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Sudafrica – Capitolo VIII – Mkuze – parte II – a piedi nel bush

la sveglia alle cinque e mezza nel bel mezzo del gelido inverno non è un gran che in una vacanza, soprattutto se il letto è comodo, caldo e confortevole.
si guarda fuori con un solo occhio mezzo aperto….è ancora buio.
ma chissà quali incontri ci attendono oggi, così ci alziamo, ci incontriamo con il ranger e gli altri occupanti della nostra jeep per un caffè caldo (a quest’ora della mattina va bene anche quell’orribile brodo nero) e poi si parte, ben coperti, ma mai abbastanza, imbacuccati nei giubbotti e avvolti nelle coperte di lana che troviamo sulla jeep ben piegate.
fa proprio freddo, il fiato si condensa, il vento ci sferza quel poco del viso che esce da cappucci e plaid, mentre la jeep sia vventura nelle pianure alla ricerca di animali che riesce difficile immaginare già svegli.
con questo freddo probabilmente stanno dormendo tutti stretti fra di loro…
stiamo andando a caccia di leoni, anche se piet, il nostro ranger, dubita che ne vedremo. non li ha sentiti ruggire, dice, e in effetti nella notte si sentivano solo scimmie correre sulle nostre tende e fare tantissimo rumore.
 
ma comunque si parte, si incrociano le prime antilopi, gnu, kudu svegli che fanno colazione o vanno a bere.
 
il ranger e il suo tracker scrutano il terreno alla ricerca di orme, ma nulla, fino a quando un’altra jeep ci comunica che un leone sta seguendo le nostre tracce (ehi, ma non dovrebbe essere il contrario???).
ci voltiamo tutti preoccupati, ma ache un po’ speranzosi di vedere il leone dietro di noi…falso allarme, chissà come è lontano….
proseguiamo e a un certo punto la jeep si ferma.
piet ci indica su una montagna una macchiolina beige.
"è una leonessa" ci dice.
un po’ increduli prendiamo zoom e binocoli e ci mettiamo a scrutare….è davvero una leonessa accucciata, in posizione di sfinge e sembra che ci stia fissando!
impossibile da vedere a occhio nudo, viene da pensare (e non sarà la prima volta) quanto bene questi ranger conoscano il parco per accorgersi di una macchiolina che "di solito" non c’è e che quindi non può che essere un animale….
 
la leonessa ci fissa (forse) per un po’, poi si alza e si allontana, emettendo uno strano verso, che riusciamo a sentire benissimo nonostante lei si trovi così lontana. non è un ruggito, è piu’ simile al richiamo della gatta per i gattini (con le debite proporzioni di timbro…)
 
l’aria si è un po’ scaldata e ci fermiamo su una radura per un caffè, in compagnia di tre giraffe che, dopo averci guardati un po’, decidono che non siamo pericolosi e restano a guardarci, metterndosi in posa (nessuno me lo leva dalla testa che lo facciano) appena vedono la macchina fotografica….vanitose…
 
il primo leone, anche se piccolissimo, lo abbiamo visto.
così torniamo alla base e ci spostiamo dal campo tendato al lodge vero e proprio.
 
un posto favoloso, una stanza con una grande terrazza su una piccola valle con un laghetto, nel quale nei giorni successivi spererò (invano, ve lo anticipo) di vedere arrivare elefanti, leoni  e leoncini, leopardi in massa a bere.
la doccia è all’aperto, messa però in modo tale da non essere visti da nessuno, a meno di qualche animale.
ci togliamo i vestiti polverosi, indossimao abiti piu’ leggeri, sostituiamo gli scarponi con i sandali, perhcè il sole è alto e l’aria si è riscaldata e stare al sole a leggere è decisamente piacevole.
 
nel pomeriggio, dopo l’high tea (un’ora dopo il pranzo secondo loro uno dovrebbe mangiare dolcetti e cosciotti di pollo…insieme al tè…io mi lascio tentare solo dai cucumber sandwich…) si riparte per il secondo safari.
si riparte ignorando i soliti erbivori, a meno di trovarli in qualche controluce o in composisizoni particolari, perchè gli erbivori, poverini, non interessano a nessuno (fuorchè ai leoni, obietterebbero loro…..), si riparte, dicevo, alla ricerca di qualcuno di quei trenta leoni o ghepardi o (magari) di quel numero imprecisato di leopardi che vivono nella riserva (lo stesso ranger, daan, ci dice di aver visto i leopardi forse un paio di volte in vita sua…sono difficilissimi da avvistare).
ovviamente nulla
ancora un avolta la jeep si ferma all’improvviso e daan, il nostro ranger, scruta l’orizzonte.
"volete vedere un rinoceronte piccolo cosi’?" ci dice facendo con le mani un segno piccolo piccolo. io mi aspetto, che ne so, il coleottero rinoceronte, qualche insetto, una roccia a forma di rinoceronte.
lui invece indica lontano, fra l’ombra di una montagna e un piccolo bosco…"laggiu’, laggiu’, vedete?" (io non vedo nulla)
 
a fatica, dopo lunga e affannosa ricerca con il binocolo lo vediamo.
una piccola macchia grigia e una macchiolina ancora piu’ piccola: un rinoceronte femmina con un cucciolo.
mentre ci chiediamo come abbia fatto a vederli, ci propone di avvvicinarci e magari fare una passeggiata….
"sulla jeep" penso io…
invece il veicolo scende dalla montagna, daan si ferma un paio di volte a studiare il percorso, si consulta con il nostro ranger della mattina, piet, comunicandogli l’avvistamento e alla fine ci incontriamo con lui lungo la strada.
piet scende dalla macchina e prende il fucile e chiede a muzi, uno dei tracker, di accompagnarci.
"seguitemi" ci dice.
lo seguiamo un po’ eccitati un po’ spaventati, perchè è pur vero che lui ha il fucile, ma è anche vero che la vegetazione è fitta, l’erba arriva quasi al ginocchio ("e se ci fosse un serpente?") e, dopo tutto, siamo in un ambiente che non è il nsotro e in caso di pericolo non sapremmo proprio come comportarci…
 
piet avanza nella boscaglia, poi si ferma e studia la direzione del vento.
ci fa cenno di tornare indietro, mentre muzi, il tracker, silenziosamente, ci fa segno con la mano di raggiungerlo.
 
avanziamo ancora, poi il ranger si ferma e indica un punto di fronte a noi.
non mi ero resa conto di essere così vicina ai due rinoceronti che, perfettamente mimetizzati nel grigio della vegetazione, si trovano a una ventina di metri da noi.
una madre con un cucciolo, che ci fissano.
restiamo in assoluto silenzio a guardarli, prima di trovare il coraggio di fare una fotografia.
 
loro ci guardano per un po’, poi si allontanano controvento per far perdere a noi le loro tracce (come se noi fossimo in grado di seguirli…annusando l’aria…)
ecco perchè io ranger ci aveva fatti tornare indietro….stavamo avanzando proprio verso quella che sarebbe stata la loro via di fuga e non sarebbe stato affatto divertente…
 
nel silenzio si sentono solo i loro passi pesanti che si allontanano galoppando.
 
torniamo alla jeep in silenzio, con un sorriso fesso stampato in faccia.
riguardiamo le foto, alcune mosse, in altre il rinoceronte devi saperlo che c’è per vederlo.
ma le tengo lo stesso (a anzi ve ne ho messa una nell’album fotografico….).
sono le mie fotografie dell’incontro ravvicinato con un rinoceronte!
al diavolo la tecnica!
al diavolo il risultato cromatico!
 
 
[segue]