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non ballo il tango col casquet – parte II – (ma comincio a cavarmela…)

qualcuno forse si ricorderà che mi ero iscritta a un corso di tango.
nessuno probabilmente si sta chiedendo come sta andando, ma vi informo ugualmente che prosegue…
con fatica e con profitto…
 
per prima cosa siamo già andati qualche volta a ballare il tango in qualche milonga romana (che è un po’ diversa da come ci si aspetta una milonga, ma questo abbiamo…).
andare a ballare oltre la lezione è tutta un’altra cosa, buttarsi nella mischia vincendo la ritrosia di fronte a coppie ben piu’ brave, spiandone e cercandone di imitare i movimenti e riuscire a concludere un tango dignitosamente, facendosi largo tra le altre coppie (senza ferirne nessuna nè rimanere feriti…) dà grande soddisfazione.
ballare con qualcuno che non conosci e che ha magari uno stile diverso da quello tuo insegnante fa fare grandi progressi e capire molte cose.
 
ieri sera siamo andati sul lago di bracciano per una serata di salsa e tango, organizzata dal nostro insegnante.
 
il nostro maestro di tango ha 55 anni piu’ o meno e balla il tango da vent’anni, anzi, fu tra i primi a introdurre il tango nelle serate romane.
da allora ne ha fatto la sua professione (il fatto di avere iniziato alla mia età mi fa ben sperare….non è ancora tardi…).
ha decisamente le phisique du role, baffetti, sorriso, capelli impomatati, occhi blu, espressione di altri tempi…a riprova del fatto che il tango non è solo un ballo, un modo per fare del movimento, uscire di casa e conoscere gente…
il tango è uno stile di vita..
 
me ne ero accorta già dalle prime lezioni quando ho notato come fosse cambiato il mio modo di camminare, sfiorandomi le caviglie, cercando di fare passi lunghi, cercando di acquisire consapevolezza in ogni passo, cercando di calibrare la lunghezza dei miei passi allo spazio a mia disposizione, ai movimenti che potrei dover fare, perchè il tango – non si stanca mai di ripetere il nostro maestro – è improvvisazione. bisogna quindi essere pronte a qualsiasi movimento, senza mai anticiparlo nè ostacolarlo.
il tango quindi sta condizionando il mio modo di muovermi.
 
ma non solo.
il ruolo della donna nel tango è tendenzialmente passivo, ci si deve abbandonare (lo stile che studiamo noi è il milonguero, la donna balla – dovrebbe ballare –  a occhi chiusi, totalmente abbandonata al suo cavaliere), opporre resistenza con il corpo, quel tanto che basta a non diventare un peso da spingere a fatica, ma nemmeno troppo poca, diventando inconsistente e ingovernabile….e soprattutto (vizio che io non riesco a levarmi) non si deve tirare o anticipare il movimento.
ora, incosapevolmente, sto lavorando sull’asse del mio corpo, sto lavorando sull’equilibrio del mio stare ferma e protesa in avanti, cercando di dare anche al mio stare ferma in piedi un che di elegante…
cambia allora anche il mio modo di stare ferma.
 
per ballare il tango occorrono scarpe che scivolino, scarpe con il tacco…
non mi dilungherò oltre sulla mia passione per le scarpe, ma è chiaro che le scarpe con il tacco sotto i jeans, mentre nell’aria si diffonde una musica gracchiante che riporta agli anni ’30-’40, sono una contraddizione.
non si può ballare bene il tango in jeans, o con il tailleur gessato e maschile – seppure elegante per andare da un cliente o a una riunione – che si porta in ufficio.
per ballare il tango ci si deve vestire da donna, si deve mettere la gonna, e non può essere una gonna di jeans, una minigonna.
ci vuole una gonna adatta, ci vogliono i capelli in ordine, non si può andare sciatte a ballare il tango (io ci vado direttamente dopo la piscina….ultimamente mi sono sopresa a…rinfrescarmi il trucco devastato dal cloro prima di uscire!)
e anche gli uomini che vanno a ballare il tango sono tendenzialmente piu’ eleganti.
un ballo del genere non si può fare vestiti casual…o meglio si può fare, ma perde un po’ di magia.
 
così ieri sera allora ho voluto fare le cose per bene e mi sono vestita per andare a ballare il  tango: gonna nera lunga al ginocchio, maglia aderente nera, capelli legati dietro, orecchini di perle, scarpe lorella cuccarini*, calze a rete.
mi sono persino truccata un po’ piu’ del solito….mi mancava solo la rosa fra i denti….
ho pensato che per ballare bene ci si debba calare nella realtà del tango….
 
la serata di tango è andata bene.
lo ripeto, dà soddisfazione cavarsela su un pista insieme ad altre coppie (io poi, in quanto donna, ballo con gli occhi chiusi, quindi quelli piu’ bravi….non li vedo ballare…)
certo, capisci che la serata è finita e che è ora di andare a casa dopo che il maestro e una sua partner fanno tre tanghi dimostrativi…e dopo quello non riesci a tornare in pista, perchè ne hai di strada da fare ancora…
e allora si esce, si torna a casa, sperando un giorno di potersi muovere con la stessa eleganza e naturalezza, di potersi abbandonare in quel modo.
veder ballare qualcuno così bene non è frustrante, al contrario! è decisamente incoraggiante!
 
per il momento, come ogni volta che torno a casa da una lezione di tango o da una serata a ballare, cammino scivolando sul pavimento, sfiorandomi le caviglie, indietreggio con l’"otto indietro", mi giro con "ocho cortado" o "ocho milonguero", cerco di mantenere una pstura diritta…
 
si, decisamente il tango non è solo un ballo…è uno stile di vita…
 
 
*le scarpe da tango che mi sono comprata ho scoperto che si chiamano "modello cuccarini"…si, si, cuccarini come lorella….