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il sole delle undici e mezza (di sera) parte III – vi dichiaro marito e moglie

– parte seconda-
 
RIASSUNTO DELLA PUNTATA PRECEDENTE
in una fresca e soleggiata giornata di fine luglio, partecipiamo a una incomprensibile (per forza, è in finlandese) cerimonia di nozze (rito protestante…crediamo luterano, ma nessuno ce lo sa dire con certezza).
la sposa, diafana e timidissima, arriva, riceve l’anello dallo sposo (ma non viceversa).
non c’è fotografo, solo una cinepresa fissa sugli sposi. e noi che, timidamente, azzardiamo qualche scatto senza capire se ci troviamo o no in qualche punto cruciale del rito.
alla fine della cerimonia, seguiti da un corteo ordinato di ospiti che lasciano la chiesa in ordine di panca, come i soldati alla parata, gli sposi sotto una debole pioggia di riso, si allontano per le foto….nello studio del fotografo (nonostante il sole).
in un silenzio irreale, aspettiamo l’arrivo degli sposi al ristorante facendo fotografie sul molo.
 
 
intanto gli invitati aspettano (al ristorante lo sposo ha fatto mettere sul pennone due bandiere, quella finlandese e quella..italiana in nsotro onore!)…aspettano…aspettano…
in silenzio.
non c’è l’aperitivo ricchissimo con le fritture, il tavolo del pesce, dei formaggi e dei salumi e alcol a volontà, ma nemmeno una coca cola con le noccioline stantie.
nulla.
la macchinetta delle merendine, ad avere la chiavetta.
 
noi aspettiamo facendo un po’ di foto al parco intorno al ristorante, che è davvero bellissimo, e intanto gli altri restano in silenzio ad aspettare.
timidamente il padre della sposa ci fa chiedere che cosa significa in italiano "vincerò"…
"I will win" rispondiamo guardandoci interrogativi…capiremo dopo….
 
mi guardo intorno…
era stato difficile decidere che cosa mettere, soprattutto vista la temperatura…alla fine mi aggiravo con un vestito rosso a fiori bianchi asimettrico a sottoveste e antonio aveva esclamato "bello questo!" così lo avevo infilato in valigia, anche perchè è leggero e può stropicciarsi senza soffrire troppo…
vestito rosso e sandali in tinta….
mi guardo nuovamente intorno…
le donne sono vestite tutte come se andassero in ufficio, hanno tutte le calze (che il bon ton dice dovrebbero esere messe sempre ai matrimoni…ops…io non le ho) anche se hanno i sandali (poche)….calze pesanti, color antracite (che non vedevo dai tempi del liceo e dei primi anni dell’università…) sotto abiti beige….
mi guardo intorno e guardo me e improvvisamente mi sento cha cha di gregorio al ballo della rydell high scholl…
sono un po’….colorata, un po’….scollata….un po’….sandalosa….
ari-ops
 
finalmente arrivano gli sposi, con i barattoli e una scarpa (scarpa?) legati alla macchina.
scendono in silenzio e ci raggiungono in un piazzale nel quale il fratello dello sposo ci ha fatti radunare, sapendo che stavano per arrivare.
loro in mezzo al piazzale, un camioncino sulla destra, gli invitati sulla sinistra, sempre a destra un tavolino con i flute dello spumante…
gli invitati, sempre in silenzio, mentre noi ci guardiamo intorno fra l’imbarazzato e l’interrogativo, formano una coda spontanea per salutare gli sposi.
ho visto condoglianze alla vedova piu’ vivaci….
tutti in fila ordinata, come per fare la comunione, salutano gli sposi, li abbracciano forte, gli sussurranno qualcosa e li abbracciano di nuovo.
poi si allontanano e prendono il bicchiere di prosecco.
e lo sorseggiano in silenzio sul lato destro del piazzale.
io, in messo alla piazza a scattare foto, mi sento un po’….fuori posto…
 
finalmente si va a pranzo (o cena? sono le quattro del pomeriggio, propendo per la seconda ipotesi).
ci sediamo al tavolo.
il fratello dello sposo, che funge da maestro di cerimonie, annuncia gli antipasti.
gli sposi si alzano, si servono. poi i genitori, seduti al tavolo con loro.
 
poi nessuno si muove…ci alziamo noi, ci serviamo e poi tutti gli altri, in fila, ordinata e silenziosa, come per i saluti di prima.
lo stesso si ripete per i piatti caldi e i secondi.
e per la torta (con gli sposini sopra): gli sposi si alzano, si tagliano una fetta, se la vanno a mangiare, poi ognuno si prende la sua fetta.
 
prima della torta…il discorso dei padri, che naturalmente non capiamo (tranne poche frasi in inglese del padre dello sposo, apposta per noi).
quello del padre della sposa è lunghissimo, captiamo "pavarotti", "turandot", "puccini" e non capiamo.
continuiamo a non capire quando il discorso finisce e attacca un cd con "nessun dorma".
devo dire che per un momento, captando che si parlava di opera, ricollegando con la strana domanda "che cosa vuol dire "vincerò"?" che ci avevano fatto, avevo temuto che si aspettassero da noi un’esibizione lirica…
 
la festa va avanti, silenziosa, fino al walzer degli sposi, poi dei genitori, poi degli invitati (noi, per evitarlo, ci aggiriamo armati di macchine fotografiche mostrandoci molto indaffarati…)
 
sono le sette di sera, il sole è ancora alto in cielo e non accenna tramontare.
la festa finisce, discreta e silenziosa come era iniziata. un’atmosfera comunque piacevole, familiare, affettuosa, nella quale, al di là della timidezza e della discrezione di sposi e invitati, ci siamo sentiti a nostro agio.
 
certo così diverso dal matrimonio tunisino (djerbiano, mi correggerebbe lo sposo) dell’anno scorso…