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Sudafrica – Capitolo V – il canto delle balene

lasciamo cape town per un paio di giorni e ci dirigiamo verso sud, verso cape aguilhas, la punta piu’ meridionale dell’africa, lo spartiacque fra l’oceano atlantico e quello indiano.
la fine del mondo, in qualche maniera.
 
lungo la via ci fermiamo a hermanus, un paesino di mare, famoso per la sua baia nella quel in questa stagione si ritrovano le balene per la stagione degli amori. vengono….al caldo…prima di tornare, quando la temperatura sarà piu’ mite, verso il polo sud.
la giornata non è bellissima, minaccia di piovere, ma la luce è forse ancor piu’ affascinante e il paesaggio sotto questo cielo scuro e carico di pioggia, è molto romantico.
troviamo uno splendido albergo sulla spiaggia, con una bellissima terrazza con vista sull’oceano.
"ho visto sei o sette balene da qui questa mattina!" ci informa la ragazza che ci mostra la nostra sistemazione.
e non dobbiamo aspettare a lungo per vederle anche noi, mentre ci prendiamo un thè con i biscottini, che passano, saltano, sbuffano davanti alla nostra finestra.
rimaniamo lì, con gli occhi attaccati al binocolo o allo zoom della macchina fotografica, a scrutare la superficie del mare per vederne un’altra.
"ora andiamo a fare un giro in paese" continuiamo a ripeterci l’un l’altra, senza troppa convinzione, lo sguardo fisso sul mare.
ma alla fine andiamo, anche perchè pare ci sia un caffè dove c’è una torta di carote che il nostro amico sudafricano ha definito "divina".
 
sul lungomare avvistiamo qualche balena e facciamo conoscenza con il whale crier, un personaggio che, con addosso un cartello "whale crier" appunto, scruta il mare e, ogni volta che vede una balena, soffia forte nel suo corno, indicandone la posizione, così che tutti quelli che sono lì per vedere balene possano guardare nella giusta direzione.
sul cartello che ha appeso addosso sono indicate poi le zone nelle quali, quel giorno, si trova la maggior concentrazione di cetacei.
e, dato che da lassu’ si possono fotografare balene, ma piccole piccole, è una delle attrazioni piu’ fotografate (noi compresi…) di hermanus.
si chiama….zolile baleni (quando si dice il destino nel nome), è di port elisabeth, ma, dopo qualche anno a città del capo, si è trasferito qui, dove vive da un po’ di tempo.
ci dice che oggi la maggior parte delle balene si trova…davanti al nostro albergo, dove quindi torniamo prima che tramonti il sole.
 
facciamo una passeggiata sull’enorme spiaggia davanti all’albergo, mentre un po’ di sole filtra fra le nuvole ancora cariche di pioggia (che per fortuna è rimasta dov’era), poi ci rimettiamo alla finestra della nostra stanza.
io non riesco a trattenere il mio entusiamo a ogni ombra nera, spruzzo, coda, schiena di balena che vedo (e sono tantissime, sembra si siano date appuntamento per il tramonto) e ogni mio "eccola!!!" di entusiasmo è seguito da uno "shhhht!!!" di antonio, che forse pensa io sia impazzita.
ma chi ha mai visto una balena? e chissà quando ne rivedrò un’altra!!!
e poi ce n’è una che salta, uscendo per metà dall’acqua, proprio davanti a me!!!!
 
alla fine il sole tramonta e solo quando è buio da non riuscire a vedere piu’ nulla mi stacco dalla finestra.
tutto questo guardare il mare….fa venire voglia di pesce a cena…e la voglia di pesce ce la leviamo davvero in un ristorante dove ci servono, oltre a un antipasto di sushi e ostriche, due piatti di pesce enormi, dai quali continuano a saltar fuori molluschi, gamberi, calamari e non so piu’ nemmeno che cosa (il prezzo – vino compreso – non ve lo dico, perchè mi viene da piangere…per la stessa cifra ci siamo presi, a ostia, due insalate e una bottiglia di acqua…)
 
andiamo a dormire, cullati dalla risacca delle onde dell’oceano e, ne sono convinta, da quello strano rumore che per me era il canto delle balene.
 
 
[segue]