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natale

credo che a questo punto sia ufficiale.
 
lo vediamo nelle vetrine dei negozi, nelle strade affollate, nei centri commerciali presi d’assalto.
lo sentiamo nei discorsi della gente, che già si stressa all’idea dei regali…
 
sta arrivando Natale
 
durante questo weekend ho terminato le faccende natalizie: ho fatto l’albero, o meglio l’ho completato.
quest’anno abbiamo rinnovato un po’ le decorazioni, ne abbiamo eliminate alcune che non avevano superato gli attacchi felini degli ultimi anni. abbiamo così inaugurato la pallina finlandese con il campanello (che, ahimè, i gatti sembrano apprezzare molto), le decorazioni di perline africane, la fila di elefantini indiani, e qualche altro personaggio nuovo.
 
ho tirato fuori tutti i miei presepi (quest’anno me ne sono regalata anche uno nuovo), e li ho messi tutti insieme su una mensola, al sicuro – spero – dai gatti (un anno il gesu’ bambino del presepe messicano fu rapito e portato nel letto dei gatti….)…certo, il rpesepe comprato a napoli è a scarsa densità di popolazione. l’anno passato un ciclone si è abbattuto su molti dei personaggi e alcuni sono stati orrendamente mutilati e fatti a pezzi. rimane l’acquafrescaia, il pastore che dorme e il pizzaiolo, anche se ha perso un braccio.
i magi sono al sicuro, sul ripiano superiore, che si avvicinano.
 
ho finito i regali di natale e trascorso la domencac pomeriggio a impacchettarli per bene con carte colorate, nastri, decorazioni personalizzate a seconda del destinatario (ieri sono tornata a casa e i gatti ne avevano già scatato qualcuno…).
ho messo le lucine blu davanti alla finestra.
abbiamo fatto la spesa per l’annuale festa di natale con gli amici
insomma, ho preparato la casa per il natale.
 
la preparazione del natale mi è sempre piaciuta.
a casa mia l’albero non si faceva l’8 dicembre, come ho scoperto avveniva a roma.
nonostante le nostre insistenze, prima del 20 non se ne parlava nemmeno "altrimenti ci si stanca a vederselo lì!" diceva mia madre.
inutile dirle che a me piaceva così tanto che non mi sarei mai stancata di vederlo…
con il presepe avevamo maggior fortuna, si faceva un po’ prima.
andavamo alla rinascente a comprare le statuine nuove (ogni anno una nuova scelta da me e una da mio fratello), poi la domenica a cercare il muschio per sostituire i pezzi che non avevano superato l’anno (mia madre riponeva per bene il muschio dopo le feste, così da farlo durare per molti anni), mia madre creava i fondali, le montagne, il paesaggio.
l’albero invece era sempre in secondo piano…forse perchè a casa di mia madre l’albero lo portava gesu’ bambino la notte di natale, carico non di luci e palline, ma di mandarini e qualche dolcetto, mentrei i regali arrivavano per la befana.
 
per questo motivo fra le tappe della mia indipendenza c’è "l’albero e il presepe si fanno l’8 dicembre"…o anche prima.
 
e questo perchè entrare in casa e trovare l’albero di natale con i pacchetti sotto, i presepi sulla libreria, mi danno subito l’aria del natale.
prima forse ne avevo meno bisogno.
c’era l’attesa di gesu’ bambino per i regali (e l’attesa c’era lo stesso quando il msitero si svelò…), la sorpresa di trovare i regali sotto l’albero o ai piedi del presepio la mattina di natale, la sorpresa di non sapere che cosa ci fosse nei pacchetti, quanti ce ne fossero, la curiositò di aprirli, con mio padre piu’ curioso di noi che ci veniva a svegliare se facevamo tardi.
c’era l’emozione della messa di mezzanotte, dell’uscire di casa così tardi e di rimanere in piedi fino a oltre l’una di notte…
oggi tornare a casa tardi è quasi la normalità.
ora le sorprese sono di meno…
 
c’era lo stupore di vedere che cosa si sarebbe inventata la mamma quest’anno. poteva essere un albero avvolto in una specie di ragnatela, coperto di fiocchi, di milel colori  di un colore solo, una montagna diversa.
o potevano essere cestini di biscotti a forma di pupazzo di neve, orsacchiotto, albero di natale, coperti di glassa e zuccehrini colorati.
poteva essere un disco nuovo o un profumo diverso in casa, un vestito da "rinnovare" per natale o un piatto diverso per il pranzo o la cena della vigilia.
 
oggi invece nel periodo prima di natale faccio quello che faccio sempre, magari con tempi piu’ stretti per la fine dell’anno che si avvicina.
per la messa di mezzanotte sono troppo stanca, o fa troppo freddo.
il pranzo o la cena li preparo io e la sorpresa finsice. o se non li preparo già so di che si tratta.
mancano anche gli alberi spogli, l’aria fredda, la campagna deserta dei natali della mia infanzia
 
è come se crescendo, scoprendo le regole del gioco, i trucchi dei grandi, si fosse persa anche la magia.
 
però resta una cosa, che è forse quella che mi fa amare questo periodo dell’anno, al di là delle chiusure aziendali che obbligato a tour-de-force estenuanti, al di là del traffico, della folla, della fretta.
 
mi piace il natale perchè mi dà un senso di stabilità.
passano gli anni, passano le persone, passano i momenti felici e anche quelli tristi.
ma arriva un momento nel quale si scende in cantina, si fruga fra gli scatoloni e si prendono quelli di natale. si torna a casa, si aprono, si respira quell’odore di umido e di sughero, di chiuso e di cantina.
si riscoprono i pastori del presepe che a napoli stava fra i due divani, qualcuno ammacato, qualcuno senza braccia (o senza testa…), si trova un nuovo paesaggio nel quale collocare la capanna o si aggiunge un personaggio nuovo, perchè la vita va avanti, perchè le novità arrivano anche nelle cose piu’ statiche. si tirano fuori i presepi peruviani e messicani, ricordo dei viaggi, o quello portoghese, un bel pensiero, o quello tradizionale di grottaglie.
si risentono le musiche di natale, si riaccendono le luci e si guardano dalle tende le finestre dei vicini. anche le case con le luci spente sembrano abitate.
si pensa a chi ci sarà, ma anche a chi non c’è piu’, e lo si sente vicino lo stesso. magari in un oggetto, o un un’usanza che ci ha lasciato. o un qualche cosa che abbiamo inventato e che gli sarebbe piaciuta.
 
e allora quest’anno scrivo una lettera a gesu’ bambino…
e gli potrei chiedere di darmi una mente nuova che mi permetta di alzare ogni tanto gli occhi da quello che sto facendo, di dimenticarmene, e di vedere intorno a me le luci, di sentire l’aria fredda, di stringermi nella sciarpa e sentire il sapore della lana umida, di sentire il profumo della buona cucina, l’odore di muschio e umido delle decorazioni di natale.
potrei chiedere la stessa trepidazione nell’aspettare la vigilia, gli stessi occhi spalancati sulla chiesa illuminata per la messa di mezzanotte, la gioia del bambino deposto nella mangiatoia e gli alleluja degli angeli…e dei cori stonati e assonnati dei cantori scappati dalla cena della vigilia…
o semplicemente gli potrei chiedermi di aiutarmi a vivere queste cose che comunque accadono, anche se sono distratta e sto facendo o pensando altro.
 
anzi, come quando ero piccola, non gliela scrivo, perchè lui sa già tutto quello che voglio…