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l'abito (non) fa il monaco

…ma una valigia può servire….
 
ieri sera sono andata a cena con la classe della palestra.
un gruppo di semisconosciuti, dato che in palestra ho sempre trovato la socializzazione molto complicata, a differenza della piscina.
la gente arriva, fa la sua lezione, corre nello spogliatoio, qualcuno fa la doccia (troppo pochi!), si cambia e poi scappa a casa.
 
ci si scambiano tre parole, quattro al massimo, quando va bene, non si sa quasi nulla l’una dell’altra.
nei nove mesi di palestra ci si guarda, ci si studia, si carpisce qualcosa degli altri.
chi è sposato/fidanzato/stabilmente convivente, chi ha lasciato il fidanzato, chi ha figli, chi non ne ha, chi lavora qua o là, ma in genere sono scarse informazioni, deduzioni, conoscenze piu’ che superficiali.
forse sarò stata io particolarmente sfortunata, ma in palestra, a differenza della piscina, è sempre stato così.
 
ma alla fine dell’anno si fa la cena in pizzeria tutti insieme….
ed è l’occasione, magari dopo nove mesi di frequentazione bisettimanale, di presentarsi.
e, immancabile, arriva il giro di tavolo "tu che cosa fai?".
 
"tu fai l’avvocato?" mi sono sentita chiedere ieri sera
"io? no, perchè?"
"credevo….perchè arrivi sempre con la valigetta da avvocato…."
 
nella mia vita avrei potuto fare l’avvocato, essendomi laureata in legge, ma mi sono fermata molto, molto prima…non sapevo che sarebbe bastato dopo anni un investimento di tempo e di danaro relativamente modico per passare da avvocato: una cartella da lavoro thebridge nera.
io l’avevo comprata un giorno in cui ero un po’ giu’ (e nulla come un acquisto compulsivo di oggetto tanto guardato con desiderio e mai osato avvicinare, tira su’ di morale), l’avevo scelta con quella forma (piatta e squadrata) perchè mi serviva che, all’occorrenza (pioggia) potesse entrare nel bauletto del motorino e di quel colore (nero) perchè…il nero va su tutto, soprattutto sul mio guardaroba prevalentemente nero.
non sapevo che la mia valigetta professionale, oltre a risultare decisamente pratica, mi avesse conferito anche un titolo (se avessero guardato bene, avrebbero visto che alla valigetta c’è attaccata una giraffa…il che non è proprio da serio principe del foro…)
 
io l’ho sempre sostenuto che l’abito FA il monaco, eccome se lo fa, sopratutto sul lavoro.
per avere credibilità bisogna vestirsi come se si fosse credibili…poi naturalmente sta a noi esserlo davvero, ma l’occhio vuole la sua parte, l’aspetto di una persona, nel bene e nel male, è la prima cosa che ci colpisce, è la prima cosa che guardiamo, è quello che ricordiamo.
dopo viene l’impressione che ci fa il modo di pensare, parlare, ragionare di qualcuno.
ma con uno sguardo gli appiccicchiamo un’etichetta.
ed è quella piu’ difficile da togliere.
 
la mia riflessione non vuole certo essere l’ennesimo sermone su essere e apparire, sull’importanza del contenuto piuttosto che della forma, anche perchè, badate bene, ci sono delle situazioni nelle quali la forma è espressione di contenuto (al lavoro, a parer mio, si va vestiti da lavoro, non da spiaggia…in un ambiente formale, si va vestiti formali, in un ambiente di creativi, si va vestiti da creativi e così via…e sapersi adattare alle circostanze è, sempre a parer mio, segno di intelligenza, il "fare quello che se ne frega" no).
 
mi ha solo colpita il mio titolo forense acquistato…al prezzo di una valigetta!
 
ad averlo saputo prima……