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shuttle bus

stamattina ero imbottigliata nel traffico della cristoforo colombo, che andavo a un appuntamento di lavoro.
la strada era percorsa da un lungo serpente di macchine.
dentro ogni macchina una persona, quasi nessuno sorrideva, tutti arrabbiati, nervosi, pronti a urlare a chiunque invadesse lo spazio vitale, pronti a suonare se, allo scattare del semaforo verde, quelli davanti non scomparivano rapidamente.
mi facevo largo a fatica con il mio motorino, facendo attenzione che qualche nervoso non cambiasse repentinamente di corsia travolgendomi, e intanto osservavo (non ci sono molte altre cose che si possano fare in motorino nel traffico…ascoltare musica e guardare gli altri)
 
a un certo punto ho visto un pezzo di quel serpente un po’ diverso dagli altri.
già per le dimensioni…era piu’ alto, piu’ largo…e poi in qualche modo non emanava negatività.
"strano" ho pensato, fino a quando mi sono avvicinata e non ho letto sulla fiancata "shuttle bus – hotels in rome – fiumincino airport"
e allora ho guardato all’interno e ho visto che quel furgoncino non conteneva lavoratori arrabbiati, ma turisti, presumibilmente appena sbarcati a roma!
si guardavano intorno dal finestrino, gli occhi ancora assonnati, magari sotto effetto del jet lag, le valigie ammonticchiate dietro.
guardavano fuori quel serpente di macchine snodarsi a scatti nervosi lungo la strada. guardavano strade che non avevano mai visto, posti che non riconoscevano, probabilmente non sapevano nemmeno dove si trovavano, non immaginavano che stavano per vedere il circo massimo o il colosseo fuori dal loro finestrino.
avevano fretta di arrivare in albergo, darsi una rinfrescata, mettere un paio di scarpe comode, e correre fuori, a cercare quella roma che avevano immaginato da chissà quanto tempo.
 
io me li sono immaginati così, mentre la città gli prendeva forma sotto agli occhi, mentre dall’autostrada entravano in città alla luce forte del mattino.
mi sono vista al loro posto, quando arrivo in un paese nuovo, in una città che non conosco.
mi sono vista sulla strada che dall’aeroporto porta in città….sono un po’ tutte uguali, grandi circondate dalla campagna, i cartelloni pubblicitari ai lati, le altre macchine che sfrecciano di lato, un’aria diversa, una temperatura diversa.
mi sono vista quando arrivo e realizzo che sono arrivata – si si, sono proprio lì – e immagino il planisfero e un dito che indica "io sono qui!", piccola piccola in un posto così lontano.
l’arrivo è uno dei momenti piu’ belli di un viaggio, c’è il sollievo per essere arrivati, scesi dalle scomode poltrone dell’aereo, la curiosità per un posto nuovo, la voglia di correre subito a scoprirlo e al tempo stesso un po’ di paura per un ambiente che non conosciamo e che ancora non sappiamo se ci sarà amico o nemico.
 
oggi per quei turisti, che ormai saranno già distrutti dal caldo (fa caldo davvero a roma oggi!), staranno mangiando una pizza con cappuccino in qualche improbabile ristorante del centro, avranno già fatto cento fotografie, io facevo parte del paesaggio…ero una persona che vive a roma e che va a lavorare, con il mio tailleur crema, le scarpe con il tacco, la valigetta da lavoro e l’aria dis apere esattamente dove stavo andando.
ero quelle persone che, da viaggiatrice, guardo e scruto, quelli che vivono lì, ai quali per un momento vorrei somigliare, smettendo per un po’ i panni della turista, scambiando magari la mia macchina fotogtrafica e la mia guida con le loro valigette, quelli che la mattina vanno di fretta, che mi chiedo che lavoro facciano, dove vivano, che cosa mangino a pranzo e con chi, magari parlando degli immancabili problemi di lavoro.
stamattina per quei turisti, che mi guardavano senza vedermi, ero parte del paesaggio, della fauna locale, ero il motore della città nella quale erano appena arrivati.
ero un pezzo di roma, proprio come il colosseo, anche se non mi scatteranno mai cento fotografie….