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diario argentino – parte VII – i ghiacci del calafate – il perito moreno

ancora fra i ghiacci

l’attrazione principale della zona del calafate è il ghiacciaio del perito moreno, più piccolo (!) dell’upsala, grande solo una volta buenos aires (!!), ma probabilmente più famoso del primo, per la sua posizione spetaccolare e la sua cornice unica.

 
il ghiacciaio deve il suo nome al signor francisco p. moreno, perito di professione (nel senso di esperto), un curioso personaggio dalla vita abbastanza avventurosa, un cartografo e naturalista quasi completamente autodidatta.
il signor moreno esplorò nella sua vita buona parte della zona intorno a el calafate in qualità di cartografo, con la missione di definire l’annosa questione (ancora più o meno irrisolta…) dei confini con il cile.
fu sempre lui a dare il nome a moltissime montagne che scoprì, o per lo meno catalogò per primo.
curiosamente in vita francisco moreno non arrivò mai al ghiacciaio che ora porta il suo nome, che fu scoperto invece solo alcuni anni dopo la sua morte. e in suo onore gli fu dato quel nome.
 
il ghiacciaio ha rispetto agli altri più grandi, una conformazione che lo rende più scenografico, perchè il suo confine estremo è particolarmente grande ed esteso, conferendogli l’aspetto di una parete gigantesca, una specie di enorme diga fra due rami del lago argentino (due tentacoli del polipo) che, fino al 2004, erano separati da una formazione naturale di ghiaccio a forma di arco, che crollò appunto nel 2004.
 
la guida che ci accompagna ci lascia davanti a una passerella dicendo che ci saremmo rivisti due ore dopo
"che cosa faremo mai per due ore davanti a una parete di ghiaccio?" mi chiedevo prima di trovarmi, oltre due dopo, ad accorgermi di aver trascorso così tanto tempo davanti a quello spettacolo.
si, perchè come gli altri ghiacciai il perito moreno è vivo, si muove. anche qui spuntoni cadono in continuazione e si tuffano nelle acque gelide, altri spuntoni formano statue e figure, le crepe creano disegni e giochi di ombre e riflessi azzurri.
lungo oltre 30 km, è fra i pochissimi ghiacciai al mondo che invece di ritirarsi aumenta, di poco ogni anno, ma aumenta.
guardo allora quella parete di ghiacio davanti a me, chiedendomi da quanto tempo sia in cammino, in quale epoca si sia formato quel ghiacico che sto guardando ora, che si stende davanti ai miei occhi.
penso a quella meraviglia viva che cambia a ogni istante.
e scatto una fotografia, sapendo che quella che scatterò il minuto successivo non potrò mai essere uguale.
e se tornassi domani, avrei davanti qualocasa di completamente nuovo.
 
panta rei, anche quaggiù, in questo silenzio, dove tutto sembra fermo.
 
 
 
 
il mio viaggio in argentina, dal caldo di buenos aires, fino al freddo dell’estate australe, termina qui, davanti a questi ghiacci.
restano le immagini, le sensazioni, i ricordi.
e un breve spazio per raccoglierli, o almeno tentare, tutti quanti.