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Sudafrica – Capitolo III – Colori e colori, uguaglianze e differenze

in una giornata che sembra soleggiata, ci addentriamo nella città per esplorarla meglio.
andiamo a vedere bo kaap, un quartiere, o forse un incrocio di strade sarebbe piu’ esatto, coloratissimo.
le casette basse, di due piani al massimo, semplici costruzioni con il tetto piatto, sono infatti variopinte dal rosa, all’arancione, passando per il giallo, il celeste, il blu acceso, il rosso e il verde in tutte le sue variazioni e conferiscono al quartiere un’aria allegra.
è una specie di piccola legoland variopinta e terribilmente fotogenica (tanto che ci trascorriamo buona parte della mattinata, fino a che la luce è favorevole).
non c’è molto da vedere, anzi non c’è proprio niente, se non le casette colorate, da immortalare da tutte le angolazioni, una tavolozza naturale con la quale giocare a inventare motivi e disegni, raccontare storie.
 
il quartiere è musulmano e persino la piccola moschea, verso la quale, dato che è venerdì, è tutto un andirivieni di persone, è di un allegro verde acido.
l’imam, che ci vede fotografare quartiere e moschea, ci invita ad entrare e ci spiega affabile che il quartiere è così colorato proprio perchè è musulmano.
le case sono tutte uguali come architettura, proprio come le persone, che sono fatte allo stesso modo.
è solo il colore che cambia e i colori sono così accesi perchè esprimono gioia.
i colori, continua, sono felicità, la gente manifesta la propria scegliendo per le case colori vivaci e accesi.
e così dovrebbe essere anche per le persone.
persone uguali di colori diversi, e la diversità è ricchezza…almeno così dovrebbe essere in un mondo ideale…un mondo ideale che non è così lontano, perchè, ci spiega, nell’islam tutti gli uomini sono uguali.
"per questo l’islam sta avendo grande successo fra i neri" ci dice "per la sua idea di uguaglianza. tutti gli esseri umani sono uguali davanti a Dio e quindi fra di loro
già, se Dio per primo non fa differenze, come possiamo permetterci di farne noi?
ci fa un bel sorriso e tende ad antonio un libretto sull’islam e sugli insegnamenti del suo profeta.
 
che bello questo mondo equalitario di colori diversi, viene da pensare, che bella questa ricca tavolozza espressione dell’amore di Dio per le sue creature….
ci invita, se vogliamo, a fare delle fotografie, ma all’interno c’è gente che prega e non ci sembra il caso, quindi ci congediamo.
stringe la mano ad antonio, io, istintivamente, gli tendo la mia abbassando un po’ lo sguardo.
"non posso dare la mano a lei" spiega ad antonio dischiudendo la bocca in un gran sorriso sereno, senza guardarmi in faccia "altrimenti dovrei lavarmi e purificarmi di nuovo!"
ritiro la mia mano con un bel sorriso, di quelli che a me riescono così bene. 
questo mondo colorato diventa subito meno bello.
siamo tutti uguali nei nostri colori, ma qualcuno resta sempre e inevitabilmente meno uguale degli altri…e, guarda un po’, sempre per motivi fisici e indipendenti dalla sua volontà!
cose che non potrà mai cambiare e che lo renderanno per sempre diverso agli occhi di qualcun anltro.
 
nel quartiere di bo kaap andiamo in un negozio che ci hanno raccomandato di visitare.
si chiama monkey biz e, colorto com’è, non potrebbe star meglio in nessun altro quartiere.
si tratta di un’organizzazione no profit, che vende oggettini deliziosi realizzati con perline (un must dell’artigianato africano, usano le perline dappertutto) da una cooperativa di donne malate di AIDS o sieropositive, le quali, una volta alla settimana, vanno al primo piano del negozio e ricevono cure e assistenza medica e pratica, cibo, fanno corsi di yoga e imparano a lavorare le perline, per realizzare i piccoli oggetti che vengono venduti.
tutto il ricavato serve ad autofinanziare il progetto.
complice la macchina fotografica e la chiacchiera italica facciamo amicizia con loro, scattiamo qualche foto, qualche ritratto.
compriamo anche un bel carico di oggettini….
torneremo qui.
questo è un mondo colorato che sento piu’ vicino a me…
 
nel pomeriggio il tempo peggiora, piove un po’.
allora facciamo una visita all’iziko slave lodge, un tempo "residenza/alloggio" degli schiavi della città, oggi museo sulla schiavitu’.
è un monumento toccante a uno dei (purtroppo) vari aspetti della mostruosità umana.
riproduzioni delle stive delle navi nelle quali venivano ammassati gli schiavi, strappati alle loro case chissà dove (i locali non potevano essere fatti schiavi, ma il continente era una miniera inesauribile…), costretti a vivere e lavorare in condizioni inumane, venduti come oggetti (nemmeno come animali).
poesie strazianti sul desiderio di rivedere la propria casa, desiderio che si sa resterà tale, dipinti e testimonianze che lasciano senza parole, che gonfiano il cuore di tristezza, che fanno sentire a disagio per il colore bianco della pelle che ha permesso di giustiificare questa barbarie.
 
l’ultima ala è dedicata all’integrazione, processo difficile, ai limiti dell’impossibile viene da pensare. è dedicata alle lotte che negli anni ’60 furono condotte dai neri degli stati uniti per poter frequentare le scuole, i mezzi di trasporto, gli stessi ambienti dei bianchi.
non una parola sull’apartheid, che, a voler essere fiscali, era altra cosa dalla schiavitu’, ma che ha tanto a che vedere con la diseguaglianza.
 
usciamo in silenzio dal museo, profondamente rattristati, e ci andiamo a consolare giocando con gli scoiattoli del giadino vicino….almeno nel mondo animale, ci sembra, le regole sono piu’ giuste e naturali…
 
è stata una giornata di colori in definitiva.
i diversi colori delle case di bo kaap, i colori delle perline delle donne di monkey biz, i colori di schiavi e pardoni.
è stata una giornata di uguaglianza e disuguaglianza.
case uguali di colori diversi, persone uguali, ma di sesso diverso, o, ancora una volta, di colore diverso.
 
per alcuni aspetti, forse, anche se l’odore di frittura dell’aria, la temperatura esterna, l’architettura fanno pensare al nord europa, è stata la prima, vera giornata africana, nella quale abbiamo aperto uno spiraglio, abbiamo scostato la tenda europea e abbiamo visto, in fondo, che siamo proprio in africa.
 
 
 
[segue]
 
 
per delle belle foto di bo kaap, monkey biz eccetera, fatevi un giro qui