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pranzo dai nonni

ho esaurito la mia dotazione naturale di nonni da qualche anno.
i nonni in buona sostanza non li ho mai avuti.
quello materno morì durante la guerra, che mia madre aveva 3 anni, quello paterno morì che io avevo un anno e mezzo e mio fratello tre mesi…stava male da un po’ e probabilemnte non si rendeva conto che mio fratello ed io eravamo due bambini diversi….
ed è un peccato, perchè tutti mi raccontano che adorava i bambini (i figli dei vicini un po’ piu’ grandi ancora lo ricordano….anni fa una ragazza si sposò e volle portare a casa nuova lo sgabello che le aveva regalato il sciur pippu quando era piccola)
mia nonna raccontava però che, sebbene fossi così piccola, quando morì io mi aggiravo per casa cercandolo e dicendo "nonno pu’…nonno pu’…" il nonno non c’è piu’….
 
le mie nonne, due personaggi totalmente agli antipodi tra loro (una disordinatissima e assolutamente sconclusionata, l’altra – svizzera di anagrafe e di fatto – precisa, metodica, ordinata al limite del maniacale), sono invece morte da una decina di anni.
ci sarebbe da scrivere di loro non solo un post, ma un libro intero….come per tutte le persone che hanno avuto una vita lunga del resto….
 
le loro case, per me che non ho avuto nè la casa il luogo dell’infanzia, sono legate a tutti i miei ricordi da bambina, sono il fil rouge che scorre immutato nel film dei miei ricordi.
 
oggi, in mancanza di nonni naturali, mi sono appropriata dei nonni di mio marito (che ne ha ancora 3 su 4!!!!).
 
una cosa osservavo, parlando anche con altri fortunati possessori di nonni, è l’approccio verso il cibo.
per una delle mie nonne dire "come sei ingrassata!" era un complimento…per chi aveva fatto la guerra da sfollata, rifugiata sulle montagne sotto i bombardamenti, nascosta nelle grotte con due bambini piccoli.
vi lascio immaginare come mi sentissi io invece a sentirmi dire che ero ingrassata a 14-15 anni!!!! altro che compliemnto, una tragedia!
 
comune a tutti i nonni è il desiderio di far felici i nipoti…e quale modo migliore se non…nutrendoli?
per prima cosa il concetto di "non mi piace/non mi va" a casa mia era sconosciuto a mia madre, figurarsi a mia nonna ("se una cosa non ti piace, la devi mangiare lo stesso!")…la risposta di mia nonna al "non mi piace" era "ma come è possibile che non ti piaccia? è così buono!"
logica disarmante…
al contrario, esprimere un giudizio positivo su un cibo era pericolosissimo.
se per caso sfuggiva un "che buono, mi piace!"…da quel momento quel cibo veniva riproposto…in continuazione!!!!!
 
accadde con una torta bicolore, vaniglia e cioccolato.
ogni volta che andavamo da lei ce n’era una intera e tutte le mattine, quando andava a comprare il pane, ne prendeva un altro pezzo…. "questa è la torta che vi piace!" e non c’era modo di averne un’altra….e naturalmente non c’era modo di far capire che quella torta era buona, ma che il mondo era pieno di torte diverse da poter esplorare…
con il tempo mia nonna scordava tutto, persino la faccia di mio fratello ("chi è quel ragazzo che è passato e mi ha detto "ciao nonna"?" … "nonna…è M….mio fratello…."… "sei proprio sicura? non mi sembrava uno della nostra famiglia…"), ma non ha mai e poi mai dimenticato di comprare la torta di due colori.
 
non avendo avuto dimestichezza con nonni per un bel po’, tempo addietro mi sono distratta e ci sono ricaduta…
a pranzo dai nonni, le patate al forno si erano un po’ bruciate, con loro enorme mortificazione…
"poco male!" esclamo io tutta felice "a me piacciono le cose bruciacchiate!" e spazzolo le patate al limite della carbonizzazione.
beh, ci credete? da quel momento, tutte le volte che andiamo a pranzo dai nonni indovinate che cosa c’è di contorno?
 
patate, rigorosamente ben cotte, fatte apposta per me….