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era ora!

"L’europeo e l’africano hanno un’idea del tempo completamente diversa, lo concepiscono e vi si rapportano in modo opposto.
Per l’europeo il tempo esiste obiettivamente, indipendentemente dall’uomo, al di fuori di esso, ed è dotato di qualità misurabili e lineari.[…]
l’europeo si sente schiavo del tempo, ne è condizionato, è il suo suddito. Per esistere deve osservare le sue ferree e inamovibili leggi, ne subisce i rigori, le esigenze, le norme. Tra l’uomo e il tempo esiste un conflitto insolubile che si conclude inevitabilmente con la sconfitta dell’uomo: il tempo annienta l’uomo.
Gli africani, invece, intendono il tempo come una categoria flessibile, aperta, elastica. E’ l’uomo che influisce sulla forma del tempo, che addirittura può crearlo: l’esistenza del tempo, infatti, si manifesta attraverso gli eventi, e che un evento abbia luogo oppure no dipende dall’uomo. […]
il tempo si manifesta per effetto del nsotro agire-: se cessiamo la nostra azione o addirittura non l’intraprendiamo, esso sparisce Tradotto in pratica significa che, se ci rechiamo in un villaggio dove nel pomeriggio deve tenersi una riunione e sul luogo stabilito non troviamo nessuno, non ha senso chiedere “quando comincia la riunione?” la risposta è scontata: “quando tutti saranno presenti”
 
sto leggendo questo libro, comprato perchè attratta dalla foto di copertina: un particolare di una donna himba e dall’argomento: l’africa.
 
piu’ che un racconto di un viaggio (o meglio di piu’ viaggi) in africa, sembra davvero un racconto nell’africa, il racconto di un uomo che si sente profondamente diverso da quel continente, da quella gente, un osservatore che non cerca tanto di omologare la sua cultura a quella africana, nè di omologare l’africa ai suoi standard, quanto piuttosto di guardare con occhio obiettivo una realtà diversa, notandone appunto le differenze e prendendole come tali: modi diversi di fare magari la stessa cosa.
 
mi ha incuriosita la descrizione del diverso scorrere del tempo che ho riportato.
 
me ne ero accorta quando sono stata in africa come il tempo scorresse diversamente per me e per loro: io, costantemente di fretta, l’occhio all’orologio, cercando di rincorrere le lancette, anzi, di fermarle, per poter fare piu’ cose nel minor tempo possibile.
loro, al contrario, il tempo lo seguivano, o meglio, camminavano insieme a lui.
 
ci si era fermata la macchina…io ero corsa a cercare aiuto, avevo chiesto di sbrigarsi, di correre, guardando preoccupata l’orologio.."è già mezz’ora..un’ora…che mi sta aspettando"…lo riconrrevo il tempo, lo chiamavo a gra voce…"fermati, fermati!!! fammi finire queste cose…aspettami"…
loro che mi volevano aiutare…senza fretta…per fare una cosa ci vuole…il tempo che ci vuole…e la cosa mi innervosiva, mi irritava quasi la loro flemma, il loro farmi raccontare che cosa mi serviva e alla fine chiedermi "what do you want me to do, mistress?"…che cosa vuole che faccia io, signora? quando a me sembrava così chiaro: "muoviamoci!"
 
è come se noi facessimo partire un cronometro alla nostra nascita e iniziassimo a correre, correre, correre…cercando di fare il maggior numero di cose nel minor tempo possibile.
alla fine della nostra vita fermiamo il cronometro e prendiamo il tempo.
 
ma il tempo potrebbe essere anche considerato diversamente e fatto scorrere solo quando si fa qualcosa, appena si smette….fermare il cronometro…poi lo farlo ripartire, poi lo fermarlo di nuovo.
non ha senso marcare il tempo per le cose che non servono, registrare i tempi morti.
i tempo scorre quando si fanno le cose, altrimenti no.
 
da un punto di vista teorico mi sembra bellissimo, ma è inutile che ci provi: non riuscirei mai a farlo
 
certo, per prima cosa il tragitto casa-lavoro-casa non sarebbe mai troppo lungo…non sarebbe e basta, essendo un tempo morto.
e che dire delle lunghe attese alla posta o dal dottore…di tutto il tempo perso a fare qualcosa di inutile….
zero, cancellato, via…
avremmo certamente delle vite quantitativamente piu’ brevi, ma volete mettere la qualità?
e sopratutto non ci sarebbe mai tempo sprecato…non esisterebbe!
 
non lo so, non riesco nemmeno a immaginarmelo un mondo così, mi darebbe sui nervi dopo…un minuto
credo che ci si debba nascere con quel tipo di orologio nella testa, con quel cronometro a singhiozzo.
una volta che cominciamo a scandire la nsotra vita con il tempo, a lasciarlo scorrere senza riuscire a fermarlo, quando lo cavalchiamo invece di mungerlo all’occorrenza, abbiamo deciso che tipo di orologio portare….o meglio, abbiamo deciso di portarne uno.