Tags

Related Posts

Share This

Capitolo VII – la riserva di Mkuze – parte I – happy (hippo) hour

di città del capo ci siamo innamorati immediatamente, mentre il taxi scendeva verso il centro, già dalle prime luci della notte, durban è stata una tappa di passaggio.
la città ha l’aspetto sonnecchiante della località di vacanza a riposo, le spiagge deserte, i locali semi chiusi, poca gente per le strade.
un po’ per stanchezza, un po’ perchè tutti ci sconsigliano di avventurarci da soli per il centro, abbiamo quindi rinunciato al mercato indiano, che tutti ci hanno dipinto come molto pericoloso, sopratutto per due turisti ornati di macchina fotografica al collo e la nostra conoscenza è stata decisamente superficiale e si è limitata al giardino botanico e all’acquario di uShaza (che comunque, costruito all’interno del relitto di una nave, è molto suggestivo…ci si aggira nel relitto e sembra di osservare il mare dal fondo, aggirandosi nel relitto fantasma)
respiriamo allora un po’ di curry e masala a cena, prima della prossima tappa in un’africa piu’ africana, quella del regno degli animali
 
partiamo da durban e, dopo quattro ore di viaggio lungo strade meno…svizzere…di quelle intorno a città del capo, l’aria decisamente piu’ calda che, nonostante sia inverno, arriva ai 28 gradi, arriviamo nello zululand e nella riserva che ci ospiterà per i prossimi tre giorni.
si chiama mkuze falls, una tenuta vastissima, nella quale, promettono, vedremo tutti i big five, il leone, il bufalo, l’elefante, lil rinoceronte e il leopardo.
la prima sera la passeremo nel campo tendato, poi passeremo al lodge.
la tenda è tenda per modo di dire, dato che è un ambiente molto ampio, ha il bagno con la vasca da bagno e la stufetta…
giusto il tempo di posare la valigia, darci una rinfrescata, prendere un high tea, accompagnato da torte, dolcetti e cosciotti di pollo, poi si parte per il primo safari.
a bordo di una jeep scoperta, che mi fa pensare a un vassoio con le ruote pieno di bei bocconcini succulenti (che saremmo noi…), si parte alla ricerca dei grossi predatori.
inutile nasconderlo, le gazzelle sono deliziose, le zebre fotogeniche, gli gnu che si muovono in branco fanno tanto africa, ma a chi va per safari interessano i leoni!
i bufali, i primi che incontriamo, meritano una sosta un po’ piu’ lunga, ma solo perchè il bufalo è uno dei big five (che sono non quelli piu’ grandi, ma i piu’ difficile da cacciare, ci spiegano).
sono davvero belli, con quelle loro corna che sembrano capelli pettinati, ma per gli altri spesso non ci si ferma nemmeno.
basta un indice puntato "laggiu’….un impala/kudu/gnu…" e si va avanti. eppure ognuno di loro è un animale magnifico. ma si sa, il leone è il leone e tutti, segretamente, speriamo di vederlo impegnato in una battuta di caccia (magari non a noi…)
 
siamo così presi dalla speranza di vedere un leone che ci dimentichiamo che in africa ci sono anche gli elefanti!
ce lo ricorda un’elefantessa che, accompagnata da tre piccoli, sta bevendo e giocando a spruzzarsi di acqua sulle rive di un laghetto.
ci fermiamo a guardarli e scorgiamo, dietro gli alberi che circondano il laghetto, altri due elefanti…ma no, sono tre, quattro….di piu’!
un intero branco di elefanti approfitta della temperatura meno calda per andare a bere.
ce ne sono di tutte le misure, da grandissimi maschi, fino a un piccolino che avrà, ci dice il ranger, tre/quattro mesi. è davvero piccino, alto meno della zampa della madre.
bevono, barriscono ed emettono altri suoni meno rassicuranti, simili a un ruggito, poi si riuniscono e, in fila, si dirigono verso di noi.
a pochi metri dalla nostra jeep formano una specie di testuggine romana, con le madri all’esterno e poi, a cerchi concentrici, i piu’ piccoli all’interno….piu’ sono piccoli piu’ stanno dentro, il piccolino si trova in mezzo a una foresta di zampe impenetrabile dalla quel non riesce a uscire.
 
all’esterno del gruppo un grosso maschio guarda verso di noi, non ci perde di vista un momento.
gli ci vorrebbe pochissimo a scaraventarci fuori dalla jeep a uno a uno, invece ci guarda sospettoso…come se per lui potessimo costituire un pericolo (se anche, per sbaglio, ci camminasse su un piede ci farebbe molto male…)
restiamo a lungo vicino al gruppo, mentre alle nostre spalle uno di loro si è avvicinato e, a due, tre metri dalle nostre teste, mangia sereno le foglie di un albero che deve trovare delizioso, poi ci allontaniamo per il tramonto.
come il pic-nic, anche la contemplazione del tramonto (sundowner) è qualcosa di terribilmente sudafricano.
in un posto come questo, poi, è davvero un’esperienza ogni volta unica.
 
ci si ferma da qualche parte, si scende dalla jeep (con enorme sollievo dei quarti posteriori e della schiena che non ha fatto che sobbalzare sul terreno sconnesso…), ci si sgranchiscono le gambe e viene allestito un tavolino con birra, vino (come potrebbe mancare qui?), coca cola, patatine, billtong (altro alimento sudafricano…si tratta di striscioline di carne secca, carne che va dal generico bovino nostrano fino a kudu, zebre e altri animali piu’ esotici…)
si prende l’aperitivo aspettando che il sole tramonti, in compagnia di uccelli o altri animali…
 
per il nostro primo sundowner africano abbiamo avuto il piacere di avere un ippopotamo (o meglio le sue orecchie…..) per l’happy hour….dall’acqua veniva su ogni tanto per controllare che cosa stessero facendo quei curiosi bipedi terricoli.
 
niente male come primo giorno.
torniamo alla nostra tenda, dopo un breve giro al buio, mentre il nostro tracker illumina la via con un grosso faro, sperando che qualche predatore affamato si faccia vedere all’opera.
la temperatura si è abbassata notevolmente, anzi appena il sole tramonta fa proprio freddo.
tornare nella tenda e trovare che ci hanno acceso la stufa, lo scaldaletto elettrico (la notte fa freddo davvero…) e…preparato un bagno schiumoso e profumato è decisamente piacevole.
 
 
[segue]