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EBANO

 
ho finito da poco di leggere Ebano, di ryszard kapucinsky….
 
di norma non amo i libri che sono una somma di reportage, di norma non amo i libri che abbiamo un qualche appiglio con la realtà…
ci pensavo l’altro giorno.
 
ci sono persone che leggono saggi, biografie, trattati, libri su fatti storici o di cronaca.
io, che pure mi posso definire lettrice onnivora, preferisco i romanzi, le opere di fantasie, le invenzioni.
forse perchè mi piace immaginare un mondo diverso, forse perchè in fondo fin da piccola mi piaceva tanto ascoltare storie quanto inventarle nella mia mente, perchè i miei giochi preferiti erano, appunto, muovere dei personaggi, fossero dei pupazzi, degli omini della lego o degli amici immaginari…
 
insomma, se devo leggere qualcosa, alla realtà preferisco la fantasia, anche se non mi piacciono le storie di fantascienza o il genere fantasy.
devono essere storie inventate, ma cose che potrebbero accadere a persone vere.
 
questa è la regola generale, ma naturalmente esistono le eccezioni…
ebano appartiene alle eccezioni, dato che si tratta di una serie di reportage dall’africa dell’autore, un giornalista polacco che ha passato gran parte della sua vita professionale laggiu’…
sono storie per niente patinate, sono resoconti della realtà, fotografie senza filtri, manipolazioni o effetti speciali, senza ritocchi e post produzione.
proprio questo mi piace: la semplicità dei racconti, l’occhio obiettivo, come quello di una macchina fotografica, una cronaca pulita e nessun desiderio di anteporre se stesso al racconto, nessun tentativo di insegnare nulla a nessuno.
un semplice racconto di quello che accade.
 
e i racconti sono spesso crudi, come le storie di improvvisati dittatori e delle torture agli oppositori, sono sconcertanti, come l’ospedale africano dove l’autore va per curarsi dalla malaria (che non poteva farsi curare in patria, altrimenti non lo avrebbero piu’ rimandato in africa…il suo giornale polacco non aveva i soldi per riportarlo in patria, curarlo e rimandarlo indietro….e lui si curò in africa, senza dire a nessuno che era malato…).
è un giornalismo pulito e senza protagonismo, cosa così difficile da trovare oggi, dove tutti vogliono insegnarci come si sta al mondo e che cosa è corretto pensare e che cosa no, che cosa bisogna dire e pensare per potersi dire uomini liberi
questo libro è invece una serie di cronache, stilisticamente asciutte.
 
forse per questo mi piace, perchè non vuole impormi il suo punto di vista, non vuole vendermi nulla.
non vuole vendermi un’africa romantica di tramonti mozzafiato, non vuole vendermi una riflessione precotta sull’inerzia del nostro mondo occidentale (anche perchè la sua polonia aveva già tanti problemi per conto suo per giudicare quelli degli altri dall’alto in basso), non vuole vendermi nè il buon selvaggio, nè quello cattivo, nè il crudele colonizzatore, nè il buon missionario.
non vuole dirmi che via devo seguire per stare bene al mondo, non vuole dirmi che cosa devo fare della mia vita.
mi vuole solo raccontare che cosa c’è in un mondo lontano dal mio.
 
questo libro mi è piaciuto forse perchè è come guardare una serie di fotografie, dalle quali ognuno può trarre le riflessioni che vuole.
e può anche permettersi il lusso di non trarre nessuna riflessione, ma ricevere solo….informazione..