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Sudafrica – Capitolo IV – nei vigneti

che strano paese che è il sudafrica…
non si fa in tempo ad avere un assaggio di africa, anche se non dei migliori, avendo respirato aria di schiavitu’, segregazione, dolore e sofferenza, che subito si finisce da un’altra parte.
dissi tempo fa che questo viaggio è stato bellissimo e diverso dagli altri.
ogni mattina, infatti, sembrava di alzarsi in un mondo diverso.
avete presente il film dove c’è un tizio che ogni giorno si sveglia e rivive la medesima giornata? ogni giorno la stessa festa della marmotta, incontra la stessa gente, capitano le stese cose?
ecco, in questo caso era l’esatto contrario, ogni giorno si aprivano gli occhi sulla stessa città, lo stesso palazzo di fronte a casa, ci si alzava dallo stesso letto e, varcata la porta, ci si ritrovava in un mondo diverso da quello del giorno prima…
 
e questa volta si capita in nei vigneti del sud della francia.
 
il sud africa si sta facendo conoscere per i suoi vini, che ricava da vitigni europei e che hanno un ottimo rapporto qualità/prezzo.
la zona di stellenbosch e frankshoek, a pochi chilometri da città del capo, è famosa proprio per i suoi vigneti.
 
in un’altra giornata di sole e di vento, ci spingiamo nella campagna a riposo per l’inverno, le viti spoglie.
il paesaggio è quello del sud della francia o del monferrato: collinoso, verde.
anche gli odori e i colori sono così francesi, il verde dei prati, il giallo e marrone delle foglie, persino i cespugli, radi (è inverno…), di lavanda e poi il  profumo della terra umida e dell’erba bagnata, quegli odori che non sentivo piu’ da quando ero piccola, nell’autunno della campagna lombarda.
siamo finiti in un posto che sembra tutto fuorchè africa
se qualcuno venisse catapultato qui per caso e gli fosse chiesto di dire dove si trova, direbbe francia, svizzera, irlanda forse, ma mai e poi mai capirebbe di essere in africa.
 
scegliamo una cantina che si trova in una tenuta antica per la nostra prima esperienza di degustazione.
scegliamo cinque vini da assaggiare (per l’equivalente di un euro e mezzo…), ne compriamo quattro bottiglie…
poi, un po’ brilli (sono quasi le due e abbiamo solo bevuto senza mangiare nulla) andiamo a mangiare nel cafè della tenuta.
caminetto acceso, profumo di legna che brucia e di buona cucina, ci riscaldiamo con un’ottima zuppa di lenticchie e un manzo sensazionale (ed, entusiasti, informiamo delle nostre esperienze alimentari K., il fratello di D, che vive a creta….qualche informazione culinaria dopo ci chiederà se, oltre a mangiare, stiamo vedendo qualche cosa...)
 
il giorno dopo, insieme a D., facciamo la seconda puntata nei vigneti.
qui non si parla di "degustazione", ma di wine tasting experience, e proprio di un’esperienza si tratta.
non è una cosa snob come da noi, dove si paga tanto perchè l’oste ti propini il vino (caro) che va d moda in quel momento (e quindi non necessariamente buono).
in sudafrica c’è una vera e propria passione per il vino.
si va, si sceglie, si chiacchiera, si chiede, poi si assaggia. c’è un rapporto piu’ vero, autentico, diretto, con il vino, di affetto piu’ che di passione direi.
si, i sudafricani al vino vogliono bene
per questo la degustazione si paga (pochissimo) solo se non si compra nulla. se compri il vino non paghi l’assaggio…
si paga forse quando si prova un vestito?
 
andiamo in una cantina dove D. compra del vino (quindi beviamo 18 bicchieri di vino in tre…gratis…) e poi ci porta a Sylvan Vale, un posto un po’ nascosto, lontano dalla strada principale, con una favolosa vista sulla valle.
 
è una giornata calda e soleggiata, quindi ci sediamo fuori (D. all’ombra, perchè sarà sudafricano, ma sempre di famiglia irlandese, quindi chiarissimo di carnagione) e ordiniamo un immenso piatto di formaggi (per evitare di crollare, fra sole e alcol, distesi nel prato) e ci godiamo la seconda tornata di assaggio di vini.
 
nel pomeriggio andiamo da Spiel, una tenuta piuttosto famosa, che, oltre ad avere una ricca cantina, è una specie di villa per le famiglie la domenica.
ha tre ristoranti, grandi prati, possibilità di chiedere il cestino da pic nic da consumare nei prati e…finanzia e ospita un programma di protezione dei ghepardi.
 
andiamo a vedere i ghepardi da vicino, dato che ci sarà difficile vederne in natura.
ci sono grandi recinti, dove questi veloci felini passeggiano e si aggirano sereni…il ghepardo è una specie a rischio. quelli tenuti qui sono vissuti a lungo in cattività e non possono essere reinseriti in natura, ma servono per lo studio, per la riproduzione e la protezione della specie. gli esemplari che hanno vengono dalla namibia, e si calcola che in sudafrica i ghepardi in natura siano di numero inferiore a 50 (una stima approssimativa, perchè i ghepardi sono piuttosto difficili da vedere)
mentre li osserviamo da vicino attraverso le gabbie, ci accorgiamo che, pagando un biglietto, è possibile….entrare e toccarli!!!
neanche il tempo per chiedersi se farlo o no, ho già il biglietto in mano e sto facendo la fila per entrare in un recinto.
 
ci fanno levare borse, sciarpe, occhiali da sole, cose che possano dar fastidio agli animali, che, per quanto abituati ormai alle persone, sempre animali selvatici restano.
ci avvertono che entreremo alle spalle dell’animale, che potremo toccarlo, ma solo la schiena, non la testa nè la coda.
entriamo prima in un recinto, ma il suo occupante non è in vena di coccole, quindi scegliamo un altro gatto (le ragazze che lavorano lì lo chiamano in questo modo, "the cat"…).
entriamo prima in un recinto, ma il suo occupante non è dell’umore adatto a ricevere ospiti, così ci portano da un altro che invece è in vena di coccole, si chiama josie…
è bellissimo.
è un gattone enorme, piu’ grosso di una cane grande, maestoso ed elegante e da vicino fa proprio un po’ impressione, anche se se ne sta tranquillo tranquillo su una tavola (e, appena entrati nel recinto mi chiedo se sia stata una buona idea, poi mi guardo intorno e, neglia ltri recinti, vedo anche dei bambini….mi tranquillizzo, evidentemente sono abituati alle persone…).
ci avviciniamo e allunghiamo una mano timidamente per accarezzarlo….
 
ma…ma….che rumore è questo?
un inconfondibile purrrrr purrrrr purrrr….
il gatto, cioè il ghepardo, STA FACENDO LE FUSA!
 
si, quell’animale feroce, quel predatore infallibile sta ronfando sotto le nostre carezze come un qualsiasi micio di casa!!!!
lo accarezziamo.
è morbido morbido come un gatto (me lo aspettavo un po’ piu’ ispido, tipo cane). istintivamente, dimenticando le raccomandazioni, lo gratto dietro le orecchie, come farei con uno dei miei gatti.
"non sulla testa!" sussurra la ragazza che ci ha accompaganti nel recinto…è vero, di fronte alle fusa mi ero dimenticata che sto toccando un predatore…e che io, nominalmente, appartengo alla categoria delle prede…
 
ma l’ho già detto, ci si dimentica così facilmente delle cose piu’ ovvie quaggiu’, come di essere in africa, per esempio….
 
 
[segue]