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la metafora del tango

 
la passione tanguera continua, più forte che mai naturalmente dopo aver sciacquato i panni nel rio de la plata e dopo aver impolverato le scarpe nelle milongas di buenos aires.
 
ho sempre pensato al ballo in generale come a una metafora della vita, ogni ballo come un modo di esprimere qualcosa.
 
i balli individuali possono essere espressione di seduzione, l’uomo o la donna mostrano il meglio di se’, raccontano storie, fanno promesse a un possibile partner, seducono.
i balli di coppia invece, quando non vengono snaturati diventando semplicemente esibizioni ginniche, diventano facili metafore dei rapporti interpersonali.
come nella vita di coppia, di relazione con l’altro in genere, anche nel ballo per raggiungere dei buoni risultati ci vuole affiatamento e per avere affiatamento ci vuole rispetto, ci vuole attenzione alle esigenze e agli spazi dell’altro prima che dei propri. bisogna saper guidare e sapersi far guidare, bisogna fidarsi, bisogna saper rimediare ai propri errori senza farli pesare sugli altri.
bisogna collaborare
 
ieri sera a lezione di tango il maestro ci ha illustrato alcuni adorno, ossia dei piccoli movimenti di "abbellimento" del ballo, dei piccoli giochini con i piedi in controtempo, movimenti leggeri e discreti, con i quali è possibile dare un’interpretazione più personale.
questi adorno sono sia maschili sia femminili, ma mentre per l’uomo, che guida le danze, sono più facili da inserire, essendo lui il padrone del tempo, per la donna questi movimenti devono essere infilati in piccole pause. e sono del tutto indipendenti, nel senso che sono l’unica cosa che la donna fa di propria iniziativa, senza però interferire con la guida del partner.
 
"dovete rubare il tempo" ci ha detto il maestro.
e infatti per inserire questi movimenti leggeri, bisogna letteralmente rubare il tempo in apertura prima di chiudere in un incrocio, inventare spazio all’interno di un movimento prima di appoggiare il piede indietro, sollevare un po’ la punta del piede ma non il tacco, prima di spostare il peso.
il tutto senza perdere il tempo, senza perdere il ritmo.
 
l’uomo non si deve accorgere che la donna sta inserendo un adorno, non deve sentire che si ferma, non deve sentire strattoni o pause forzose, l’adorno non deve interrompere la fluidità del movimento, deve inserirvisi discretamente per rendere il ballo più aggraziato, piacevole, personale.
 
"rubare il tempo" mi è sembrato davvero adatto e ho immaginato questo concetto nella vita reale, soprattutto in quella di una donna e, se già mi paiceva molto, il tango mi piace ancora di più.
è una dimensione molto femminile sia quella del tempo per se sottratto, rubato, a qualche altra cosa, così come l’idea di un abbellimento che deve esserci, ma senza farsi notare, che non deve essere eccessivo (se una ballerina infila troppi adorno di seguito, il tango che ne viene fuori risulta un po’ comico e poco elegante, così come una donna troppo truccata o ingioellata o vestita troppo…griffata…)
 
il ballo come metafora della vita, dicevo all’inizio.
una vita che scorre sulle note di una musica già scritta, è vero, ma da interpretare, de seguire a modo proprio, approfittando di ogni momento per inventarsi qualcosa di nuovo.
 
e così rieccomi a rubare il tempo mentre cammino sfiorandomi le caviglie, inserendo piccoli, impercettibili movimenti….
 
¿Quién no sintió / la emoción del taconear / y el ardor / que provoca el bandoneón / al llorar?
Tango brujo de arrabal, / triste son / que se agita en el misal / de un querer / y en la lírica pasión / del matón.
Notas que muerden las carnes / con su motivo sensual / al volcar la pasión / que llevamos, tal vez, muy adentro, / en lo más hondo del corazón
taconeando – maffia, staffolani