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madagascar parte II – frederic

è domenica.
il sole fa capolino da dietro spesse nuvole.
 
è domenica e andiamo a messa.
 
andiamo alle messa dei bambini, che alle sette e mezza vanno a fare catechismo e poi a messa.
oggi conosceremo frederic, il bambino che abbiamo adottato a distanza.
arriviamo e il grande cortile della chiesa è occupato da tantissima gente, vestita, come si dice dalle mie parti, della festa.
si celebrano anche due matrimoni oggi e arrivano gli invitati, eleganti, in giacca e cravatta gli uomini, vestiti lunghi e tacchi alti che si fanno strada nella polvere le donne.
 
il cortile brulica di bambini.
ci sono i bambini del catechismo, che in file ordinate, escono dalle classi in ordine di altezza.
ci sono poi i bambini che non vanno scuola, che non vanno a catechismo. grigi di pelle e di vestiti, per la polvere, senza scarpe, stanno qui, giocano al sicuro, sperano di ottenere qualcosa.
conoscono don adriano e don luciano e i sacerdoti conoscono loro.
 
come il giorno precedente ci vuole pochissimo perchè si accorgano di noi e perchè il gioco degli specchi e degli show nelle macchine fotografiche ricominci da capo.
siamo di nuovo circondati da bambini che vogliono farsi fotografare, da piccole bambole vestite di pizzi con i codini e le treccine colorate, appena ne fotografi uno te ne ritrovi intorno altre decine.
bonjour! bonjour!
e ridono quando gli rispondi in francese o tenti di salutarli in malgascio.
 
fra tutti questi bambini c’è anche frederic, il piccolo che abbiamo adottato a distanza.
ce lo presenta la maestra, che ci chiama.
in tutta quella confusione (ci sono circa 800 bambini che frequentano la scuola, senza contare quelli che , per un motivo o per l’altro, non ci vanno, fate un po’ il conto…) non lo avremmo mai trovato, ma come lo vediamo lo riconosciamo subito dalle fotografie che ci ha mandato. non è cambiato molto, non pare troppo diverso dall’ultima fotografia.
sembra davvero più piccolo dei suoi 12 anni.
è curioso, mentre tutti gli altri bambini ci accolgono ridendo, lui ci fissa serio, mentre noi sorridiamo, ci presentiamo, lo salutiamo in francese, lo aggrediamo forse con la nostra gioia per l’averlo visto dal vero…
ci fissa con gli occhi grandi, un po’ spaventati. guarda in continuazione la maestra e don adriano, facce conosciute e rassicuranti, che teme forse lo stiano ingannando. cerca di guardarci il meno possibile, distoglie lo sguardo, abbassa gli occhi.
gli dicono che ci vedremo dopo la messa e lui sparisce insieme agli altri, si va a mettere in fondo alla chiesa, vicino all’altare, in mezzo ai suoi compagni, al sicuro.
 
la messa dei bambini è uno spettacolo, un coro di piccole voci che cantano, facendo quasi a gara a chi canta più forte, a chi fa sentire di più da Dio lassù.
rispondono alle preghiere. sono seduti tutti insieme, disciplinati e attenti, per oltre un’ora.
della messa capisco poco e niente, se non i diversi momenti…le letture (chissà quali), il vangelo (idem)…capto qualche suono che potrebbe essere "cristo" e qualche "amen", ma nulla di più.
 
ci aggiriamo in chiesa il più possibile discreti, ma attiriamo l’attenzione comunque e sentiamo decine di piccoli occhi che, pur rimanendo seduti composti nelle panche, ci seguono, che ci osservano.
ci sorridono quando incrociano il nostro sguardo.
e a me viene da pensare che Dio è veramente seduto in mezzo a loro in quel momento. è in cielo, in terra e in ogni luogo, ma lì…beh…più che altrove.
 
