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moto topo e auto gatta

viaggiare in aereo, ma anche in macchina o in treno sotto certi aspetti, diminuisce il senso dello spostamento.
in poche ore ci si ritrova a grandi distanze, con l’aereo senza nemmeno sapere se si sono attraversati deserti o montagne innevate.
in macchina e in treno per lo meno il paesaggio scorre e cambia sotto i nostri occhi e ci si accorge che si esce dalla città, si valicano montagna, si corre lungo il mare e si arriva infine in una città diversa.
 
certo, non credo che vorrei mai tornare ai viaggi dei tempi antichi: un mese in carrozza per arrivare da roma a milano, ma qualche volta viene da pensare che negli spostamenti veloci si perda qualcosa
 
il viaggio in moto è invece conserva un po’ della dimensione del viaggio vero e proprio, piu’ che del semplice spostamento.
è piu’ impegnativo dal punto di vista fisico, si vede la strada scorrere a pochi centimetri dai propri piedi, si respira la strada, con i suoi odori, si sente il cambiare della temperatura salendo sulle montagne e riscendendo a valle.
 
come ogni viaggio, anche quello in moto comincia con le valigie, ma con una complicazione in piu’: devi avere tutto quello che ti serve, se fa freddo, se fa caldo, ma al tempo stesso devi contenere le dimesioni del bagaglio, perchè lo spazio in moto è limitato.
e allora ci vuole piu’ creatività nel combinare le cose perchè possano servire a tutti gli scopi, perchè il "al limite me lo compro là" non funziona, se lo spazio è poco…
e io, che pure sono una che si porterebbe dietro tutto, che non si sa mai, devo impegnarmi parecchio per fare la valigia, nella quale non devono esserci cose inutili.
e alla fine mi paice viaggiare leggera, riducendo al minimo le mie necessità.
 
e allora ecco, si parte, in un caldo pomeriggio di fine giugno, destinazione puglia.
si parte bardati per bene, nonostante il caldo: pantaloni lunghi (+pantavento….), scarpe pesanti, giacca da moto, felpe in piu’, che si devono passare le montagne e appena il sole va sotto fa freddo, ipod carico, casco, sottocasco, guanti.
qualcosa a metà fra il federale e il punkabbestia, una figura nera supercoperta mentre il mondo si aggira accaldato in salndali e bermuda, ci si fa largo fra le macchine in coda sul raccordo, in partenza per il fine settimana lungo di san pietro e paolo.
dai finestrini gli automobilisti ci guardano dappprima un po’ invidiosi, perchè riusciamo a passare piu’ agevolmente, ma poi ci osservano meglio e non credo che molti di loro scambierebbero la loro comoda aria condizionata con le nostre tenute stagne, guanti compresi, nelle quali non passa (non dovrebbe passare) un filo d’aria…
 
ma anche così conciati il viaggio in moto continua a essere uno dei miei preferiti, nonostante appunto la scomodità dell’abbigliamento, sempre troppo caldo o troppo freddo, nonostante la rigidità della posizione (non ci si possono sgranchire le gambe in viaggio….), nonostante l’aria che preme sulla fronte e rende dopo un po’ insopportabile il peso del casco.
non ci sono molte cose da fare in moto per chi non guida, salvo ascoltare musica (finchè le cuffie dell’ipod non sgusciano via dalle orecchie, diffondendo un vago e ritmato suono) e guardarsi intorno e pensare (ok, d’accordo, lo ammetto…io….partecipo alla guida….non posso parlare, ma a gesti segnalo macchine in avvicinamento, automobilisti che decidono che tu non abbia diritto allo spazio, manovre di sorpasso fantasiose da destra e da sinistra…ma dopo tutto passo molta parte della mia giornata su due ruote e non posso fare a meno di controllare la viabilità).
e il paesaggio visto facendone parte integrante è decisamente bellissimo.
 
si parte in una città afosa e assolata, con l’odore dei tubi di scarico delle macchine e dell’asfalto che si scioglie, ci si fa strada mentre l’aria a poco a poco si rinfresca, la luce si fa piu’ calda, si sente lungo la via il profumo del fieno e l’odore (non oso definirlo profumo….) dei campi concimati, l’odore della terra bagnata e dei campi secchi.
ci si indica a vicenda uno scorcio di paesaggio da cartolina o da acquarello, una scena buffa. si comunica l’indispensabile a gesti, un pollice in alto per significare che va tutto bene, che non serve fermarsi alla prossima stazione di servizio, che si può ancora andare avanti, per viaggiare il meno possibile con il buio.
 
e anche le soste hanno il sapore della vera sosta, del riposo.
cessa immediatamente quel rumore che intontisce, quel misto di motore, di vento, di vibrazioni.
appena si scende sembra di essere in un’oasi di pace, anche i camion che sfrecciano in lontananza sono un sottofondo quasi piacevole, mentre si sentono le ossa delle mani vibrare come le corde di uno strumento musicale.
la sensazione della testa che esce dal casco è bellissima, non si può fare a meno di liberarsi con un "aaaah!!!" di sollievo. le gambe riprendono la loro funzionalità, muovendosi liberamente, la schiena si stira e si allunga, le spalle si distendono.
le soste sono piu’ frequenti rispetto a un viaggio in macchina, piu’ brevi (soprattutto se scende il buio o se ta arrivando il caldo), ma sono infinitamente piu’ piacevoli!
 
nonostante tutti i disagi non ci si pente di aver preso la moto….è un tipo di viaggio diverso, che non è solo spostamento da un punto a un altro.
 
e, mentre il sole tramonta dietro agli appennini, e frank sinatra canta su per il filo bianco delle cuffie dell’ipod "love was good to me", si dimentica la scomodità della posizione, il dolore alle spalle, alla schiena, il vento, i moscerini (e altro) spiaccicati sulla visiera del casco.
ci si gode quello spettacolo fino in fondo, con lo sguardo fisso a quel disco arancione, mentre la luna gialla e piena fa la sua comparsa sulle note di pino daniele.
in macchina magari quel tramonto sarebbe sfuggito, distratti dalla radio, da un discorso, da una telefonata. in macchina si sarebbe detto "uh! la luna piena!"
in moto quella luna sembra venirti in aiuto, rendendo la strada piu’ chiara e meno pericolosa.
 
e lì allora si chiudono gli occhi per un momento, si respira l’aria che comincia a tornare tiepida, l’odore dei campi di notte, si contano i chilomentri che mancano all’arrivo, si comincia a sentirsi quasi a casa e a pensare già al prossimo viaggio in moto…