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diario argentino – parte III – mi tango querido

credo che a questo punto, prima di lasciare buenos aires per avventurarci nella terra del fuoco, si possa anche ballare un tango.

insomma, dopo tutto eravamo qui (piu’ o meno) per questo, ossia per mettere alla prova il nostro anno di lezione di tango…

e allora eccoci, già dalla prima sera, in una milonga di buenos aires e la cosa, anche adesso che la scrivo, mi provoca una certa emozione…santo cielo, ballare il tango a buenos aires, portare le suole delle mie scarpe a scivolare lungo le assi del parquet di una milonga portena… un po’ come suonare jazz a new orleans, fare arti marziali in giappone, una pizza a napoli…ci sono cose insomma, che pure nel nostro mondo globalizzato, fatte sul posto hanno tutto un altro sapore…

la mia idea di milonga argentina, prima di vederne una, era decisamente diversa. i locali di roma che ho visto rendono poco l’idea, anche perchè la maggior parte di loro sta avendo derive lounge, trendy, cool…insomma, ora che il tango sta diventando di moda qui nel vecchio continente si sta paradossalmente svecchiando e, ovviamente, snaturando un po’.

nel mio immaginario la milonga è (era) un locale dall’ingresso grande, con insegne luminose, ma all’interno in penombra, fumosa, con parquet di legno, vetrate in stile liberty, donne affascinanti che fumano lunghe sigarette che tengono fra dita guantate e uomini belli e misteriosi vestiti elegantemente, con l’abito gessato e le ghette.

diciamo che, piu’ o meno, i frequentatori delle milonghe argentine devono aver visto quel mondo che io mi immagino, perchè l’età media è decisamente alta….

praticamente tutti hanno l’età per essere i miei genitori (e io non ho proprio 15 anni…) e alcuni pure i miei nonni….

alle sale si accede spesso da una porticina anonima, che sembra il portone di una casa. dentro il locale non è affatto fumoso, per fortuna, perchè anche in argentina è vietato fumare nei locali pubblici e, a parte il fascino dell’atmosfera fumosa, l’odore sarebbe fastidioso, ma la  cosa piu’ stupefacente è che la sala da ballo è…luminosissima!

infatti si balla con le luci accese. avete presente al cinema o a teatro, finito lo spettacolo, quando si accendono le luci in sala? ecco, così…

gli uomini, ben lungi dall’indossare gessati e ghette, sono in pantaloni e magliettina. i piu’ raffinati camicia. le donne, loro si sono piu’ eleganti, ma perchè hanno scarpe alte e gonna. e anche con le scarpe devo dire che vedo piu’ sfilate di moda calzaturiera a roma, dove si va dal nero, fino agli strass di scarpe da show, che non qui.

le musiche sono antiche, quelle si, hanno il sapore di antico che ci si attende di trovare.

insomma, il colpo d’occhio è piu’ quello del circolo ricreativo di quartiere che non di una milonga affascinante e misteriosa.

ma appena comincia la musica, beh, è proprio il caso di dire che…la musica cambia!

si, perchè quelle persone che sembravano così anonime, cominciano a ballare e capisci che non sei in una milonga di roma…tutta un’altra classe, tutto un altro stile. piu’ sostanza e meno forma, meno esibizioni personali, con gli uomini che sembrano camminare normalmente per la pista da ballo e le donne seguirli docili senza fare molto, con un’eleganza di livello assolutamente superiore.

quando vado a ballare a roma vedo quelli piu’ bravi di me e, tranne per alcuni casi, maestri o persone particolarmente dotate, il mio pensiero è che quel livello posso raggiungerlo anche io. basterebbe un po’ di impegno, andare a ballare un po’ piu’ spesso, studiare un po’….ma qui, nella maggior parte delle milonghe nelle quali siamo stati, siamo proprio su un altro pianeta!

il tango si balla per tandas, ossia una serie di quattro pezzi omogenei (tanghi, milonghe, walz…) separati da una cortina, qualche battuta di un pezzo di altro genere, che non si balla, che serve alle coppie per tornare al proprio posto.

normalmente una coppia fa insieme tutta la tanda (a meno che uno dei due non sia così pessimo, ma in quel caso l’educazione vuole che si porti a termine la tanda lo stesso).

l’invito a ballare è un gioco di sguardi e di seduzione bellissimo, anche da vedere. non è ben chiaro chi invita chi in questo gioco, se è l’uomo a prendere l’iniziativa, se è la donna, se sono entrambi, è in qualche maniera un gioco di squadra. la sostanza è che uno invita e lìaltro si lascia invitare, ma chi sia l’uno e chi sia l’altro è difficile da stabilire.

il tutto si gioca con gli sguardi, invito e accettazione, sguardi furtivi fra una tanda e l’altra, che si fanno sempre piu’ insistenti. l’uomo invita la donna, e la donna accetta l’invito dell’uomo con lo sguardo. l’uomo guarda la donna, che, se non vuole ballare, distoglie lo sguardo. se invece le va, risponde alla mirada, rendendola piu’ insistente.