dopo la messa dribbliamo a fatica i piccoli che, liberi dal comportamento educato da tenere in chiesa, ci girano intorno… in pratica veniamo afferrati da un sacerdote, perchè da soli non avremmo mai avuto il coraggio di andare via e ci saremmo lasciati sommergere dalla piena dei piccoli…
e, nel giardino privato, possiamo fare meglio conoscenza con frederic, che sembra sempre più spaventato più che incuriosito da noi.
già, perchè un conto è scrivere a natale e pasqua ai "chers parents adoptifs" e ringraziarli per il loro supporto, promettendo preghiere, nella letterina che la maestra scrive sulla lavagna a scuola, ma un altro discorso è vederseli davanti quei genitori adottivi, in carne e ossa, che diventano veri e non dei personaggi irreali che chissà chi sono e che faccia hanno.
vedere due tizi che arrivano, ti sommergono di fotografie, ti aprono uno zaino di regali per te, mentre dalle finestre altri bambini spiano curiosi e dicono qualcosa…
"non siate invidiosi!" li rimprovera ridendo don adriano con l’accento vicentino anche quando parla malgascio.
 
gli abbiamo portato un pallone all’ultimo grido (un bambino italiano saprebbe che pallone è…), la maglia di totti (eh si…che ci volete fare? semo de roma….), magliette, cappellini, cose per la scuola, per lui e i suoi cinque fratelli più piccoli.
frederic è frastornato…solo alla fine sorride un po’, e ride quando antonio tenta di caricarselo sulle spalle per farsi una fotografia con lui e lo acchiappa male…
quando si allontana per tornare a casa mi viene in mente che forse lo abbiamo spaventato…che forse ha pensato che fossimo lì per portarlo via con noi.
 
infatti il pomeriggio, quando c’è il torneo di calcio, torna con il suo papà e, cammina stringendogli la mano, decisamente più disteso e a suo agio.
 
antonio gli dà la telecamera e gli fa vedere come usarla e soprattutto come vedere se stesso o i suoi amici nello schermo…quando capisce come funziona finalmente sorride davvero e comincia a camminare seguito da un corteo di bambini che si affollano ora davanti alla telecamera per farsi riprendere, ora davanti allo schermo per vedersi o per vedere i loro amici.
 
intanto gli altri bambini mettono del gesso per disegnare il campo, montano le porte.
è domenicaa pomeriggio e si giocano le partite del mini torneo della parrocchia.
escono le squadre, con le divise, maglie che ad alcuni vanno enormi, ma tutte uguali per ogni squadra, composta da sette bambini, magari con due o tre numeri 7.
meno di uno per squadra gioca con le scarpe…
si impegnano come tutti i bambini del mondo dietro a un pallone, mentre a bordo campo gli altri fanno il tifo. corrono a piedi nudi su e giù per il cortile polveroso e pieno di sassi. gli altri bambini fanno il tifo da bordo campo, qualcuno lo attraversa incurante di quello che succede.
 
conoscere frederic è stata un’esperienza intensa, qualcosa di difficile da spiegare.
ci siamo resi conto che forse lo è stato più per noi che per lui, che anche i regali che gli abbiamo portato erano più per gratificare noi.
anche questa volta è difficile non ricadere nel banale di quanto lui abbia dato a noi più di quello che noi abbiamo dato a lui.
non lo so, mi sembra un discorso che lascia il tempo che trova, che non vuol dire proprio nulla.
mi sembrano parole senza senso che cercano di raccontare ad altri qualcosa di difficilmente spiegabile.
mentre lo guardavo intimidito, impaurito di fronte al nostro entusiasmo, provavo a immaginare uno dei nostri bambini nella stessa situazione. uno dei nostri bambini che riceve dei regali sproporzionati al proprio stile di vita.
sarebbe contento? per quanto tempo? ne vorrebbe altri? di più alla moda, di ancora più nuovi?
 
e di nuovo sono tantissimi i pensieri che mi si affollano in testa, senza riuscire a venir fuori, senza che uno riesca a emergere sugli altri…
senza che nessun ragionamento intelligente riesca a spiegarmi quello che provo.
 
[segue]
 
 
p.s. di solito ogni mio post di viaggio è accompagnato da un album di fotografie, ma questa volta no…è che questo è un periodo veramente pieno di cose e non riesco a trovare il tempo per riordinare le foto….dato che però sono passati quasi 20 giorni dal post precedente, intatno cominciamo con i racconti…per le immagini, se mai a qualcuno interessassero, prometto di rimediare presto…