Tags

Related Posts

Share This

attraverso lo specchio

 
ieri mattina sono uscita per una riunione (durata fino a tarda ora, ahimè, ero distrutta la sera) fuori ufficio.
di solito al alvoro sono vestita in maniera piuttosto formale, sia perchè ritengo che in ufficio ci si debba dare un contegno, a cominciare dall’abbigliamento, sia perchè per la mia giovane (ehm ehm ) età e per il mio (ehm ehm  ) aspetto giovanile, se venissi in jeans e maglietta mi darebbero i pastelli e l’abum da colorare…
e poi è tanto piu’ semplice al mattino acchiappare un tailleur già bello e pronto, piuttosto che lambiccarsi il cervello sul "che cosa mi metto stamattina?" e perder tempo ad abbinare i colori e i materiali.
 
ieri dunque , dovendo andare dal cliente, e dovendo quindi dare non tanto di me, quanto dell’azienda che rappresento, un’immagine seria e professionale, a maggior ragione ero molto formale.
tailleur marrone, scarpa alta, borsa seria senza pupazzetti, the bridge nera da lavoro (alla quale però è arraccata una giraffina con campanellino…), piumino nero, sciarpa viola (un minimo di colore), gioielli in tinta, capelli legati, trucco leggero (non che normalmente sia truccata pesantemente, però ieri ero truccata per avere un colorito meno cadaverico)…
 
mi sono data un’occhiata nel grande specchio all’ingresso…ero decisamente credibile, sembravo proprio una che va a lavorare.
niente da dire, se non che…quella nello specchio, pur essendo io, proprio io, non la riconoscevo.
insomma, erano miei i vestiti, li avevo scelti io secondo il mio gusto e il mio stile, ma per un attimo ho avuto come una visione di qualcuno di diverso che mi sorrideva da dietro allo specchio, una persona che per altro mi somigliava pochissimo…
 
è stato un istante, mentre controllavo che tutto fosse a posto, ma nel tragitto da casa fino al garage ho avuto la stranissima sensazione di camminare nel corpo di un’altra, di vivere la vita di un’altra…
e la mia? che fine aveva fatto?
o meglio, che fine avevo fatto "io"?
 
è tutto abbastanza confuso, ma ho avuto per la sensazione di vivere una vita non mia, di fare cose che non mi appartengono, di aver perso di vista invece ciò che sono e che mi dovrebbe appartenere.
 
come mi vestirei se fossi "io"? che cosa farei?
 
non ho risposte, anche perchè quella "dottoressa che va in ufficio" che ieri mattina si specchiava nel mio ingresso con tutta probabilità ero proprio io, mentre indossavo la maschera da "dottoressa che va in ufficio".
 
quando apro il mio armadio per decidere che cosa mettere prima di uscire, mi rendo conto che scelgo l’abito in base al personaggio che devo interpretare, come se, invece che nell’armadio, stessi frugando fra i costumi di scena.
 
e allora non so se esista veramente "me stessa" o se questa "me stessa" altro non sia che una somma di personaggi tutti così diversi: quella dell’ufficio, quella degli amici, quella dei parenti, quella del tango, quella della piscina, quella che va a fare la spesa e così via.
un minimo comun denominatore a tutte queste "gatte" c’è, è indubbio.
siamo tutte la stessa persona.
 
ma forse a volte una di loro ha voglia di un po’ di indipendenza dalle altre…e mi sorride da dietro uno specchio nel quale la guardo passare mentre va al lavoro.