a quel punto l’uomo fa un cenno con la testa, e la donna la abbassa leggermente, come per dire si, il cabeceo. l’invito è formalizzato e solo allora l’uomo si alza, va verso di lei e la accompagna sulla pista da ballo.

fra un tango e l’altro, a differenza di quello che si fa in italia, non si ricomincia subito a ballare, ma si chiacchera un (bel) po’…la prima volta ci è sembrato strano…che cosa avranno avuto da dirsi per tutto quel tempo? dopo tutto un tango dura 3-4 minuti, perchè se ne perde quasi uno parlando? se però pensiamo a quello che era il ballo fino a qualche anno fa, se pensiamo che per i ragazzi era una delle poche, se non l’unica, occasione per socializzare, per conoscersi, e anche per parlare lontano da orecchie indiscrete, per darsi appuntamenti fugaci e clandestini da qualche parte, allora quelle chiacchere, quella pausa, quel non riprendere a ballare subito ha tutto un altro senso. ed è bello, perchè così si dà anche attenzione alla persona con la quale si balla, come persona, non solo come ballerino, non solo come mezzo (cosa che spessissimo capita a roma!!!) per far vedere come si è bravi…

alla fine della tanda l’uomo riaccompagna sempre la donna al suo posto.

se si arriva in coppia, o se si viene individuati come tale, nessuno ti invita di solito, a meno che non ti conosca. così una sera siamo andati in una milonga…separati.

le ragazze si sono sedute da una parte e i ragazzi dall’altra.

questo locale era piu’ scuro degli altri (e io sono pure miope, aggiungiamo l’oscurità….e quando vedo?).

"invita a ballare qualche signora!" ho detto ad antonio

"ma che sei matta? quelle sono brave!!" mi ha risposto con un lampo di terrore negli occhi…

si, perchè nel tango se non si è bravi è piu’ vantaggioso essere una donna. per prima cosa basta precisarlo all’inizio e il partner, se è una persona normale e non un narciso si adeguerà (mi è capitato invece una volta a roma…uno che si crede molto dio del ballo e che doveva essersi sbagliato su di me, mi invita a ballare….che delusione quando gli ho detto che ballavo da meno di un anno e che quindi nelle sue evoluzioni criminali al centro della pista non lo potevo seguire…ma ormai non mi poteva piu’ rimandare indietro…eheheh e gli è toccato di ballare….da persona normale…). e poi da una persona piu’ brava che ti porta hai sempre da imparare moltissimo.  

ho ballato sempre con antonio, al quale il riaccompagnarmi al mio posto proprio non entrava in testa e tendeva sempre ad abbandonarmi in mezzo alla pista. poi ho deciso di provare a giocare. la nostra accompagnatrice tanguera, che frequenta le milonghe di buenos aires da anni e conosce tutti, ci indica quelli bravi e quelli scortesi, ossia quelli che si spazientiscono con le principianti e quelli che invece, non avendo nulla da dimostrare, si adeguano.

ne avvisto uno e lo guardo, solo che ogni volta che sta per guardare me io mi vergogno e distolgo la mirada. questo per quasi tutta la sera, fino a quando (ma magari se ne era accorto anche prima), risponde alla mia mirada e io non abbasso gli occhi. dopo tutto sono qui, quando mi ricapita piu’! fa un cenno con la testa, io rispondo con il cabeceo, lui si alza e mi invita a ballare. pur chiarito che sono principiante (ecco l’utilità di quei minuti di chiacchera fra un tango e l’altro) e quindi messa la mia anima in pace per i futuri errori e pessime figure, appena cominciamo a ballare mi prende…il panico da palcoscenico! mi irrigidisco, ho paura di sbagliare e quindi sbaglio, mi batte il cuore….è tutto un disculpe…disculpe…mentre arrosisco e mi chiedo in che razza di pasticcio mi sono ficcata con le mie stesse mani…anzi, con i miei occhi e i miei piedi! ho fatto davvero il passo piu’ lungo della gamba! o piu’ corto…o forse non dovevo farlo…o dovevo farlo avanti, o indietro, o dovevo incorociare….aiutooooooooooooo!!!!!! voglio la mammaaaaaaaa!!!!!! 

per fortuna il mio cavaliere è un gentiluomo (e io apposta avevo assunto informazioni prima di lanciarmi nell’impresa…) ed è decisamente gentile e paziente, quindi, dopo il primo disastroso, tango, le cose vanno decisamente meglio (i miei compagni di viaggio – carinamente – mi dicono anzi che io ballato bene con lui, dopo le innegabili incertezze iniziali…) e riesco a portare a termine la tanda.

torno fra le braccia piu’ rassicuranti di antonio, ma sono soddisfatta della mia titanica impresa: ballare il tango con un ballerino (bravo) di buenos aires!

dopotutto il mio esordio sulle scene argentine era stato ben peggiore…al mio primo ballo in assoluto in una milonga argentina, mentre cercavamo di infilarci discretamente fra le altre coppie, all’ingresso in pista avevamo colpito la cameriera che portava un vassoio, rovesciando tutto il contentuo, bicchieri e bottglie, con un grande fragore!

e si che ci eravamo appena detti di entrare i pista silenziosi e felpati…come gatti…

[segue]