pensato.
 
ingrid betancourt mi ha dato l’idea di uno dei personaggi dei romanzi della allende, quelle donne sudamericane forti, affascinanti e femminili (alla liberazione aveva un gilet mimetico e i lunghi capelli raccolti in una treccia stretta tenuta ferma da un elastico con un fiore).
sorrideva ingrid nelle prime immagini che abbiamo visto di lei libera, una donna forte, di grande fede, sorrideva e stringeva una specie di rosario artigianale arrotolato intorno al polso.
sorrideva e parlava con calma, con la voce ferma. ringraziava chi non l’ha abbandonata, chi ha lottato per la sua liberazione, ha ringraziato Dio per averl dato fede e forza per affrontare questa incredibile prova.
ha perso gli ultimi sei anni di vita dei suoi figli, li ha lasciati bambini che quasi poteva prendere in braccio e li ritrova adulti, grandi, belli. e non smette di dirgli quanto sono belli.
forti come lei, che stringono le mani della loro mamma, ma ricordano al mondo che ci sono altre famiglie per le quali l’incubo non è finito e che gli altri prigionieir, forse meno eccellenti, non vanno dimenticati.
 
non riesco a smettere di pensare a quel suo sorriso a quel suo non voler per il momento penasre ai sei orribili anni passati, liquidati con i giornalisti morbosi con un "ci trattavano come cani", al suo racconto della liberazione: quando ha capito di essere libera, quando ha capito che le parti si erano invertite e che ora i suoi carcerieri erano diventati prigionieri, quando ha visto in manette i suoi sequestratori non ha gioito, non ha provato un senso liberatorio di vendetta.
non so come si possa trovare questa forza dopo tanta sofferenza, non so se si debbano avere capacità eccezionali o se la situazione è in grado di rendere ognuno così forte, solo che lo voglia davvero.
non riesco a immaginare adesso la sua vita, fatta di riscoperta di tutto quello cui aveva dovuto rinunciare per tutti questi anni, di rinnovata speranza, di desiderio di lottare ancora.
non riesco a immaginare quanto grande sia la sua felicità, la sua curiosità di sapere tutto dei suoi figli, tutti questi anni, di rimettersi in pari con il mondo.
dopo tutta questa esposiozne mediatica avrà bisogno di riposo, di capire, ancora una volta, che cosa le è successo. e di realizzare che questa volta le è successa una cosa bellissima.
le è stata regalata di nuovo la vita.
 
guardo le sue immagini e il suo sorriso infinito e sono orgogliosa dela grandezza di questa Donna, che tutto l’orrore degli uomini non è riuscito a distruggere.